La canzone del parco

Domani è lontano. Mi dicevi che dovevo fare una lista delle cose che mi sarebbero servite. Che dovevo isolarmi e pensare a me stesso. Che era meglio se non mi facessi vivo per un po’. Che dovevo riconsiderare le mie priorità. Che in fondo non c’era nulla di male. Che ci stava tutto. Che forse un tempo sarebbe tornata. Che bisogna essere pazienti. Che l’egoismo ad un certo punto è necessario. Che mentivo a me stesso prima ancora che agli altri. Che sono un codardo. Che dovevo partire. Che dovevo resistere. Che dovevo imparare ad essere piu chiaro. A dire di no. A usare il filo interdentale. Ad ascoltarmi. A non inseguire le paturnie altrui. Che dovevo stare fermo. Non avere fretta. Non avere voglia. Andare a letto prima. Andare sul letto di un analista, con o senza apostrofo. Andare a letto con un’analista? Rivalutare le esperienze passate. Legarmi ai termosifoni. Legarli ai termosifoni. Dire le cose come stanno. Stare come le cose dicono. Chiudere gli occhi ogni tanto. Smetterla di caricarsi il mondo sulle spalle. Smetterla di annusare anche i tombini, come fanno i cani quando li porti a spasso. Che dovevo portare a spasso un cane. Che dovevo prendermi un gatto. Che dovevo uscire con gli amici. Cambiare aria. Fare quello che mi piace. Dire la verità. Mentire. Dirla in parte. Mentire. Giungere a conclusioni. Tornare quello che ero. Andare avanti. Pensare ai soldi. Alla benzina. Stare in casa la sera. Uscire di giorno. Uscire di sera. Lavorare di giorno. Lavorare di sera. Avere un progetto. Fissarti dei micro-obiettivi. Dimenticare. Far finta di niente. Far niente. Niente è servito, quanto, ora, dire sottovoce, in un treno pieno di gente, fermi sul ponte, che sono stanco, e stare a vedere che succede, se qualcuno apra il finestrino, se qualcuno cambia di posto, se inizio a sudare, se tu cambierai, se qualcuno mi si siederà vicino, se mi verrà voglia di gettarlo dal finestrino, insieme a tutte le cose che abbiamo sprecato, tipo la fortuna, la sfortuna, il magone, la carne, noi, l’attesa, la riverenza, la pazienza, gli errori, anche quelli abbiamo sprecato, gli errori. I rami stupidi.

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2 risposte a La canzone del parco

  1. Alessandra scrive:

    la stanchezza, quella stanchezza di cui parli tu, è una bestia maledetta. almeno quanto la solitudine.

  2. Mads scrive:

    Peggio della solitudine. Peggio.

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