Sorrow will find me

C’è la fase dove Reagisci, perché credi che una reazione, scomposta o ragionata che sia, possa servire a qualcosa. Poi segue la fase dove non reagisci e Lasci fare, perché pensi che un atteggiamento più gandhiano serva a oliare la situazione. E ancora, subentra una terza fase, quella terzista, dove Tenti approcci laterali, perché l’esperienza ti ha affinato i sensi e sai che ti può servire per modificare effettivamente le circostanze.

Infine, c’è una imprenscidibile e abbastanza tendente all’infinito fase in cui il termine “servire” diventa come un poster di Senna appeso alla parete della stessa stanza dove ancora dormi imprechi riemergi: ingiallito, lacerato, rappresenta comunque e per sempre un concetto forte, fascinoso e stimolante. Ma non esiste più.

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3 risposte a Sorrow will find me

  1. Alessandra scrive:

    eh, metafora agghiacciante, nel senso di potente. Non potevi sceglierne una migliore.

  2. Alessandra scrive:

    Poi aggiungerei anche la potenza della parola Sorrow, che in italiano non ha la stessa forza, perchè si può tradurre in troppi modi e nessuno lascia il segno come quando dici solo “sorrow” e significa solo una cosa.

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