Il ricambio generazionale nei dejavu

Ti riporterò indietro nel tempo, per farti ascoltare gli album che mi fanno venire i lividi al cranio. Ti porterò avanti nel tempo, per piantare alberi ai lati delle strade statali. Ti lascerò nel presente, a celebrare messe pagane con foglie al posto dei crocifissi.

Oppure niente di tutto questo, io rimarrò in disparte a curarmi lo stomaco, ché a forza di fidarmi di lui, gli son venuti i crampi per lo sforzo. Oppure rimarrò qui, esattamente dove sono, e lascerò fare al vento, che verrà a prendere tutti i vostri ricordi e finalmente li esporrà al sole, alla mattina, di fronte alle vostre finestre, e poi vediamo, se vi verrà ancora voglia di alzarvi, al mattino, vediamo, quanto tempo ci metteranno i vostri occhi ad appassire. Il vento, verrà a prendervi, e se gli aquiloni si impigliano agli alberi, voi vi impiglierete ai guardrail, sperando che una macchina, ogni tanto, finisca fuori strada.

Le persone che pranzano da sole, ovunque esse siano, mi fanno sempre molta tristezza. Poi ti accorgi che, finito il pasto monodose, tirano fuori il telefonino e accendono un sorriso radioso, di quelli che ti sei dimenticato ormai come si fanno. E capisci che la cosa triste non esattamente è pranzare da soli, ma guardarsi intorno, credendo di riconoscere tutto, scoprendo di riconoscere niente.

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2 risposte a Il ricambio generazionale nei dejavu

  1. Mads scrive:

    Se non riconosci le cose vecchie, comincia a conoscere quelle nuove.

    https://www.youtube.com/watch?v=Bv1iUvbyjFQ

  2. Attimo scrive:

    Non conoscevo, infatti. Grazie!

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