Gli umori corrodono il marmo

Il cielo è piu azzurro, le strade più vuote, le scale mobili più lente, gli avvisi sulle macchinette per i biglietti scritti a mano, col pennarello, con la calligrafia leggermente tremante di quando si prova a scrivere in verticale su una lastra di metallo, quindi ancora più impellenti, per terra ci sono bollini promozionali che segnalano le informazioni offerte dal rinnovato servizio clienti, e dentro ci mettono dentro anche gli scioperi, come se il disagio facesse parte del gioco (come se tutto fosse un gioco?), le scritte sui muri sono su qualsiasi muro, anche quelli sacri, quindi sono ancora più scritte, gli accendini li vendono ovunque, tutti ti ascoltano, anche chi non dovrebbe farlo, tutti si salutano, tutti ti guardano dritto negli occhi, le persone, ecco, le persone sono piu persone, le vie spaccano a metà la città e le gambe, che tremano, e gli occhi, che si chiudono, e devi tenerli chiusi se vuoi andare in mezzo alla tua fortuna, e le paure sono piu paure, e il caffè più amaro, e quindi più caffè, e i muri piu scrostati, e quindi più muri, e spuntano vicoli ovunque, dietro una cappella o esattamente in faccia, e hanno nomi strani, alcuni si chiamano Passato, e i veli sono piu veli, più impalpabili, piu impossibili, e le cose da mangiare sono piu morbide, l’impasto sembra il culo di un bambino, e le dita sembrano più dita, vorresti toccare tutto (tutto), anche il mare anche i boschi che intravedi soltanto da lontano e chissà mai se ti perderai là dentro un giorno. E il futuro sembra piu futuro, perché non esiste, e le attese diventano interminabili oppure di secondi, e dentro ci puoi infilare niente o tutto, e scappare via per non sentire il botto, e i botti sono più fragorosi e perentori come un’unghia che mi erode lo stupore, e lo stupore sembra ancora più stupore, e le fotografie ancora più inutili, usa gli occhi, chiudili, mentre ti fai deridere dagli scout che ti passano di fianco ma puoi sentirne i ridolini, mentre allunghi le mani nel vuoto, che sembra meno vuoto, dove il sole è ancora piu sole, e te li fa abbronzare gli occhi, e a casa fai la doccia con gli occhi chiusi per evitare che il cloro lavi via l’abbronzatura dal tuo cristallino, e dove non c’è bisogno di girare con lettori mp3, perché tanto prima o poi qualcuno si ricorda di dimenticare il futuro e il passato (soprattutto il passato), e canta agli sconosciuti, dove ridere diventa ancora più ridere, dove il mare ti tocca i piedi e riporta a riva bottiglie di plastica vuote e l’insistenza, che ti bagna le caviglie e poi la spruzzi in giro, a irrigare la pelle e lo stomaco, dove si ha sempre sete, dove decidi che tornerai, dove decidi, dove si scoprono cose che si sanno già, dove la cocacola è più ghiacciata, e ci sono gli asili per grandi e per bambini, e tu sai già dove ti iscriverai a settembre, dove i padri sono più padri, e cantano, o ti vengono a prendere in stazione in silenzio, in fondo è la stessa cosa, non si chiedono perché, dove ci siamo ma non ci tesseriamo, dove ci sono i palloni da basket incastrati nei loculi delle madonne, e nessuno verrà mai a tirarli via, dove le madonne giocano a basket e le cuoche ti salvano la vita, dove le persone si parlano dai balconi, dove le foto galleggiano e sono più sbiadite, e dunque più foto, dove le saracinesche colorate ti fanno sembrare di essere dentro un bazar e sembrano più negozi, dove ci sono le vie dove vanno a dormire i libri d’estate, chiusi a chiave, dove ci sono le impalcature a circondare le accademie, e non posso toccarne i muri, dove i professori fanno fare gli esami sulle panchine di legno, dove ci sono le Punto azzurre (azzurre anche le macchine, mica solo il cielo) che rovinano le cartoline ma ti proteggono dal vento e si riesce a fumare, dove ti manca il respiro se insisti troppo a guardare, dove un giorno ci sarà il tuo nome sopra i muri della metro e mi ci appoggerò sopra, mentre aspetto il prossimo treno, e aprirò gli occhi, allora, solo allora, e vedremo dove mi avrà portato la mia fortuna.

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3 risposte a Gli umori corrodono il marmo

  1. Mads scrive:

    Ho appena chiuso il mio blog per motivi che non sto qui a raccontarti, sarebbe lunga, ma anche corta. Non so bene cosa sto facendo,non so chi tu sia, sembro una che vaga per le strade di qualche grande città sperando di trovare un posto che gli piaccia, uno di quei localini carini che ti accolgono con una musica che fa sentire coccolati. Sono arrivata qui, non mi ricordo però quale strada ho fatto. Questo è uno di qui piccoli locali lì, mi ci fermerò per un po’.

  2. Attimo scrive:

    Qui ormai non ci viene più quasi nessuno, peraltro. Però si serve ancora cedrata.

  3. Mads scrive:

    Meglio che non mi va per niente di stare in posti affollati. Buona ‘sta cedrata…

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