Per forza

«Questa porta del treno non va», e non si può scendere dal lato in cui c’è sereno, si cambia vagone, appena prima della fermata, per ritrovarsi nella nebbia. «Qui a Milano non vediamo il sole da giorni», dice mentre dal 29esimo piano si vede solo la stazione, e nemmeno i treni, e non si riesce a controllare se nel mentre abbiano aggiustato, quella porta, o meno. In metro un’anziana con le guance rosse, i capelli ricci che le svengono sulla fronte, parla tra sé e sé, muovendo appena le labbra, ed è una porta sull’infinito, il gesto di parlare da soli, con lo sguardo perso nel vagone, che sempre mi lascia sgomento e finisco per trascinarmi sotto le suole delle scarpe da mattina a sera, quando dal microfono ascolto questa frase: «i ciclisti fanno fatica, e chi fatica è una persona buona per forza».

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