Afraid of nothing

Prima ero fermo in macchina sotto un albero, stavo pubblicando una foto sui social, come faccio spesso quando non so a chi altri dire certe cose. Perché i social servono a questo, probabilmente, forse, chissà: a dire le cose quando attorno hai soltanto zanzare e alberi muti. Comunque, pubblico la foto, e subito qualcuno (non importa davvero chi, stavolta) si prende la briga di farmi notare in privato un dettaglio della foto suddetta che nemmeno io avevo notato. Ecco, quando qualcuno si prende la briga, spontaneamente, di far notare qualcosa a qualcun altro che ne è ignaro, penso che allora alla fine, stai a vedere, non è esattamente il posto peggiore in cui vivere, questo mondo.

E poi, nel silenzio di questa constatazione e in totale assenza di vento, improvvisamente un ramo dell’albero sotto cui sono parcheggiato cede, il legno si spezza producendo un rumore della durata di svariati secondi: uno squarcio prolungato, persistente, che si conclude solo quando il ramo possente adagia la punta sul prato. In quel momento capisco un paio di cose. La prima: è giunto davvero il momento di ritornare a casa. La seconda, invece, riguarda le categorie di persone che riusciranno a salvarlo, questo mondo. Cerco di elencarle davvero tutte, e finisco per escludere: le persone felici, le persone tristi, le persone depresse, le persone propositive, le persone spensierate, deluse, allegre, turbate, impaurite, prevenute, ombrose, solari, trasparenti, cupe, introverse, estroverse, leggere, pesanti, ambigue, saccenti, deboli, intelligenti, caparbie, ambiziose, elastiche, reattive, fataliste, pessimiste, ottimiste, oneste, furbe, scaltre, sbadate, addormentate, fissate, fluide, liquide, impalpabili, modeste, mediocri, geniali. Rimangono soltanto due, di tipologie di persone che ci trascineranno, finalmente, non so quando, ma inevitabilmente, fuori dai rami che cadono senza vento e dai guai. A salvare il mondo ci penseranno quelli che si fermano ad ascoltare, e di rimando, a rispondere. E quelli che tengono, d’estate, l’Autan dentro la borsa o in macchina. Tutto il resto è superfluo.

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