Sotto il monte

Ho bisogno di una tastiera, nella mia vita. La tastiera nella mia vita è come l’ormai canonico stacco della regia sulla corsia dei box, poco prima della partenza di un Gran Premio di Formula 1, con i meccanici che si affrettano a rientrare di corsa al loro posto. Ho bisogno di una tastiera, nella mia vita, così come di sapere che prima o poi rivedrò i Notwist dal vivo, e che sarò abbastanza solo a rivederli, e che assaggerò come ad ogni loro concerto il sapore metallico della balaustra. Ho bisogno di una tastiera come un ciclista ha bisogno di un abbondante piatto di pasta la sera prima di scalare il Pordoi. Ho bisogno di sapere che prima o poi riuscirò a diventare conoscente di tutte le persone che stimo. Ho bisogno di una tastiera, di sentirmi raggelare il sangue nelle vene quando salta un tasto, e di rimetterlo nella guida con la stessa premura di un gabbiano che ispeziona un sacco della spazzatura sui binari a Santa Lucia. Una tastiera, le sette di sera e il 2007, mi serve, poco altro. Cose basilari come i coltellini svizzeri con cui pelavo mele nel parco Olimpico, una bomboletta di gas di riserva a Follonica, ho bisogno anche della segnaletica stradale ammuffita che c’è a Bergamo poco prima di svoltare in via Simoncini. Avrei anche bisogno di carta millimetrata, e poi di arrabbiarmi per la sua innata e inutile e meticolosa costrizione della sua griglia, e di prendere fogli A1 bianchi come uno yogurt e di spalmarcisi sopra. Ma prima di tutto una tastiera, e venire a conoscere alcuni di voi, sapere ecco che tecnicamente questa prospettiva non è esclusa, quanto basta per avere nelle vene quella paura che deriva dalla voglia di. Una tastiera, della segnaletica stradale, imparare a dormire in treno, anche. Ascoltare in ascensore canzoni il cui testo l’avevo quasi dimenticato, e sentirmi così in imbarazzo da avere voglia di scendere alla prima fermata utile: ricordarsi della disperazione che mai se n’è andata, che abbiamo semplicemente smesso di servire, quasi in modo ingrato. Da quando abbiamo smesso di essere disperati e cerchiamo di essere utili, le tastiere si sono appiatite e fatte di vetro infrangibile, e le nostre dita frenetiche non spostano tasti, ma lasciano aloni, strisciate. Non mi ricordo più l’ultima volta in cui si è parlato di tutto fuorchè di noi, e mi veniva voglia di noi solo quando si parlava di tutto.

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2 risposte a Sotto il monte

  1. Livia scrive:

    Ho letto solo gli ultimi tre post.
    Ti voglio bene.
    vorrei dirti un mucchio di altre cose.
    Farmi dire, un mucchio di altre cose.
    Che mi manchi, che vorrei venirti a trovare da tanto, che non so mai quando, che voglio presentarti una persona.
    che si chiama Anna.
    che mi sono innamorata per bene, questa volta.
    Vorrei anche chiederti scusa, per le sceneggiature che forse a mia insaputa, a tua insaputa, in altre ere, ho scritto pure io.
    che mi sembra un’altra vita, ma non quella, questa, in cui mi trovo ora, che non sono mai stata così fisicamente a pezzi prima d’ora.
    e non mi è mai sembrato così difficile DIRE.
    ti abbraccio.
    Grazie, Fabio.
    di non esserti arreso
    ancora.

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