Cristallino

Il finestrino si rompe esattamente dopo i mille canonici km percorsi, il sistema di carrucole interne cede di schianto di fronte a casa, forse non riuscendo a reggere lo sguardo materno. Non mi ricordo piu l’ultima volta in cui ero davvero contento di rivedere mia madre, e mille km mi sembrano carezze e il citofono mi sembra un copertone squarciato in corsia di sorpasso. Il vetro del finestrino cede e si blocca e diventa analogico proprio di fronte a casa, quando non è rimasto più niente da fotografare, quando le finestre aperte delle quattro del pomeriggio ti sembrano bocche sguaiate che ti urlano addosso, quando il vento dell’autostrada assomigliava tanto alla suoneria del cellulare quando mi chiami. Il vetro diventa improvvisamente vintage, rimane fermo sulle proprie posizioni quando riabbraccio la stanza delle torture, quando posso sentire tutto, ma non toccare nulla, quando posso immaginarmi tutto, ma non toccare nulla, quando posso piangere tutto, ma senza bagnarmi i piedi. Così, i giorni seguenti, guido per Ferrara con il finestrino chiuso, e fanno tanti gradi quanti gli anni che mi sento, e sudo, e non posso proprio farci niente, perché sono tutti in ferie e nessuno ha voglia di spaccarmi i vetri che nemmeno vanno in frantumi, no, semplicemente rimangono chiusi. Guido per una Ferrara che si sta per risvegliare da tutto quello che non è stata capace di essere, con le crepe che si nascondono tutte dentro (quella sera che mi hanno spiegato i reali e tangibili e omertosamente taciuti danni del terremoto mi è venuto da piangere) (piangere è la cosa che più assomiglia a un tuffo in mare che abbia mai fatto durante quest’estate che sa di basilico e di limone), e fa ancora più caldo, anche di sera, anche di notte, e porto da un capo all’altro di questa città di cui invece che sentirmi figlio mi sembro più padre gli oggetti per sopravvivere all’autunno, tutti oggetti deperibili, che si sciolgono, che mi incrostano il parabrezza. Ho il vetro del finestrino che è entrato in sciopero davanti a casa, protestando per avermi riportato lì, dice che non farà più il suo dovere fino a quando non me ne andrò, allora ho aperto quello del lato passeggero, entra l’aria tutta da un lato, mentre io guido, entra l’aria che porterà in salvo birra, gelati e i nostri passati, che secondo me, il prossimo autunno, si scioglieranno pure loro, l’aria entra solo da un lato e per prendere fiato, in questa città buona per le torture silenziose e progetti di cui ci vergognamo, mi tocca girarmi di lato, mentre guido, dalla tua parte, l’aria entra tutta lì, insieme alle canzoni che ho ripreso ad ascoltare senza vergognarmene più, che mi tirano per i capelli e mi chiedono dove ero stato, per tutto questo tempo.

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2 risposte a Cristallino

  1. Simone scrive:

    Povera la mia Polo ;-p

  2. Attimo scrive:

    Pensa il fortunato che l’ha acquistata.

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