Tutto diventa Vero

L’altra sera sono rimasti impigliati gli auricolari nella portiera dell’auto, con l’ingresso che penzolava indisturbato andando a grattare la barba dell’asfalto. Me ne sono accorto soltanto rientrato a casa, erano auricolari di ottima fattura, di quelle marche di cui ti puoi fidare, faceva sentire i bassi mi faceva tremare lo stomaco in modo adeguato alle mie aspettative, insomma, un po’ mi spiaceva, vedere lo spinotto tutto graffiato, ricoperto di solchi che soltanto un asfalto molto duro e molto inflessibile può infliggere.
Ho infilato lo spinotto nel pc, ho fatto partire Vero, ché ormai l’avrò ascoltata il numero di volte pari a tutte le lentiggini che possono spuntare sulla schiena, a tutti i capelli che potevano rimanere impigliati tra gli incisivi ai cancelli delle stazioni cui appoggiarsi mentre il sangue diventa vento, e si sentiva tutto male, sentivo il rumore della strada percorsa, le sveglie all’alba, le sveglie al tramonto, mi sentivo sveglio, per niente perspicace, ma sveglio, sentivo solo graffiare, sentivo l’asfalto che mordeva la cosa più bella di questi mesi, sentivo Vero tutta così disturbata, e mi è venuta voglia di usare le canzoni e intrecciarle come si intrecciano le ceste, o i cesti, femminile o maschile? Sicuramente plurale. E riempirle e attaccarci sopra una carta che assomigli a un cielo, e dentro tutta la pazienza del mondo, che le faccia assomigliare a qualcosa di vero.

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