Perché non ballate?

Mentre io, assieme ad altri due adulti, sto disquisendo sull’espressione di un portachiavi (un pesciolino di stoffa con la boccuccia serrata, labbro superiore carnoso e gli occhi lagrimosi: per alcuni orgoglioso, per altri sofferente), mi rendo conto di essere intrappolato in un enorme, invisibile e permanente autogrill. E io adoro gli autogrill, si sa, ma da automobilista. Viverci invece, è davvero tutta un’altra cosa. Ma è qui che sono finito: in un autogrill, con la macchina parcheggiata fuori, una gomma bucata, prendo confidenza con baristi e cassieri, mi approvvigiono di bevande estive e snack (poco digeribili), mangio in silenzio il mio trancio di pizza alto e soffice, faccio benzina, riconosco in coda alla cassa gli eroi moderni e silenziosi dei nostri tempi, quelli che fanno le file per gli altri, quelli che si premurano di comprare Settimane Enigmistiche per gli altri, quelli che in silenzio nonostante tutto restano, e non sanno di essere eroi e continuano ad avere paura ma a restare, a soffrire di perdita di erezione o di colpi di sonno o svuotare il bancomat ma, in qualche modo incerto, dubbioso, precario e per nulla rassicurante, restano in coda alla cassa, e li riconosco tutti, mentre mi giro un istante di fronte alla mensole dei libri, che sono stampati con la stessa carta dei libri nelle librerie a Trieste o Firenze o Napoli, «si rovinano come tutti gli altri». Sono intrappolato in un perenne autogrill e trascorro del tempo con fumatori nel porticato esterno, senza fumare. Ecco, fumare: un’altra delle mille cose che avevo imparato in autostrada e ora, fermo in autogrill, non riesco più a fare.

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