Proprio ora

Credo ci siano almeno trenta centimetri di soffitto a separare questo piano da quello di sotto, credo che dentro questi trenta centimetri ci siano calce, cemento, travi probabilmente, di legno, piastrelle anche, tappeti, lampadari, credo ci sia una buona dose di impedimenti fisici per la trasmissione delle onde sonore, tra il mio piano e quello di sotto, ma nulla impedisce di sentire le lacrime che arrivano, il pianto di chi non riesce a capire per limiti mentali ma ha capito tutto, arrivano distintamente e riescono a farmi percepire tutta la stronzaggine schifosa, indegna e persino puerile (ma per nulla innocente) di noi altri, al piano di sopra, da cui si vede tutto, si sente tutto, da cui si capisce tutto, (perché al piano di sopra sappiamo sempre già tutto, ovviamente) ma non siamo capaci di non lasciar passare un giorno intero senza un patetico gesto reale.

E il fatto che proprio ora, là sotto, al piano terra, si pianga, e trapassi i soffitti e arrivi qui sopra come gli schizzi di una pozzanghera innescati da un’auto di passaggio mentre tu cammini sul marciapiede, rende solo noi del piano di sopra irrimediabilmente colpevoli. Getto via gli orologi, allora, i calendari, getto via i vestiti e le vivande, i libri e gli album, i tavoli e i dizionari, i tappeti e le maniglie e le finestre, getto via i mondi che volevamo, forse almeno, dalla strada, sapranno finalmente riconoscerci, mentre scegliamo l’unico gesto rimasto: aspettare.

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