E se dipende da me

Ieri sera, sala macchine, iniziano a spegnersi le luci. Mentre trascinavamo sacchi dell’immondizia e spostavamo manichini agghindati con vestiti e paillettes, ho pensato che non mi ricordavo più l’ultima volta che avevo partecipato a qualcosa, invece che organizzarla. Mentre prendevo una fetta di pinzone con le mani sporche di polvere, scattavo foto col cellulare da mandare ai giornali, salutavo neonati con la pettinatura da punk londinese, pensavo a quella tavola di Alice Milani, che ritrae Wislawa Szymborska di spalle, indossa una camicia giallina, mi pare, è seduta, e dice che «quando gli ospiti se ne vanno, io resto sveglia. Leggo, penso, sfoglio riviste». Sono giorni, settimane, mesi, in cui mi capita di restare, quando gli ospiti se ne sono andati, a leggere, pensare, sfogliare riviste, e sembra sempre che i muri delle stanze perdano fiato, si sgonfino, si affloscino come una tenda quando viene a mancare un sostegno. Penso, leggo, sfoglio riviste, spostando sedie, rimettendo a posto tavoli, chiudendo a chiave portoni, salutando e ritornando a casa con il silenzio. Che rumore fa il suono di una cosa che accade spontaneamente?

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