Fette

I gesti piccoli. L’altra sera partecipavo a una delle solite riunioni per “organizzare qualcosa” (c’è chi invecchia facendo figli a me è toccato fare riunioni serali) e per chiudere un tentativo dialettico di giustificare una mia scelta ho citato sommessamente Carver, ma senza darlo a vedere. L’ho detto così, «è una cosa piccola ma buona», a mezza voce, quando ormai la conversazione era fluita da un’altra parte della stanza e tutti si erano già voltati ad ascoltare qualcun altro. Come stasera al supermercato, poco prima della chiusura, reduce da una giornata in cui le riunioni avevano creato ulteriore tensione, quasi come al posto dell’anidride carbonica gli alberi avessero bisogno di tensione, e ci fossimo tutti messi in testa di doverne produrne a più non posso per salvare il pianeta, immettere tensione continua e non alternata nell’aria per dar da mangiare alle piante, agli alberi e perpetuare la fotosintesi clorofilliana litigando, angustiando, sobillando, sibilando, fraintendendo, supponendo, pretendendo soprattutto cose grandi, e non piccole, cose cattive, e non buone, e finendo così al supermercato, appunto, poco prima delle otto di sera, quando tutti erano ormai verso le casse, girati da un’altra parte, ed io decidevo di acquistare una confezione di un dolce in offerta, a metà prezzo perché la giornata era finita e altrimenti andava buttato, un po’ come ti senti tu e come probabilmente ci sentiamo un po’ tutti, da buttare a fine giornata, e prenderlo soltanto perché ti ricordi qualche giorno prima tua madre domandarsi così, di punto in bianco, se lo facessero ancora quel dolce, al supermercato, e ricordarsi di un dialogo con un’impiegata del supermercato di anni prima, quando le chiese «mi scusi ma lo vendete ancora quel dolce, tagliato a fette?», e sentirsi rispondere «no signora, non lo vendiamo più a fette», ricordarsi di essere a fette quando nel banco frigo lo rivedi, finalmente, tagliato a fette, e ti torna in mente il ricordo di tua madre, così dal nulla, così come le era venuto in mente a lei, e decidi di acquistarlo, poco prima delle otto di sera, mentre fuori dal supermercato ha smesso di piovere, gli alberi dalle nostre bocche non vogliono respiri ma tensione, l’aria è ancora fredda.

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