Cric

Nemmeno la metà dei 54 minuti di cui è fatta Reflection, l’unica e infinita traccia del nuovo album di Brian Eno, e già quell’esitare di fronte a un’apparente banale richiesta, stasera, prende le sembianze di un 2017 che deraglia. A loro dovevo dire sì, stasera, come a tutti i treni che passano una seconda volta, e non ci si può permettere il lusso di dare la precedenza al passato, lasciar decantare i macigni ingoiati con l’aspirina appena qualche ore prima: bisogna dire di sì, al presente, perché altrimenti si offende. Il tempo non è neutro come la natura, ha un umore e un arrangiamento compiuto, proprio, imperscrutabile ovviamente ma non per questo inerte. Il presente si offende, se quando ti degna di uno sguardo tu sei impegnato a porgere corone di fiori al passato: perché ogni istante diventa tale, passato, ogni cosa, anche la più recente, anche cambiare la ruota dell’auto forata la mattina, davanti a casa, scavando nella ghiaia con il badile perché il cric, sotto il peso della macchina, non fa presa sul terreno, anche questo diventa un monumento. E tu lo rispetti. E tu hai il sangue di marmo, anche oggi, mentre non riesci neanche stavolta a saltare dentro il presente.

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