YYY

Mattina presto, la finestra aperta in una camera d’albergo a Corvetto, Skeletons che passa e ripassa e ripassa in loop, sento leggermente freddo, l’aria è quella di ottobre, quella che non cancella nulla ma anzi, sottolinea, sottolinea, sottolinea. Ho un sogno sgualcito appoggiato sul tavolo della cucina della stanza, sempre quello, che passa e ripassa e ripassa, che mi guarda, stremato, e io lo guardo, stremato. Un altro giro di Skeletons, nell’unico posto, forse, di Milano dove al mattino non si sente quasi nessun rumore. Forse è questo l’unico tangibile ‘per sempre’ cui posso aspirare?

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