Tutto diventa vero, e tu invece no

Ho pedalato per circa trenta chilometri con il vento a favore, dimenticando volontariamente che avrei dovuto farne altrettanti contro vento. Ma così mi aveva detto il mio stomaco, mi aveva detto di riprendere la bici in mano proprio oggi, con il sole, ma con il vento, con il cielo terso, ma con il vento, con mille altre cose da fare, ma con il vento. Non ricordavo esattamente la strada che avevo in mente, ho dovuto chiedere a un padre che portava a spasso il cane e la figlioletta, che si è subito spazientita e ha chiesto di poter tornare immediatamente a casa. Il padre, invece, mi ha spiegato una strada che ho finto di riconoscere, per premiare la sua disponibilità a darmi una mano, e mi ha augurato “buona passeggiata”, nonostante fossi in bicicletta, nonostante fossi agghindato nel modo più buffo e fantozziano, ciclisticamente parlando, indossando il paio di occhiali che portavo al liceo, con i quali tuttavia vedo molto più nitido che con gli attuali. E ho fatto finta di niente anche sul suo “buona passegiata”, e anzi, l’ho sferzato, o accarezzato, chissà, dandogli del tu. E poi ho davvero sbagliato strada, ma sono riuscito a recuperarla, ricordandomi nomi di paesi in cui non passo mai e mai ripasserò, forse, ma le stradine più strette e dimenticate erano chiuse causa terremoto, e sono dovuto ritornare sulla ex statale, ora declassata a provinciale, e un po’ ci sono rimasto male.

Poi sono arrivato in quel posto dove c’era un vecchio obeso seduto solo nella panchina a fianco la mia, in un paese dove si incendiano gli alberi di natale, a capodanno, e sono salito sull’argine, attraversando un ponte fatto di legno e di ferro arruginito e dalle intercapedini inquietantemente larghe, con le assi che ballavano pure quando si poggiavano sopra le zanzare. E dall’altra parte del Panaro mi aspettava una cosa che non ha storia, su internet non si trova nulla, c’è soltanto un cartello stradale a reclamizzarla, e me la ricordavo perché ci ero finito per caso svariati anni prima, e mi ci ero seduto vicino, e volevo fare più o meno la stessa cosa, oggi, ma ora questa cosa è recintata, ha una sbarra automatica che impedisce l’accesso, e non sono riuscito nemmeno stavolta a inventarmi una storia su di lei. E’ un posto che esiste perché esiste un cartello stradale a indicarlo, ma credo che rimosso quello nessuno si accorgerebbe dell’esistenza, di quello che non c’è, ed esiste nello stesso modo in cui attorno esistono altri posti simili a lui. Ma quel posto ha un cartello stradale, a indicarlo, quel posto è speciale, forse, perché su di lui si possono inventare tutte le storie che vogliamo. Storie nuove, storie vecchie, comunque diverse da quelle che quel vecchio obeso mi avrebbe saputo dire, e mentre ripiego verso la Burana, lo incrocio di nuovo, stavolta però è in compagnia, e così capisco, era lì ad aspettare l’amico, anziano e consumato nel suo corpo scheletrico, per passare un infinito pomeriggio di una domenica pesante di vento che portava in giro per la pianura storie di cui nessuno si voleva far carico.

Ho incrociato anche un altro ciclista, agghindato in modo più pertinente del mio, era lì a bordo strada, sull’argine del Panaro, a osservare la ruota sgonfia della sua bici da corsa. Avevo proseguito oltre, poi avevo invertito il senso di marcia, fidandomi per la seconda volta, oggi, del mio stomaco, chiendondogli se gli poteva essere utile la mia pompetta, lui ha detto grazie, ma sta arrivando mia moglie, e io ho deciso di intrattenerlo un po’, gli ho raccontato di quella cosa che stavo cercando, lui ci passa lì da dieci anni ma non se n’è mai accorto, ne sapeva meno di me, dice che è di Finale, e quando ha detto Finale, così, senza Emilia, ho subito pensato a quella cosa là, il terremoto, quasi vergognandomene un poco, dell’associazione, e ho pensato che tutto sommato non fosse così male, che dopo il terremoto la gente riprendesse ad andare in bici, così, per puro piacere, e che io fossi lì a ricordargli di alberi dimenticati.

Tutto diventa vero, tu invece no. Ho comprato 84 metri di spago, in tre colori diversi, per tentare di far diventare vero qualcosa che mai lo è stato, o mai lo sarà. Solo materiali naturali, mi avevano detto, dal Comune, e ho comprato solo corda di canapa, poi, per legare i sogni all’albero. E ho pensato a come forarli, i sogni, come appenderli, così, in strada, come panni stesi, lavati, come se i sogni potessimo lavarli, secondo me se li lavi si infeltriscono. E tornare da Rovigo con il portellone aperto e i sogni tra le gambe, in uno scatolone pieno di carta usomano, si dice così, grammi 300, e due bici nel baule lasciato aperto, che dicevano soltanto prendimi, e tu che fai, le prendi. E ridefinisci il ‘karma’. Tutto diventa vero, tu invece no. Il nodo va fatto dove c’è la scritta ‘Amor Fu’, dice mia madre, che non ha ancora capito cosa serve, stampare sogni, ma non si fa troppe domande e quando c’è da legare assieme qualcosa, che siano sogni o spago colorato, si inforca gli occhiali. E mio padre che li chiama Amoriu, e tu che mi dici che sembro diverso stasera. Non vero, diverso. E stasera in piazza i sogni non ce li ho portati, come mai, mi chiedi, perché sarebbero volati via, tira troppo vento. Bisogna tenerseli stretti, ogni tanto, come cuscini non troppo spessi, non troppo sottili, il giusto per dormire comodi, ogni tanto.

Ho visto abbastanza concerti degli Afterhours per ricordarmi quando si deve piangere, quando si deve ridere, e quando si deve mangiare l’aria buttata in faccia dalle chitarre, quest’ultimo secondo me il miglior momento di un ipotetico concerto degli Afterhours. Stasera quando è arrivato a quel punto della strofa, dove tutti diventano veri, e tu invece no, ho fatto piangere le labbra, e mi sono morso gli occhi, perché non riuscivo a capire se quello che rimane un sogno, sei tu, o sono io. Lo chiederò al mio stomaco.

Questa voce è stata pubblicata in Asfalto, Catene, Linea d'ombra e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Tutto diventa vero, e tu invece no

  1. lo stomaco non può mentire e questo pezzo è meraviglioso. “padania” è una sintesi talmente perfetta di *tutto* da non saper aggiungere altro.
    e non so se è stata solo una mia impressione, ma il concerto estivo di quest’anno mi è sembrato il migliore tra tutti quelli visti finora.

  2. Attimo scrive:

    impressiona anche come loro, nonostante tutto, abbiano pur sempre più energia di noi sotto il palco, ammettiamolo. e che i pezzi degli ultimi anni, altro non siano che enormi carezze per tentare di farci fare un passettino almeno avanti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *