Imparare a stare zitti

Imparare a stare zitti è un po’ come la pasta in bianco della consapevolezza. Fa bene, ma. Imparare a stare zitti è tipo la minestrina in brodo della fame: scalda la pancia, vero, eppure. Imparare a stare zitti, e non notare gli esiti di taluni alvei generazionali (che si ramificano come un delta) che lasciano indietro cose e portano in mare altre (di solito le persone tra i canneti e gli obiettivi sulle onde) è quella cosa che assomiglia alle mongolfiere colorate rinchiuse dentro una vetrina a Demonte: sempre un sabato sera d’agosto, sempre il deserto, e loro illuminate sottovuoto. Chissà chi ci ha preso.

Polo / 25

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