Le cose che basta una pioggia a lavare via

Basta una pioggia a lavare via una nostalgia di una maglietta, a lavare via la rabbia per le parole che non ti sentirai mai dire, a far sbiadire le figurine dei calciatori attaccate alle panchine di legno consumato delle sale d’aspetto.

La verità è che in tutto questo tempo (che non è poco, non sarà mai abbastanza e irrimediabilmente è già stato) non sei riuscito a trovare un posto tuo dove stare, e che i treni, le stazioni, le sale d’attesa sono la cosa che più si avvicina al concetto di “casa” che hai costruito con le tue mani.

E la prima cosa che vuoi mostrare, della tua città, non sono i gradini, i mattoni, il cibo o il cielo, anche se ha appena smesso di piovere e il cielo ti guarda come se fosse una promessa. La prima cosa che vuoi mostrarle è quella che è stata finora casa tua, senza esserlo veramente per scelta ma sempre lo è stata per necessità, convenienza e tutte quelle cose che nascono dal tuo stesso sangue. Mai per scelta. C’è l’acqua in mezzo, ci sono due anatre un pesce e tutto quello che un rivolo d’acqua inquinato è in grado di nascondere. Ci sono le girandole mosse dal vento, ci sono i panni stesi, i muri lasciati con l’intonaco, grigio, perché non si hanno i soldi per dargli una mano di vernice. Ci sono i coppi sbiaditi, le antenne nuove per il digitale terrestre, la numerazione dei canali completamente saltata e coinquilini che si aggirano sperduti per i multiplex alla ricerca delle amate emittenti che hanno traslocato sul telecomando, ci sono io, che tento di spiegare la differenza tra frequenza e posizione, e prendo in mano soprammobili, le poche cose rimaste in casa, soprammobili, appunto, e guide tv, sempre quelle, da quando tutto è iniziato, e televisori analogici, panda che resistono in una casa tua non per scelta, ma per sangue, ché scalda uguale, ma poi arriva un momento, un momento che non decidi tu, a dire il vero, dove ti viene voglia di mostrare un rivolo d’acqua, e i panni stesi, e i muri con l’intonaco scoperto, e indicarlo, e dire “benvenuta a casa”, dove casa, da oggi, da adesso, non è più di là dal fiume, ma è dove metti i piedi tu. E tutto il resto lo carichi su una barchetta ormeggiata a riva, e lascerai che vada a depositarsi in mare, a spiaggiare come balene ingorde sulla sabbia dell’Adriatico. Casa, ora, diventa la definizione di ‘scelta’, e a differenza del sangue, non sarà solo rossa, ma di tutti i colori che calpesterai tu.

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6 risposte a Le cose che basta una pioggia a lavare via

  1. Okay? Okay. scrive:

    casa: mettersi le mani addosso e smettere di sanguinare a meno di un centimetro di distanza. (cit.)

    facciamo diventare questa scelta dei colori che non si vedono quasi mai, se non dopo una notte di pioggia.

  2. Attimo scrive:

    Sempre si vedono.

  3. Alessandra scrive:

    Non so chi lo diceva che “home is where the heart is”. Forse stava scritto in una canzone, o forse è la battuta di un film…non è importante…però è una cosa in cui credo. “Casa” è molte cose, ma è forse soprattutto dove senti di essere te stesso…e a volte per essere te stesso devi andare lontano, altre volte devi tornare indietro. E’ la vita che ti porta di qua o di là.

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