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	<title>In Our Bedroom After The War</title>
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	<description>Il blog di Attimo &#124; Ciccsoft.com</description>
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		<title>Chiudiamo gli zoo</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 12:35:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Attimo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[che poi un giorno magari ci si ritrova tutti e due sulla spiaggia caraibica invece che dallo psichiatra, a bere sdentati succhi di frutta con la cannuccia e a raccontarsi all’infinito, senza rimpianti ma con reciproco rispetto, di quella volta &#8230; <a href="http://attimo.ciccsoft.com/2012/02/05/chiudiamo-gli-zoo/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>che poi un giorno magari ci si ritrova tutti e due sulla spiaggia caraibica invece che dallo psichiatra, a bere sdentati succhi di frutta con la cannuccia e a raccontarsi all’infinito, senza rimpianti ma con reciproco rispetto, di quella volta che più o meno senza volere ci si è indelebilmente scavati dentro.</p></blockquote>
<p>Non bisognerebbe leggere altro all’infuori del <a href="http://comediventareilmiocane.blogspot.com/2011/02/e-cosi_21.html">Maestro</a>. Eppure lo so da anni, che è così, eppure continuo a disperdermi tra ottomila blog e diecimila twitter e due/tre persone. Oltre questo, non c’è nulla, oltre al cavarsi i denti e bere sdentati sulle spiagge caraibiche, non c’è veramente nulla da aggiungere e adesso basta, non ho veramente più voglia, di guardare indietro, non ho più veramente voglia di controllare i voli intercontinentali, il tuo blog, i cavalcavia in ristrutturazione, le mail alle 19 mentre sono al lavoro, i film in francese, le stanze d’albergo, le cose da nascondere, i toni della voce, c’è abbastanza acqua per tutti noi pesci rossi, c’è abbastanza acqua che sale fino alle caviglie e ci trascina in piscina anche se non vogliamo, o non possiamo, o non dovremmo, infilatevi tutti i verbi dove dico io, sì, proprio in quel posto lì, le suole delle scarpe, e camminateci sopra, e poi basta, e poi andiamo a teatro, balbettiamo, laviamoci le lenti degli occhiali e asciugamole con la carta igienica, prenotiamo il dentista, e poi basta, basta, basta lettini da psichiatria, via i denti e le inquisizioni, via le microspie e i trofei sul caminetto, via le teste imbalsamate degli animali, chiudiamo gli zoo, e basta, andiamoci a prendere sotto casa, e basta, e basta, e basta.</p>
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		<title>Little Numbers</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 01:36:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Attimo</dc:creator>
				<category><![CDATA[200X]]></category>
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		<description><![CDATA[Tornare. (il classico paginone con le foto, sono tante perché non so scegliere e perché tanto nevica per altri vent&#8217;anni e quindi tempo ne abbiamo, credo)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://attimo.ciccsoft.com/berlin2012"><img class="aligncenter" src="http://attimo.ciccsoft.com/berlin2012/berlin2012-banner500.jpg" alt="Berlin 2012 - le foto" /></a></p>
<p><em>Tornare</em>.</p>
<p>(il classico <a href="http://attimo.ciccsoft.com/berlin2012">paginone con le foto</a>, sono tante perché non so scegliere e perché tanto nevica per altri vent&#8217;anni e quindi tempo ne abbiamo, credo)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ciao mondo</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 19:35:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Attimo</dc:creator>
				<category><![CDATA[200X]]></category>
		<category><![CDATA[Linea d'ombra]]></category>
		<category><![CDATA[splinder]]></category>

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		<description><![CDATA[Le prime due parole che ho scritto dentro un blog sono state ciao mondo, due parole che soltanto un ingegnere informatico può cogliere, e tutti gli altri no, in teoria, ma solo perché ragionare in linguaggio binario invece che in &#8230; <a href="http://attimo.ciccsoft.com/2012/01/31/ciao-mondo/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le prime due parole che ho scritto dentro un blog sono state ciao mondo, due parole che soltanto un ingegnere informatico può cogliere, e tutti gli altri no, in teoria, ma solo perché ragionare in linguaggio binario invece che in esadecimale o peggio, con un alfabeto di 21 lettere rende tutto molto più semplice, o complicato. Invece Ciao mondo, acceso spento, bianco nero, 0 e 1, dovrebbero capirlo tutti, come il mare della bambina di Cechov, ché alla fine si finisce sempre lì, al mare e alla bambina e a quel ‘grande’ che è soltanto una parola che le contiene tutte le altre, dentro ‘grande’ ci finisce dentro il Troppo, il Tanto, il Niente, il Nulla e possiamo andare avanti tutta la notte a giocare a infilarci dentro tutto quello che siamo capaci di masticare, dentro ‘grande’, ma insomma, è tutto quello che ho tentato di descrivere in ormai nove anni di blog, roba che potrei pisciare in testa a tutti questi tumbleristi che citano, citano, citano, citano anche se stessi invece di provare ad articolare due o tre consonanti e vocali, ma anch’io ho fatto questa fine, eh, anch’io sono diventato la citazione e la metafora di me stesso e il mondo nemmeno lo saluto più, lo cito, diobono, lo cito, e cito pezzi di me per spiegarti le cose, e cito pezzi di te per nasconderle le cose, e citiamo le crosticine le macchie sulle lenti e sulle lenzuola, e cito comici di programmi che non vanno più in onda, sappiamo soltanto citare, una cosa che gli ingegneri informatici non possono fare, condannati a decodificare tutte le cose che dite voi, gli ingegneri informatici sanno soltanto salutare il mondo, appena entrano in casa, e forse puzzeranno e forse non sapranno vestirsi e forse indossano ancora mutande bianche (beninteso, io sono un ingegnere pentito prima ancora di iscriversi, non vorrei innescare pericolose associazioni), ma l’educazione, quella signora mia è la prima cosa che imparano, e di fronte al mondo loro non si guardano l’ombelico non mostrano i capezzoli non ostentano il cappello dentro cui versare le nostre lacrime ma dicono Ciao mondo, senza nemmeno usare le virgole, perché nei linguaggi binari non ci sono pause tra le parole, non esiste la punteggiatura tra me e te, esiste solo me e te, e per fare tutti gli altri bisogna mettere insieme soltanto me e te, che diventiamo così riproducibili diventiamo tutti gli altri, tutti gli altri finiscono sempre per essere fatti di noi, di me e te, e non ci può essere stupore, ogni volta che ci innamoriamo, non ci può essere dolore, ogni volta che ci si lascia, non ci può essere sollievo ogni volta che riusciamo a limonare con gli incubi degli altri, perché alla fine si tratta sempre di me e te, me e te, messi in fila come fossero lampadine accese o spente, e questo un ingegnere informatico (pentito o meno), lo sa, che io e te facciamo il mare e la bambina che lo guarda e Cechov che si inventa la definizione di tutto, quindi di me e te, quindi del mondo, e se sollevaste i laghi le gambe i veli le foto l’erba i fiori la colla l’unto delle cose che postiamo, ci ritrovereste soltanto dei me e dei te, così, in successione, e hai due possibili reazioni, di fronte alla presa di coscienza che non amerai altri all’infuori di me e te, che non odierai nessun altro che non sia te e me, quella di amare tutti o di non amare nessuno, quella di scoprire un terzo carattere del linguaggio binario, e quella di non volerlo sapere, e di arrendersi prima ancora di cominciare, e di tornare a casa, in silenzio, apparecchiare in tavola, in silenzio, di leggere il giornale del giorno prima, perché oggi non hai fatto in tempo a comprarlo, di guardare distrattamente i profili twitter di qualcuno, perché tutti non fai in tempo, a leggerli, di massaggiarsi la caviglia destra che fa male anche solo quando la appoggi sulla vasca, mentre stai per farti un bagno, perché tu dentro la vasca ti siedi anche se devi fare la doccia, perché ti vuoi sdraiare, guardare il soffitto, spegnere la luce, in silenzio, e di arrenderti, e di fare la prima cosa che ti hanno insegnato a fare a ingegneria, a casa, nella vita: fare entrare il mondo, senza poter scegliere il pertugio che deciderà di usare, per entrarti in casa, per entrarti dentro, riporre nell’armadietto ogni metafora sessuale, ogni orientamento sessuale, ed essere prima di tutto educato, col mondo, e salutarlo e dirgli Ciao e poi non riuscire mai più a scrivere qualcosa di più onesto e limpido e lineare di quello, in nove anni, nove anni dove Splinder ti ha quasi cambiato la vita, e in quel quasi c’è il senso di Splinder stesso, nove anni passati dentro Splinder invece che dall’analista o in una palestra o in un’università o all’estero o in un consiglio comunale, nove anni passati a declinare il quasi in tutte le forme possibili, nove anni in cui ti emozionavi, letteralmente, se ti commentava una blogger di cui stimavi anche le virgole, appunto, e di cui scoprivi, lei inaccessibile come pareva essere e come poi si dimostrò, che pure lei ascoltava i Coldplay, sì, e che non bisognava vergognarsene, nove anni dove poi Splinder l’hai abbandonato perché hai imparato a costruirti da solo i blog e i siti e tutto il resto, e pure a smettere di ascoltarli, i Coldplay, e ti sei fatto il blog da solo una sera di fine novembre quando un’altra vita stava per iniziare, e non sapevi che sarebbe stata esattamente uguale a quella di prima, la sequenza di me e te che si riproduce, anni di me soltanto, anni di te soltanto, il codice morse che si usa per gridare dalla finestra ‘quasi’ mentre fuori ha pure smesso di nevicare e non c’è nessuna cazzo di montagna di neve ad attutire l’eco che ti scappa tra i palazzi i campi i canali i diversivi le fogne le macchine parcheggiate e non torna indietro, come Splinder che oggi chiude, come i quasi che me li pettino in testa me li disegno sullo stomaco e poi faccio trenta addominali sul tappeto per farli assomigliare entro un’estate qualsiasi a qualcosa che dopo nove anni non si chiuda con una schermata blu di scuse per il disagio.</p>
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		<title>Have you ever been all messed up?</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 16:27:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Attimo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’attesa fa rima con pazienza che fa rima con dormire che fa rima con doghe che fa rima con letti sfondati che fa rima con labbra che si morsicano da sole sui 7 minuti che fanno rima con i notwist &#8230; <a href="http://attimo.ciccsoft.com/2012/01/19/have-you-ever-been-all-messed-up/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’attesa fa rima con pazienza che fa rima con dormire che fa rima con doghe che fa rima con letti sfondati che fa rima con labbra che si morsicano da sole sui 7 minuti che fanno rima con i notwist che fanno rima con troppo che fa rima con tutto che fa rima con il tram 24 che fa rima con il liquore al cioccolato che fa rima con farsi venezia di corsa, provaci tu, che fa rima con fretta che fa rima con tempismo che fa rima con mi manchi che fa rima con le coincidenze che fa rima con il dimenticare che fa rima con il ricordare che fa rima con l’assenza di internet che fa rima con adesso inizio a tremare che fa rima con cosa mi sto perdendo che fa rima con niente che fa rima con l’elasticità che fa rima con le capre che leccano il muso che fa rima con posti prenotati che fa rima con preoccupazione che fa rima con prendersi cura che fa rima con se stessi che fa rima con te che fa rima con l’attesa.</p>
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		<title>E io sono un principe</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 23:41:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Attimo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scivola]]></category>
		<category><![CDATA[dissapore]]></category>
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		<description><![CDATA[Kuklov e Bogadel’nev siedono a un tavolo coperto da un’incerata e mangiano la minestra. Kuklov: Io sono un principe. Bogadel’nev: Ah, tu saresti un principe! Kuklov: Be’, e anche se sono un principe? Bogadel’nev: Anche se sei un principe, ti &#8230; <a href="http://attimo.ciccsoft.com/2012/01/16/e-io-sono-un-principe/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Kuklov e Bogadel’nev siedono a un tavolo coperto da un’incerata e mangiano la minestra.<br />
Kuklov: Io sono un principe.<br />
Bogadel’nev: Ah, tu saresti un principe!<br />
Kuklov: Be’, e anche se sono un principe?<br />
Bogadel’nev: Anche se sei un principe, ti verso addosso la<br />
minestra.<br />
Kuklov: No, non devi.<br />
Bogadel’nev: E perché non devo?<br />
Kukov: Perché dovresti versarmi addosso la minestra?<br />
Bogadel’nev: Perché, cosa credi, che ai principi non gli si può versare addosso la minestra?<br />
Kuklov: Sì, lo credo.<br />
Bogadel’nev: E io credo il contrario.<br />
Kuklov: Tu la pensi in un modo, io la penso in un altro.<br />
Bogadel’nev: E a me non me ne frega niente di te!<br />
Kuklov: E tu non hai nessun contenuto interiore.<br />
Bogadel’nev: E tu hai un naso che sembra una vasca per il bucato.<br />
Kuklov: E tu hai un’espressione che sembra che non sai dove sederti.<br />
Bogadel’nev: E tu hai un collo fusiforme!<br />
Kuklov: E tu sei un maiale!<br />
Bogadel’nev: E io adesso ti strappo le orecchie.<br />
Kuklov: E tu sei un maiale.<br />
Bogadel’nev: E io adesso ti strappo le orecchie!<br />
Kuklov: E tu sei un maiale!<br />
Bogadel’nev: Un maiale? E tu chi saresti?<br />
Kuklov: Io sono un principe.<br />
Bogadel’nev: Ah, tu saresti un principe!<br />
Kuklov: Be’, e anche se sono un principe?<br />
Bogadel’nev: Anche se sei un principe, ti verso addosso la minestra.<br />
Kuklov: No, non devi.<br />
Bogadel’nev: E perché non devo?<br />
Kukov: Perché dovresti versarmi addosso la minestra?<br />
Bogadel’nev: Perché, cosa credi, che ai principi non gli si può versare addosso la minestra?<br />
Kuklov: Sì, lo credo.<br />
Bogadel’nev: E io credo il contrario.<br />
Kuklov: Tu la pensi in un modo, io la penso in un altro.<br />
Bogadel’nev: E a me non me ne frega niente di te!<br />
Kuklov: E tu non hai nessun contenuto interiore.<br />
Bogadel’nev: E tu hai un naso che sembra una vasca per il bucato.<br />
Kuklov: E tu hai un’espressione che sembra che non sai dove sederti.<br />
Bogadel’nev: E tu hai un collo fusiforme!<br />
Kuklov: E tu sei un maiale!<br />
Bogadel’nev: E io adesso ti strappo le orecchie.<br />
Kuklov: E tu sei un maiale.<br />
Bogadel’nev: E io adesso ti strappo le orecchie!<br />
Kuklov: E tu sei un maiale!<br />
Bogadel’nev: Un maiale? E tu chi saresti?<br />
Kuklov: Io sono un principe.<br />
Bogadel’nev: Ah, tu saresti un principe!<br />
Kuklov: Be’, e anche se sono un principe?<br />
Bogadel’nev:Anche se sei un principe, ti verso addosso la minestra.<br />
Ecc.</p></blockquote>
<p><em>Paolo Nori che legge Danil Charms<br />
(al mio funerale, leggete solo questa roba qui, e basta)</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Understatement</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 09:49:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Attimo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Catene]]></category>
		<category><![CDATA[Itaglia]]></category>
		<category><![CDATA[dormire]]></category>
		<category><![CDATA[monti]]></category>

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		<description><![CDATA[Vado a letto perché mi sto sciogliendo dal sonno e quando sono finalmente avvolto dalle coperte, non dormo più, e mi metto a guardare instagram e twitter e tutto quanto producete voi di notte, e invece voi cosa mi combinate, &#8230; <a href="http://attimo.ciccsoft.com/2012/01/12/understatement/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vado a letto perché mi sto sciogliendo dal sonno e quando sono finalmente avvolto dalle coperte, non dormo più, e mi metto a guardare instagram e twitter e tutto quanto producete voi di notte, e invece voi cosa mi combinate, dormite, di notte, e non me l’aspettavo, e allora apro scaip, confidando in altrui insonnie, e invece non c’è nessuno, e allora, mi chiedo, l’inquietudine che sbadilate durante il giorno sui miei schermi sui miei occhi e sui miei intestini, dov’è finita, ero qui pronto ad accoglierla e farne focacce calde da vendere al mattino alle persone riposate rasate pettinate pulite fresche e riposate, ignare che il pane caldo viene fatto con le nostre tarantole notturne, e voi mi lasciate da solo, a letto, a guardare instagram, a mettere like come se stessi attaccando stelle fluorescenti al soffitto, con il sacchetto della farina aperto e il pavimento imbiancato?</p>
<p>Poi finisce che decido di puntare la sveglia anche se si tratta di un giorno pari e in teoria potrei dormire, soltanto per ascoltare le comunicazioni di Monti alla Camera, fissate per le 9.30, mi alzo dopo aver dormito circa 4 ore per sentire Monti, e penso di avere un problema, penso di essermi innamorato di Mario Monti, o di voler essere adottato da Mario Monti, e i problemi diventano ancora più grossi, sono innamorato di mio padre, sfioriamo l’incesto, penso, mentre mi guardo nello specchio e vedo dei capelli avvolti come fili dell’alta tensione attorno alla mia testa, penso che non è francamente normale, provare tutta questa empatia questa pulsione e questo bisogno di ascolto verso un professore della Bocconi che usa nel parlamento italiano termini come<em>firewalls</em> &lt;tremano i vetri&gt;, devo avere qualche trauma rimasto irrisolto, se punto la sveglia al mattino di un giorno di riposo per alzarmi ad ascoltare Monti, ma i problemi non sono finiti, proseguono, proseguono tra poco quando andrò a far sviluppare un rullino, una cosa che non facevo dal 1999, una cosa che ormai fanno due categorie di persone, i giovani fotografi nostalgici, e i vecchi, e io da che parte sto, mi chiedo, mentre ho le mani fredde perché non ho ancora acceso il riscaldamento in casa, e Monti non verrà di certo a soffiarci sopra, e tu nemmeno, e tu nemmeno.</p>
<p>Mi sono addormentato solo quando ho pensato che avrei dovuto smettere di vergognarmi di avere voglia di parlare con gli sconosciuti.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Love it or love it</title>
		<link>http://attimo.ciccsoft.com/2012/01/11/love-it-or-love-it/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 23:52:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Attimo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Catene]]></category>
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		<description><![CDATA[Restare o scappare, arrivare al cinema e ricevere in mano questo quadrato di carta da inserire in un’urna, scegliendo tra la fuga e la resa, tra la diserzione e la ricostruzione, tutto è ambivalente, cristo, tutto è fottutamente individuale, dalla &#8230; <a href="http://attimo.ciccsoft.com/2012/01/11/love-it-or-love-it/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Restare o scappare, arrivare al cinema e ricevere in mano questo quadrato di carta da inserire in un’urna, scegliendo tra la fuga e la resa, tra la diserzione e la ricostruzione, tutto è ambivalente, cristo, tutto è fottutamente individuale, dalla scelta dei calzini all’amore alle tasse da pagare alle persone con cui scoperai in un futuro (a quanto pare) evidentemente remoto, tutto ridotto a una scelta individuale, come se dipendesse soltanto da noi stessi, Restare o Scappare, dall’Italia, diceva, chiedeva, rispondeva, il <em>documentario</em> (carino, peraltro, ma questo è un aspetto totalmente secondario), ma poteva voler dire da qui, da domani, da te, da me, da quel libro, da quel pomeriggio, da quella scelta, da qualsiasi cosa che venga in mente ai tuoi nervi, Restare o Scappare, e io credo di averle provate entrambe, io sono un grande sostenitore, del Restare, anche quando i muri prendono fuoco e bruciano i tappeti e i tuoi capelli e le mani finiscono per scottare insopportabilmente, mi ricordo anni fa io che ti urlavo in faccia e tu che mi urlavi in faccia e tu che te ne andavi e io rimanevo lì, perché avevo il senso del dovere per l’amore, quasi una predisposizione marziale a farle funzionare, le cose e l’amore e le persone, come se sulla schiena delle persone ci fosse uno scompartimento dove infilarci le mani non per farle godere o soffrire o torturarle ma per insegnare loro come si fa a perdonare o a non avere fretta o ad avere ancora voglia di te, tutte cose alla fine anche molto inutili, io rimanevo dentro la stanza, al centro, rimanevo e cercavo con le urla di farti tornare, e più scendevi le scale, e io più urlavo, ma io rimanevo lì, lì dove l’incendio era divampato, senza accorgermi che invece tu ti portavi via le fiamme, il calore, il bruciore, la luce e quindi tutto. Che senso ha avere ragione quando sei solo nel buio di una stanza di albergo di Reggio Emilia? Che senso ha avere ragione quando sei disteso nudo sui materassi disposti sovversivamente sul pavimento del soggiorno di tua nonna? Che senso ha non imparare, le cose, non accettare che tutto è maledettamente individuale, che contano soltanto le nostre dita, e i polpastrelli, e nient’altro, che senso ha predicare la visione comune, che senso ha consegnarmi un tagliandino all’ingresso di un cinema per chiedermi se voglio Restare o Scappare? Abbiamo davvero un’alternativa? Ci interessa davvero scegliere tra queste due opzioni, che è come scegliere tra l’acqua e la pioggia, tra la fame e i crampi allo stomaco, dove sta la differenza, all’atto pratico, dov’è soprattuto che ci si asciuga, ché gli asciugamani sono tutti in lavanderia e dobbiamo strisciare la faccia e il petto e le gambe e il culo contro le pareti del bagno, e per quanto vuoi che siano lisce le piastrelle (anche se sulle mie ci sono disegnati in rilievo orridi fiori di prati di trent’anni fa), rimani comunque bagnato, dove ci dobbiamo asciugare? Si tratta di decidere se prendere un ombrello o indossare un poncho, è come scegliere se affrontare correndo o camminando il chilometro che ci separa dalla macchina al portone di casa mentre sta piovendo tutta la pioggia possibile. La vera scelta che cambierebbe tutto, cambierebbe la mia vita e la tua e quella di tutti, sarebbe quella di decidere di tornare tutti indietro, o di andare tutti avanti, e di riprovare a tornarci, in quella stanza a Reggio Emilia, poco distante dal teatro, ma insieme, di riprovare a ignorarci, qualche settimana fa, e di decidere, insieme, di fare cose stupide come scriverci, ma insieme, e di non avere paura di sembrare ridicoli, ma reciprocamente, e di non farti scendere dalla macchina, ma insieme, di non prenderti in giro di fronte al prof di Arte, ma insieme, di andare a Firenze dai Verdena, ma insieme, di volerci, di nuovo, o mai, o per la prima volta, che è anche la più bella, ma insieme.</p>
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		<title>Se ti fai poche domande avrai tutte le risposte</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 18:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Attimo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il video è meraviglioso, e loro sono molto, molto meno cazzoni di quanto possa sembrare ai più distratti. Adorabili.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center" style="width: 500px !important;"><object id="flashObj" width="500" height="337" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=9,0,47,0"><param name="movie" value="http://c.brightcove.com/services/viewer/federated_f9?isVid=1&#038;isUI=1" /><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="flashVars" value="videoId=1364423652001&#038;linkBaseURL=http%3A%2F%2Ftv.wired.it%2Fentertainment%2F2012%2F01%2F10%2Fgli-ex-otago-e-la-generazione-2-0-siamo-tutti-figli-degli-hamburger.html&#038;playerID=1242911580001&#038;playerKey=AQ~~,AAABEhAW9Lk~,w1oc77tKDnuEu3PflWxio8O9hIu8PV65&#038;domain=embed&#038;dynamicStreaming=true" /><param name="base" value="http://admin.brightcove.com" /><param name="seamlesstabbing" value="false" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="swLiveConnect" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><embed src="http://c.brightcove.com/services/viewer/federated_f9?isVid=1&#038;isUI=1" bgcolor="#FFFFFF" flashVars="videoId=1364423652001&#038;linkBaseURL=http%3A%2F%2Ftv.wired.it%2Fentertainment%2F2012%2F01%2F10%2Fgli-ex-otago-e-la-generazione-2-0-siamo-tutti-figli-degli-hamburger.html&#038;playerID=1242911580001&#038;playerKey=AQ~~,AAABEhAW9Lk~,w1oc77tKDnuEu3PflWxio8O9hIu8PV65&#038;domain=embed&#038;dynamicStreaming=true" base="http://admin.brightcove.com" name="flashObj" width="599" height="337" seamlesstabbing="false" type="application/x-shockwave-flash" allowFullScreen="true" allowScriptAccess="always" swLiveConnect="true" pluginspage="http://www.macromedia.com/shockwave/download/index.cgi?P1_Prod_Version=ShockwaveFlash"></embed></object></p>
<p>Il video è meraviglioso, e loro sono molto, molto meno cazzoni di quanto possa sembrare ai più distratti. Adorabili.</p>
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		<title>Le viscere in tasca</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 19:38:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Attimo</dc:creator>
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		<title>Come puoi vivere a testa in giù</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 02:25:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Attimo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[forse dovevo prendere un muffin invece che un old island, old england, come si chiama, aiutami, io mi sono fermato a rimirare la panna montata e le scaglie di cioccolato, e poi sono salito in macchina e ho messo su &#8230; <a href="http://attimo.ciccsoft.com/2012/01/08/come-puoi-vivere-a-testa-in-giu/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>forse dovevo prendere un muffin invece che un old island, old england, come si chiama, aiutami, io mi sono fermato a rimirare la panna montata e le scaglie di cioccolato, e poi sono salito in macchina e ho messo su l’intero Requiem e mi ha tirato cinghiate con la fibia e io lasciavo venire rosso quando finiva una canzone e ripartivo solo con Canos, toglietemi i Verdena dall’autoradio altrimenti non rispondo di me e inizio a scrivere a chiunque la verità, vi prego, sull’amore e sugli espatri e sull’età e sul peso forma e sul rispetto e sull’uso della carta igienica e sull’opportunità di aprire un tumblr, toglietemi quel cd dall’autoradio che fa lampeggiare di arancione la mia vita e vi dirò tutto quanto, magari scombinando le sillabe ma usando soltanto parole sincere come le ciliegie in fondo al bicchiere sui corpi e i capelli e Berlino e Barcellona e Londra, ma Londra solo in primavera, prima il lungo inverno e la bella estate e il lungo inverno e l’infinito autunno, e le articolazioni e le scapole che sembrano ali e farti volare issandoti al centro della stanza e mia sorella che pesa venti chili meno di me e quindi è leggerissima e mi chiede cosa fai, e io la faccio alzare dal pavimento e spettinare, toglietemi quel cd dall’autoradio che caramella il volante e lascia una scia sui sedili e vi dirò la verità sui social network sulle forbici e sulla carne, la carne che avvolge i discorsi con il suo grasso e il suo sapore, la carne usata come sottobicchieri dei nostri whisky che sanno di zucchero, molecole disgregate dai nostri molari usurati, con i canini in congedo permanente e gli incisivi impiegati per meri e velleitari scopi di rappresentanza, pensateci bene al prossimo sorriso, pensateci prima di elargirlo al primo Come stai? che passava di lì quasi per caso, sicuramente per convenienza dell’interlocutore, pensateci e mettetevi in ginocchio a scrivere, il momento in cui non userete nemmeno una sedia per scrivere ma batterete i tasti così, in ginocchio, con le scarpe slacciate, e il maglione semi sfilato, non date la colpa ai Verdena o allo sconosciuto illuminato che vi propina una ricetta degli anni 70, date la colpa, per i crampi ai polpacci mentre scrivete, ai baci non dati, ai sorrisi tenuti per momenti migliori, mentre andrebbero impiegati adesso, per i momenti peggiori, alle carezze dimenticate sul divano o nelle tasche dei vostri cappotti, dove le vostre dita costruivano rebus indecifrabili senza la chiave nascosta, che sarebbe io-ti-voglio, ma non si ha l’umiltà di riconoscerlo, l’umiltà di abbandonare questi tavoli di vetro che lasciano vedere i nostri pantaloni e le nostre scarpe e ci distraggono da quello che sentiamo, e io sto sentendo da venti minuti Requiem a volumi improponibili, toglietemi quel cd e vi prometto che vi dirò la verità su quello che non sono stato capace di essere e su quello che non voglio diventare, che non voglio concedere, che non voglio ammettere, il futuro si regge su tre lettere anzi due, la n e la o, e la positività è bandita dalle feste a tema, dai lunedì dal ritorno delle vacanze, dai viaggi a bordo di low cost, dai corsi cui ci iscriviamo per credere di essere capaci di seguire delle regole, dalle regole, solo divieti, solo negazioni, la positività per ora la chiameremo omopatia, che è la paura di scoprirci animali senzienti, che vogliono passare le estati, a Pordenone, oltre che gli inverni, la paura di scoprirci ad ansimare per una nota rubata, per una ciocca di capelli, per un sms al mattino appena svegli, per un perdonare e un dimenticare, toglietemelo, quel cd, dalla mia autoradio, e io vi riporterò a casa e vi aiuterò a salire le scale, appoggiatemi alla mia spalla e io vi farò entrare nelle vostre case e vi accompagnerò fino al vostro letto, e vi depositerò docilmente, come una chitarra acustica che arpeggia quando il locale chiude, sopra ai vostri materassi, alzando le coperte e abbassandovi le palpebre, e vi dirò sì con una carezza sulle vostre sopraciglie e vi racconterò la mia storia, che è quella di chi chiedeva di togliere i Verdena dall’autoradio, e fermarsi, e non ricordarsi chi fosse, e di riconoscere una persona, in chi mi guarda, e di insegnarle a non disprezzare il respiro degli altri, è solo ossigeno, da inalare nelle vene, e addormentarsi contaminandosi reciprocamente, e deporre le armi, una volta per tutte, stai a vedere che vinciamo tutti, in un modo o nell’altro.</p>
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