Mascarpone

Le storie ci salveranno. Lo pensavo prima, quando nemmeno due generose fette di pane tostato spalmate di mascarpone riuscivano a distrarmi mentre tu eri impegnata in altri campi di battaglia, impermeabile alle fiamme dei desideri altrui: le storie ci salveranno. Gli insonni che si ritrovano nella notte per arrivare al mattino, il centro ufologico di gente che crede ancora in qualcosa, quelli che spazzano le strade, quelli che vomitano sugli scaloni, quando andremo a fondo insieme a tutti loro a raccattare le storie, ci salveremo, quando prenderemo autobus per non andare da nessuna parte, guideremo tutta la notte per andare a trovare storie, ci salveremo, quando ci faremo schizzare in faccia i desideri repressi altrui, quando dipaneremo gli intrighi di potere di lavori cui mai aspireremo, quando riusciremo a tenerci a mente una lunga sequenza di cognomi, di incastri, quando rimarremo lucidi e persino un po’ inebriati nel tenere il filo di date, scadenze, rimandi ad altre storie ancora, come quando giri per una città straniera senza ausilio di mappe, riuscendo a orientarti comunque, le storie, ci salveranno, a noi sporchi di fango, seppelliti da voglie che non basterebbero a sfamare un paese in carestia, terrorizzati dai voli a basso costo sopra il Tirreno, dai giardini dentro cui non metteremo più piede, dai messaggi inopportuni e da questa costante incapacità di perdere la lucidità con l’alcol o con la stanchezza, le storie ci salveranno, le storie che ascolterò e che tornerò a raccontare. Passa dopo i Beatles una canzone degli ultimi Oasis, quelli irrecuperabili, passa Let there be love, e per una frazione di secondo credo a tutto quello che scrivo: che le storie, ci salveranno.

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