Sopporto solo una cosa

Seduto in ufficio, tre telefonate altrui diverse in corso, tu sei nel mezzo, le maniche della camicia arrotolate, le mani leggermente infreddolite, gli auricolari ormai consumati e difettosi ben infilati nelle orecchie ad ascoltare questa prefazione letta da Servillo con gli occhi che si spalancano, man mano che l’ascolto procede, e poi iniziano a serrarsi, sempre di più, percepisco le ‘sc’ acquose, le elle unte, le riconosco tutte, sempre di più, sempre di più, fino a diventare due tagli.

 

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