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	<title>In Our Bedroom After The War</title>
	<link>http://attimo.ciccsoft.com</link>
	<description>Attimo &#124;&#124; Ciccsoft.com</description>
	<pubDate>Sat, 28 Jun 2008 14:29:46 +0000</pubDate>
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		<title>Life on Mars</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jun 2008 14:29:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Attimo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Mondo nuovo]]></category>

		<category><![CDATA[nasa marte]]></category>

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		<description><![CDATA[Dio esiste, e abita su Marte.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Dio esiste, e <a href="http://www.boston.com/bigpicture/2008/06/martian_skies.html" title="The Big Picture: Mars Photos">abita su Marte</a>.</p>
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		<title>Il Pendolino di Attimo</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jun 2008 16:07:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Attimo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Calcio]]></category>

		<category><![CDATA[calcio euro2008 croazia pronostici]]></category>

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		<description><![CDATA[Questi Europei stanno dimostrando l&#8217;assoluta affidabilità delle mie previsioni calcistiche, basate sull&#8217;euforia del momento, un atteggiamento da santone del Calcio che la sa lunghissima e un&#8217;occhiata alle statistiche (la famigerata Legge dei Grandi Numeri). Mescolando tutto assieme si ottengono perle da scommettere con fare gagliardo e sicuro.
Avevo previsto il Portogallo in semifinale. Eliminato da una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questi Europei stanno dimostrando l&#8217;assoluta affidabilità delle mie previsioni calcistiche, basate sull&#8217;euforia del momento, un atteggiamento da santone del Calcio che la sa lunghissima e un&#8217;occhiata alle statistiche (la famigerata Legge dei Grandi Numeri). Mescolando tutto assieme si ottengono perle da scommettere con fare gagliardo e sicuro.<br />
Avevo previsto il Portogallo in semifinale. Eliminato da una Germania appena appena decente.<br />
Ma è già leggenda l&#8217;anatema di ieri sera, durante Croazia-Turchia. &#8220;Attenti, la Croazia va in finale&#8221;.<br />
<a href="http://it.euro2008.uefa.com/MultimediaFiles/Photo/competitions/EURO/72/43/12/724312_w1.jpg">Infatti</a>.</p>
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		<title>Non è mai stato un tipo molto paziente</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jun 2008 23:36:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Attimo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Linea d'ombra]]></category>

		<category><![CDATA[Scivola]]></category>

		<category><![CDATA[pazienza]]></category>

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		<description><![CDATA[Al mattino, prima ancora di inzuppare le Macine, accendo la tv per leggermi il Televideo. Passo 28 ore al giorno su internet, eppure il Televideo rimane fonte suprema di notizie, perchè il Televideo non ha pippe, sono poche righe di testo con 16 possibili colori. E&#8217; a misura d&#8217;uomo. Eppure se c&#8217;è una cosa che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al mattino, prima ancora di inzuppare le Macine, accendo la tv per leggermi il Televideo. Passo 28 ore al giorno su internet, eppure il Televideo rimane fonte suprema di notizie, perchè il Televideo non ha pippe, sono poche righe di testo con 16 possibili colori. E&#8217; a misura d&#8217;uomo. Eppure se c&#8217;è una cosa che mi fa andare di traverso le Macine inzuppate è l&#8217;attesa che separa dalla pagina 201 alla pagina 220 con la cronaca della partita. Ho un modello di televisore dotato di una scheda per il Televideo antiquata, e quindi non effettua il precaricamento delle pagine adiacenti. Cambiare pagina significa far girare la ruota di tutte le 700 pagine, attendere che esca il proprio numero fortunato. E&#8217; un&#8217;attesa di pochi secondi, ma è un&#8217;attesa infinita. In quel momento odio il Televideo, la Rai, la mia televisione e anche un po&#8217; le Macine.</p>
<p>Io non sono un tipo paziente. Sono un tipo che sa subire, quasi con fare ascetico, oppure incassare, come un pugile suonato (stonato). Ma non sono affatto paziente. La Pazienza non è l&#8217;Attesa, e nemmeno la Sopportazione. Credo che la Pazienza non consista nel guardare scorrere il numerino delle pagine del Televideo con calma olimpica, e nemmeno andare di là a mettere su il latte per non sprecare tempo.</p>
<p>Tifare Inter per 18 anni senza vincere uno straccio di scudetto non è pazienza. E&#8217; speranza. Pedalare in salita non è pazienza, ma fretta di concludere l&#8217;agonia. Non rivolgere la parola alla ragazza che ti piace  in attesa di momenti più appropriati non è pazienza, è essere codardi. Restare seduto sulla propria sedia a (non) grattarsi la pancia forse è pazienza. Lo devo ancora scoprire.</p>
<p>Sapendo di non esserlo, paziente, avrei tanta voglia di parlare con tipi pazientissimi. Mettersi lì seduto accanto a loro e stare muto ad ascoltare la loro Storia, stare a sentirli in silenzio per ore mentre mi spiegano come ci sono arrivati, alla Pazienza, se è contagiosa, se contiene grassi saturi e se la si riesce a sopportare. Più di Soldi, Tempo e scopate notturne, credo di avere bisogno immediato di Pazienza. La si può avere subito?</p>
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		<title>Vai avanti tu che a me viene da ridere</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jun 2008 23:04:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Attimo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Linea d'ombra]]></category>

		<category><![CDATA[Scivola]]></category>

		<category><![CDATA[atlanta]]></category>

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		<description><![CDATA[Ormai il marciapiede di Via Savonarola ha imparato a riconoscere la mia mesta espressione reduce da un addio. Io guardo le mie scarpe blu elettriche avanzare passo dopo passo verso la momentanea resa dei conti emotiva, e lui imperturbabile rilascia lentamente il calore della giornata estiva, il retrogusto dolceamaro di giornate troppo brevi che il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ormai il marciapiede di Via Savonarola ha imparato a riconoscere la mia mesta espressione reduce da un addio. Io guardo le mie scarpe blu elettriche avanzare passo dopo passo verso la momentanea resa dei conti emotiva, e lui imperturbabile rilascia lentamente il calore della giornata estiva, il retrogusto dolceamaro di giornate troppo brevi che il sole arriva al tramonto riposato.<br />
Ma sì, mandiamo un&#8217;altra volta i National, il tempo di togliersi di dosso l&#8217;ultima camicia stagionale, perchè ormai fa troppo caldo ed è tempo di magliette strappate. E&#8217; tempo di essere sinceri con se stessi, e incominciare a credere a tutte le proprie bugie.</p>
<p>Io gli addii li odio, non tanto per la rappresentazione in tempo reale della Morte, quanto per i riflettori che puntano su chi resta, come la luce che coglie i carcerati appesi alle lenzuola annodate. Socchiudono gli occhi, non hanno nemmeno il tempo di rendersi conto che sta capitando proprio a loro, è proprio la loro fuga ad essere interrotta sul nascere. Si ritorna in cella, con una foto in più appesa alle pareti. Gli addii li odio perchè mi ricordano che non sono affatto perspicace, e tento inutilmente di farci stare in unico abbraccio della durata di pochi secondi ore e ore di tentativi mai realizzati, tutte le altre stupide battute che potevano venirmi in mente, tutte le ulteriori risate che potevo strapparle. &#8220;<em>L&#8217;ho sempre fatta ridere, mai sorridere</em>&#8220;. Ritorno sui miei passi su quel marciapiede che rilascia lentamente il calore della giornata estiva, quel calore che si inerpica tra le mie narici arrivando a stordirmi un po&#8217;, a contarmi i giorni passati da quando l&#8217;ho conosciuta. Nemmeno un mese, neanche una decina di giorni effettivi, solo il tempo di abituarmi all&#8217;inflessione cantinelante della sua voce e alla sua buffa avversione per le doppie. Ti scriverò delle mail dove cercherò di farti ridere anche dall&#8217;altra parte dell&#8217;Oceano, agggiungendo una consonante perchè non ti possa scordare l&#8217;italiano. Di me e te ci scorderemo reciprocamente ben presto invece, il tempo di risalire in macchina al termine del marciapiede di Via Savonarola.<br />
Sarà pure troppo tardi, come sempre-come ogni volta, quando deciderò di tornare indietro, espirare il vapore estivo e iniziare a ribaltare le risate, accontentarmi di ridere piuttosto che farti, farle, farvi ridere. Iniziare a mentire a me stesso, ruzzolare sopra le bugie. <em>Sorridere</em>, senza aspettare il prossimo addio.</p>
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		<title>Tutto intorno a te</title>
		<link>http://attimo.ciccsoft.com/2008/06/05/tutto-intorno-a-te/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Jun 2008 17:41:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Attimo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Mondo nuovo]]></category>

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(via DesignNotes)
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3033/2553837728_93ff147e68.jpg" height="500" width="250" /></p>
<p style="text-align: center">(via <a href="http://designnotes.info/?p=1422" title="DesignNotes">DesignNotes</a>)</p>
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		<title>Vede la fine in me che vendo dischi in questo modo orrendo</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jun 2008 20:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Attimo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Musica]]></category>

		<category><![CDATA[musica 2008 concerti live baustelle]]></category>

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		<description><![CDATA[Giugno piomba silenzioso nelle nostre vite ad annunciarci che sta per scoppiare la bolla estiva. Mentre i piedi nelle scarpe iniziano a sudare tutta la nostra voglia di sotterrarci sotto metri di sabbia e mare, butto lì un personalissimo e quindi parzialissimo resoconto di metà 2008 musicale.
Se il 2007 era stato l&#8217;anno dei &#8220;grandi album&#8221;, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giugno piomba silenzioso nelle nostre vite ad annunciarci che sta per scoppiare la bolla estiva. Mentre i piedi nelle scarpe iniziano a sudare tutta la nostra voglia di sotterrarci sotto metri di sabbia e mare, butto lì un personalissimo e quindi parzialissimo resoconto di metà 2008 musicale.</p>
<p>Se il 2007 era stato l&#8217;anno dei &#8220;grandi album&#8221;, questo 2008 sembra l&#8217;anno dei Grandi Nomi. A scorrere l&#8217;elenco delle uscite, sembra quasi di ritrovarsi nei favolosi anni &#8216;90: REM, Afterhours, Jovanotti, U2, Moby (roftl), Vasco Rossi, e ne dimentico sicuramente qualcun&#8217;altro. Per non parlare dei Coldplay (li aspetto al varco), Sigur Ros, e due &#8220;icone&#8221; italiche, seppure con dimensioni e motivazioni opposte, quali Baustelle e Offlaga Disco Pax. Dischi attesi, in alcuni casi attesissimi che riportano l&#8217;attenzione dal contenuto all&#8217;autore spesso &#8220;stagionato&#8221;, il cui giudizio è quanto mai legato al passato prossimo o remoto che si porta sulle spalle.<br />
Le canzonette affiorano sporadicamente, in mesi densi di avvenimenti personali che hanno richiesto concentrazione e messo il silenziatore alle casse. Gli auricolari banditi sul posto di lavoro fanno il resto, tendendo a prosciugare la palude degli ascolti dei gigabyte scaricati, lasciati ammuffire senza nemmeno un passaggio su Last.fm. Neanche un mp3 da linkare.</p>
<p>Concerti visti relativamente pochi, sicuramente falliti alcuni appuntamenti topici (Afterhours, Battles) cui si spera di rimediare almeno parzialmente nei prossimi mesi. I giovedì della rassegna Indie Thursdays del Renfe hanno portato a Ferrara un&#8217;Alternativa fatta di gruppi semisconosciuti, iniziativa lodevole che ha toccato l&#8217;apice (come affluenza) con Le Luci della Centrale Elettrica assieme a Giorgio Canali, che meriterebbe un discorso a parte. Peccato che ogni giovedì a fine concerto la sala si svuotasse immediatamente, sarà che la gente lavora o studia&#8230;<br />
All&#8217;Estragon ho assaporato senza passare dal via gli Offlaga Disco Pax, che hanno riprodotto l&#8217;intero nuovo album. La nostalgia per Socialismo Tascabile è tanta, e forse inevitabile, anche se <em>Venti Minuti</em> mi fa sempre piangere come un bambino. Trasferta al Vox per i Baustelle, a detta di tutti migliorati dal vivo, eppure il medley finale rasenta il ridicolo. Incomprensibile amputare così Gomma, così come il pubblico dell&#8217;ultimissima ora, che si esaltava solo per le canzoni di Amen. Personalmente urlato il tormentone tardoinvernale di Anna che non sa perchè si è laureata anni fa.<br />
Maggio si è aperto con il concerto acustico degli imprenscindibili Perturbazione, con tanto di inedito, e si è chiuso con le &#8220;Esplosione nel cieeelo&#8221;, per citare il candido maccheronico italiano con cui si sono presentati alla rumorosa folla dell&#8217;Estragon gli Explosions in the Sky. Post-rock neuronale e subdolo, perchè si insinua nella stanza come un tappeto ma finisci a rotolarcisi sopra per estasi o per tormento. Il concerto è quasi &#8220;faticoso&#8221;, vuoi per il vociare da aperitivo, vuoi perchè per apprezzarli appieno bisogna isolarsi da tutto il resto.</p>
<p>Ora tutti a riempire le piazze per <a href="http://www.ferrarasottolestelle.it/">Ferrara sotto le stelle</a>. Ma se l&#8217;anno scorso all&#8217;ombra del Castello ci fu il <a href="http://www.lastfm.it/event/182804">concerto dell&#8217;anno</a>, l&#8217;apice dell&#8217;estate credo proprio che stavolta sarà a <a href="http://www.lastfm.it/event/431484">Milano</a>.</p>
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		<title>Il pelo nell&#8217;uovo sodo</title>
		<link>http://attimo.ciccsoft.com/2008/05/31/il-pelo-nelluovo-sodo/</link>
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		<pubDate>Sat, 31 May 2008 17:45:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Attimo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Linea d'ombra]]></category>

		<category><![CDATA[Scivola]]></category>

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		<description><![CDATA[Sto mentalmente ripercorrendo le ore della giornata di ieri. Almost normal day. C&#8217;è stato un punto, ci deve essere stato, in cui tale giornata mi è sfuggita dalle mani ed è caduta in acqua. Non è affogata, il livello era basso e persino una piuma riusciva a rimanere a galla senza bagnarsi. Eppure verso il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sto mentalmente ripercorrendo le ore della giornata di ieri. <em>Almost normal day</em>. C&#8217;è stato un punto, ci deve essere stato, in cui tale giornata mi è sfuggita dalle mani ed è caduta in acqua. Non è affogata, il livello era basso e persino una piuma riusciva a rimanere a galla senza bagnarsi. Eppure verso il tramonto mi è sfuggita come granelli di sabbia dalle mani, e si è sciolta nell&#8217;acqua. Senza che me ne rendessi conto, senza coglierne il motivo, la causa. Sentivo che c&#8217;era qualcosa che non andava. La macchina si era rimossa in moto.</p>
<p>Uno si sveglia al mattino e fa il punto della situazione. Si è svegliato a un orario civile e dittatoriale (ovvero dopo le 9, e deciso da lui), nelle ore immediatamente successive non è prevista nessuna interazione con esseri umani. E&#8217; completamente libero di conversare con il suo Senso di Appagamento. Lo trova un po&#8217; smagrito, sicuramente dovrebbe mettere su qualche chilo, ma tutto sommato la recente corsetta intorno alle mura gli ha giovato. Le sue guancie sono ancora lievemente arrossate, e non si è ancora cambiato la maglietta, che puzza ancora di sudore primaverile. Entrambi concordano che effettivamente non sta andando male, anzi, si potrebbe quasi dire che in qualche incerto, <em>invisibile</em> modo &#8220;sta andando&#8221;. Un sotteraneo lavoro di messa a punto, un clandestino muoversi verso una qualsiasi, infinita strada. <em>Quello che non c&#8217;è</em> inizia a non fare paura, a non fare rumore, il sole filtra tra gli alberi e asciuga qualche chiazza di asfalto.<br />
Quindi si esce di casa, si va a battere cassa, e la giornata appare per quella che effettivamente è: <em>normale</em>. Non monotona, non piatta, non inutile, ma normale: e dunque &#8220;inserita&#8221;. Ripercorrendo i normali minuti di una normale giornata, mi viene in mente un minuto - anzi secondo - più normale degli altri. Credevo coincidesse con la proposta di lavoro precario, e invece quella è scivolata subito tra le pagine dell&#8217;agenda, invece è stato quando è svanita la possibilità della doppia cena. Quando tutto è diventato ufficiale, ed è partito l&#8217;ennesimo comunicato stampa dal Settore Utopie. Senza nemmeno un grazie, senza nemmeno essersi seduti attorno a un tavolo per contrattare. Sì, credo che lì la giornata normale si è incrinata, una fuoriuscita dal serbatoio, una falla che una maglietta nuova o un paio di scarpe potevano chiudere. Ho assaggiato il carburante perduto e sapeva di giorni d&#8217;agosto piovosi. Sapeva di <em>futuro</em>, e mi è andato di traverso.<br />
Senza tossire ho deglutito, ho bevuto svariate sangria di fronte al Duomo, fino a quando non è arrivata la mezzanotte.</p>
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		<title>Facciamo il briefing / 3</title>
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		<pubDate>Fri, 23 May 2008 23:14:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Attimo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Forzalavoro]]></category>

		<category><![CDATA[ravenna]]></category>

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		<description><![CDATA[Franco oggi l&#8217;ho incontrato lungo via Ricci. Non mi ha salutato.
La giacca di ordinanza me la infilo mentre passo davanti agli stand e me la tolgo immediatamente girato l&#8217;angolo. Grondo sudore, le mie mani sono impegnate a reggere due borse contenenti mosaici ravennati post-moderni. Mi perdo, guardare la piantina non serve a molto perchè le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Franco oggi l&#8217;ho incontrato lungo via Ricci. Non mi ha salutato.</p>
<p>La giacca di ordinanza me la infilo mentre passo davanti agli stand e me la tolgo immediatamente girato l&#8217;angolo. Grondo sudore, le mie mani sono impegnate a reggere due borse contenenti mosaici ravennati post-moderni. Mi perdo, guardare la piantina non serve a molto perchè le vie <em>non hanno nome</em>. Nello stesso momento il Socio sta presenziando all&#8217;ingresso di un convegno, mentre I e V stazionano nello stand leggendo gli annunci al microfono, e in segreteria C e B rispondono a martellanti telefonate. S accudisce la nervosa MC, che non si sente mai all&#8217;altezza, pur essendo sopra a tutti. Ovunque sono sparsi connessioni neuronali (sinapsi?) che trasmettono elettricità al cervello organizzativo. Scatti di nervi, una macchina che procede spedita ma è ingolfata, pesante seppure leggerissima nel suo essere sguarnito, dove tutti fanno tutto (e tutti?) perchè si è in pochi <em>per risparmiare</em>. Non mi ricordo che giorno sia, se ieri oggi o domani, probabilmente sono tutti quanti insieme, un unico giorno di svariate ore, e domani si entra nel pomeriggio. Alla sera ci tocca pure chiudere lo stand, le due ore più inutili della giornata, passate ad assaggiare il pane zuppo d&#8217;olio dello stand pugliese di fronte al nostro e a fare una chiaccherata che ci (ri)porta alla realtà con un onesto manovale.</p>
<p>Un&#8217;unica giornata senza pause pranzo in una città senza un centro nevralgico, un po&#8217; sparpagliata e un po&#8217; senza perchè. Ho voglia di musica, di televisione, di dormire, di stare dentro a me stesso e di non sentire più il suono della mia voce. Mentre rispondo alle telefonate di espositori incazzosi, operatori turistici sperduti come bambini e minacciosi richiami dall&#8217;alto, sento rimbombare nell&#8217;enorme sala la mia voce,  e mi perdo ad ascoltare <em>me</em> stesso.</p>
<p>Una donna che ha smesso di essere giovane da poco entra timidamente in sala stampa, e tremolante chiede se può assistere a un evento programmato per domani, pur sapendo che è destinato solo agli accreditati. &#8220;Lo so&#8221;, dice, &#8220;ma io sono <em>appassionata</em> di turismo e speravo di partecipare. Ma grazie lo stesso&#8221;.  Grazie a lei, rispondo. Ringrazio sempre tutti, al telefono di persona è un grazie generale e ripetitivo, ma finora nessuno ancora si è accorto del nastro registrato. Chè poi ti entra dentro, quella parola in codice che chiude lo slot destinato alla conversazione di turno e immediatamente catalogato in una cartella opaca ti si appiccica addosso al tuo BADGE e quindi si diventa a propria volta un Grazie ambulante. Sono momentaneamente una formula di rito. Eppure la voglia di sabotare il sistema al suo interno (vedi alla voce Spizzico) o di mandare tutto affanculo (vedi alla voce worfklow) non è ancora subentrata. Oltre a non esserci il tempo, che domenica puf la parentesi si chiude, non esiste nemmeno la convinzione. Come se questa cosa, andasse fatta. Come se ne dovessero fare tante <em>altre</em>. La curiosità bulimica di un multitasking emotivo. Mentre il Socio russa vergognosamente e impunemente, io non dormo e ascolto canzoni che non ascoltavo da mesi, e mi suonano come se fosse la prima volta che entrano nelle mie orecchie.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Facciamo il briefing / 2</title>
		<link>http://attimo.ciccsoft.com/2008/05/23/facciamo-il-briefing-2/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 May 2008 22:59:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Franco ha fatto il disegnatore della Disney negli anni &#8216;80, in California. Dice che a 18 anni ha mollato il suo paesino nel Polesine per diventare &#8220;hostess&#8221;. Sul primo Jumbo Jet da Milano a New York, lui faceva il cameriere. Sui transatlantici che portavano in giro, per un mondo ancora abbastanza grande da sentirsi veramente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Franco ha fatto il disegnatore della Disney negli anni &#8216;80, in California. Dice che a 18 anni ha mollato il suo paesino nel Polesine per diventare &#8220;hostess&#8221;. Sul primo Jumbo Jet da Milano a New York, lui faceva il cameriere. Sui transatlantici che portavano in giro, per un mondo ancora abbastanza grande da sentirsi veramente lontani da casa, i ricconi dell&#8217;epoca, lui serviva ai tavoli. Le navi sostavano per quattro giorni nelle città, e dovevano bastarti quelle 72 ore per costruirti una vita. Franco se l&#8217;è sempre fatte bastare, e ora è qui che si fa bastare pure 5 minuti per spiegarci come ha iniziato a disegnare. Il motivo non ce l&#8217;ha detto, rimandandolo a un&#8217;altra conversazione francamente improbabile, ma quel srotolare i crudi fatti della sua esistenza di fronte a due giovini muniti di badge e facce spettinate ha spiegato comunque diverse cose. Per Franco Ferrara è la città più bella d&#8217;Italia: non la vede da 20 anni.</p>
<p>Ravenna alla sera sembra deserta. Per l&#8217;ormai canonico tragitto hotel-segreteria organizzativa-ristorante-hotel non incrocio praticamente nessuno. Ci siamo solo noi della banda della fiera, io drogato da 12 ore dentro quegli uffici, il Socio con la camicia puzzolente e la barba sfatta, e tutte le ragazze dell&#8217;organizzazione. Età diverse, accenti diversi, caratteri diversi, ma tutte stoiche nel non esplodere mai di fronte allo stress. Quasi mi fanno paura, io che ad un certo punto DEVO iniziare almeno a canticchiare qualcosa sottovoce, o comunque strafogarmi di piadina per il pasto frugale delle 4 del pomeriggio. Come primo giorno di supervisore della Sala Stampa, è andata di lusso, nel senso che clamorosi incidenti diplomatici non ne ho pubblicati (finora). Sono arrivate due giornaliste finte, due signore attempate in cerca di cena di gala a sbafo che scrivono per una fantomatica rivista culturale del Lazio. Prima di loro, due semplici passanti, che mi hanno fatto notare l&#8217;unicità della pianta centrale di San Vitale. &#8220;Solo a Roma c&#8217;è qualcosa di simile, a Santa Sabina. Vero?&#8221; Fondamentalmente, si tratta di non far capire che non si ha idea di cosa si sta parlando. Con i passanti, con i &#8220;colleghi di lavoro&#8221;, con i superiori, il segreto (se mai ne esistano) è quello di imparare a dire sì convinti, non convincenti, che è diverso.</p>
<p>La mia pancia sembra un pallone di cuoio gonfiato oltre misura. Se provo a ticchettarci sopra, vibra plasticamente. E&#8217; che nemmeno ho il tempo di cacare, e direi che qui è riassunto il senso della trasferta ravennate. Ho fatto per 2 sere di fila la stessa tipologia di sogno, cambiando il soggetto della trama in questione. Credo che stanotte mi ritroverò sonnambulo ad abbracciare la tazza del water. Il socio invece dorme subito, ingoiando la sua enorme lingua senza soffocare, e io a guardarmi la finale di Champions League (accuratamente registrata) ad avanzamento rapido, 3x, per guadagnare tempo. Del resto, nel calcio conta solo il risultato.</p>
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		<title>Facciamo il briefing / 1</title>
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		<pubDate>Tue, 20 May 2008 22:44:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Attimo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Forzalavoro]]></category>

		<category><![CDATA[Linea d'ombra]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo il pizzaiolo veloce e lo stagista addetto ai workflow, mi sono imbarcato in un&#8217;altra tipologia di lavoro temporaneo. Le costanti sono le solite: scarsa remunerazione, zero formazione, classica domanda &#8220;machimel&#8217;hafattofare&#8221;. L&#8217;aspetto positivo è che sono tutte attività che non c&#8217;entrano nulla con quanto ho studiato. La laurea è un poster sbiadito, niente di più, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il pizzaiolo veloce e lo stagista addetto ai workflow, mi sono imbarcato in un&#8217;altra tipologia di lavoro temporaneo. Le costanti sono le solite: scarsa remunerazione, zero formazione, classica domanda &#8220;machimel&#8217;hafattofare&#8221;. L&#8217;aspetto positivo è che sono tutte attività che non c&#8217;entrano nulla con quanto ho studiato. La laurea è un poster sbiadito, niente di più, ora sto tentando di fare veramente qualcosa di diverso, e anche se è inutile, una perdita di tempo, un investimento a fondo perduto, anche se non (ri)prenderò Berlino, io mi sento lo stesso leggero. <em>Precario</em>, nel senso possibilistico del termine.</p>
<p>Mentre il Socio ronfa bellamente, scrivo queste poche righe al termine del primo giorno in trasferta a Ravenna. Ho Sky e il wireless in camera d&#8217;albergo, ma non il tempo per usarli. Certo, potrei evitare di dormire per recupare le 10 (sarebbe meglio dire 12) ore di lavoro quotidiano. Da più di una settimana sono arruolato (come volontario) come aiutante nell&#8217;organizzazione di un &#8220;grande evento&#8221;, evito di nominarlo non si sa mai che mi tolgano Sky (o internet, o entrambe). Subito messo dietro un pc con Office 2002 e Foxmail ad inviare accrediti a un migliaio di redazioni, spedire fax, pinzare cartellette, comporre un comunicato stampa modello frankestein, dimostrare di riuscire a seguire l&#8217;organizzazione di una fiera. Insomma, saper fare il Segretario.</p>
<p>Dicono che ci stia riuscendo, ma da oggi siamo sul campo, l&#8217;evento infatti è a Ravenna, ed è un evento abbastanza ufficiale, molto lontano da concerti o sagre del gnocco fritto. Dovrò mettere una giacca blu, un badge (oggi in riunione ho detto bAdge invece del corretto anglofono bEdge, sono stato corretto immediatamente) (sì, dovrei pure parlare in inglese agli espositori stranieri, se vogliono sapere quanto dista da Piazza del Popolo la Domus dei Tappeti di Pietra) (se solo sapessi in che parte della città mi trovi) (ma quando arriva lunedì?). Sarò l&#8217;addetto alla sala stampa, mentre il Socio che è belloccio e gaudente verrà messo agli stand. Tipo il Gobbo di Notredame, per capirci.</p>
<p>Appena arrivato al Quartier Generale, la Grande Direttrice mi ha convocato come &#8220;assistente&#8221; nella riunione con i Capi Ravennati. Si sono messi a parlare di cose mai sentite, chiedendomi se sapevo perchè erano state prenotate 4 guide turistiche invece di 3 per la visita guidata in programma sabato prossimo. Quale visita guidata, scusi? La cosa più intelligente che sono riuscito a fare è stata quella di non svenire. Lei, la GD, ha iniziato a spazientirsi. Mi fa: &#8220;Va beh, telefona alla C&#8221;. Ovviamente non avevo il cell di questa C. La GD, al primo sbuffo (senza farsi vedere dai Capi, lo stile deve essere sempre rassicurante Fabio!) mi fa: &#8220;Allora il cell è 321312423143254543643643. Io avevo voglia di piangere. Riesco a tirarmi giù il al terzo tentativo, ma il telefono della sala NON VA. Panico. Consapevole che la mia esperienza ravennate si stava per concludere dopo pochi minuti, la GD mi fa: &#8220;Passami il tuo cell allora&#8221;. Parte una telefonata di venti minuti, mi secca il credito. Io annuisco a ogni cosa che dicono, prendo appunti, tanto per non far vedere che sono prossimo a un ictus cerebrale. Infine, vengo esautorato: &#8220;Chiama la S al tuo posto, è meglio&#8221;.</p>
<p>Le pile del telecomando sono scariche, dormirò con Sky accesa tutta notte che mi illumina il viso.</p>
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