Domani non ti dirò nulla domani ti dirò tutto

Quando abbiamo iniziato a permettere agli altri di poterci dire tutto? Non me lo so spiegare, dice Max e te lo dico io, mentre dormi, la cosa che mi colpisce di più, degli Offlaga Disco Pax, non è la nostalgia o l’ironia (“Forza Spal”, urla uno dal pubblico, “Tua sorella”, risponde pronto l’agente immobiliare che si fa menare per difendere i soldi della borghesia) o il socialismo o le lacrime tascabili, no, è la laconicità, è una resistenza gandhiana alle cose brutte che avanzano ancora più in fretta dell’ingiustizia sociale o della toponomastica stuprata, è questa consapevolezza che qualcosa (ma cosa? ma quando?) ci è sfuggita di mano. “Ci hanno davvero preso tutto” non è un urlo o uno slogan ma una vecchina che inciampa sul marciapiede in una via nascosta del centro, e il cane che le lecca il viso rigato da silenziose e composte lacrime, e lei che non si capacita come sia stato possibile, che abbia perso l’equilibrio, esce tutte le mattine senza bastone, eppure si ritrova un taglio in fronte, eppure non sta chiedendo aiuto, raccoglie le sue lacrime nelle tasche del vestito consumato, e si rialza, ed entra in casa e si richiude la porta dietro di sè. E basta. Le cose brutte che erano incongruenti e prima ancora insostenibili per non dire strane, addirittura belle, avanzano in fretta, trincea dopo trincea, e noi arretriamo, chiniamo il capo, lasciamo loro fare, fino ad arrivare alle tre di una notte qualsiasi dove fa ancora dannatamente abbastanza freddo, a chiederci quando abbiamo iniziato a concedere di tutto, agli altri, e a noi niente? Noi che ci prendiamo tutto, quello che ci capita, e non rubiamo nulla, alle circostanze, un modo molto codardo ma appunto sincero di descrivere questo mercato equosolidale di organi in movimento (dunque vitali?), e dove sincere non sono le intenzioni, ma le paure, le voglie, tutto quello che nasce dalla pancia e dai piedi, e non dai capelli, ché quelli si possono sempre tagliare, ma le mani e le nuche no, quelle sono inderogabilmente sincere. Quando abbiamo smesso di ascoltare dischi per stropicciarci gli occhi (chi porta le lenti non si ricorda più quanto sia bello farlo, anche per questo tengo gli occhiali), quando abbiamo smesso di tagliarci i capelli per farci accarezzare, quando abbiamo iniziato, voglio sapere il momento esatto in cui abbiamo iniziato a permettere di diventare tutto per gli altri, e niente per noi. Quando esattamente ci lasciamo invadere le caselle di posta elettronica di malafede elettronica, di amori elettronici, di gelosie elettroniche, di equivoci elettronici, quando abbiamo smesso di spaccarci le ossa, di tagliarci le vene, infilarci le dita negli occhi e fare trecce dei capelli e delle viscere? E’ così che ci avevano insegnato a vivere, in fondo, a non considerarci bestie da addomesticare, ma tutti quanti gocce, in picchiata dalla stessa nuvola, e invece siamo finiti a litigarci il cielo come fiocchi di neve impazziti.

E invece, da domani andrò a vedere Corradino Mineo, ben due volte, porterò a spasso cani, ben più volte, mi ricorderò delle torte schiacciate dentro pietre dai nomi buffi, proverò a sistemare le cose, non scriverò una parola, trasformerò il silenzio da virtù a necessità, andrò a benedire caselli autostradali con il sudore della tua fronte che hai lasciato sul vetro, e soprattutto, abbandonerò, loro sì, tutti i nostri Quando ai lati della carreggiata.

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2 risposte a Domani non ti dirò nulla domani ti dirò tutto

  1. senzanomenero scrive:

    alcune frasi davvero formidabili, qui e altrove.
    questa su tante: “andrò a benedire caselli autostradali con il sudore della tua fronte che hai lasciato sul vetro”.

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