Capire settembre / 4

L’enorme complesso dell’ospedale ospita anche un bar che è un po’ anche ristorante che è anche un po’ mensa. Ci sono medici, parenti di malati provenienti da tutta Italia, baristi con l’accento locale, studenti. Eppure per la maggior parte del tempo le persone fissano il telefono, o chi sta loro di fronte, o il cibo. E mentre mio padre si lamenta della grandezza dei gamberi nella pasta, due tavoli distanti c’è una persona, sola, che decide deliberatamente di ignorare il cellulare, tutto il mondo dentro di se, le buone maniere. I suoi occhi osservano ogni cosa che si sposta, persone, posate gettate nell’immondizia, la luce riflessa nelle vetrate alte come novanta metri d’acqua. Poi fissa il vuoto, a lungo e meticolosamente, rimanendo seduta con le braccia appoggiate al tavolo. Non sta facendo altro che osservare, tutto, e non volerle bene è impossibile. Guardare diventa l’unico modo per sentirsi a casa.

Questa voce è stata pubblicata in Linea d'ombra e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *