Guardare

C’è questa cosa, di mia madre, quando la metto a sedere sulla poltrona con le ruotine, e la spingo fin sul ciglio della porta, in camera. Lei protende la schiena, si spinge in avanti leggermente, per allungare il collo oltre lo stipite e sbirciare sul corridoio. Guardare. Siamo nel reparto di Neurochirurgia, relativamente povero di accadimenti. Eppure la locazione dei cassonetti della raccolta differenziata, il carrello dei lenzuoli puliti, le braccia conserte dietro la schiena di un parente di un altro paziente in attesa accendono la sua curiosità a digiuno da settimane di vista frontale su un televisore spento. Che dopo quaranta giorni di niente non si è sopita, la sua curiosità, è ancora lì, tutta intatta, pienamente funzionante.

Guardare, guardare: guardare. C’è ancora così tanto da fare e abbiamo così tanto smesso di fare tutto.

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