The Artist

Quando avrò smesso di dissociarmi in miliardi di pezzettini (più di quanti ne compongano ecc.) credo che percorrerò ciascuna Strada Statale, quelle con i cartelli blu, non verdi, quelle sotto la giurisdizione dell’Anas, insomma quelle contrassegnate ‘SS’, le percorrerò e fotograferò tutto quello che si vede, lungo una Strada Statale, e poi farò una mostra fotografica e la chiamerò ‘Distruzioni per l’Uso’.

Questo quando avrò smesso di suddividermi in miliardi di pezzettini.

Oggi ne stavo percorrendo giusto una, di Strada Statale, che poi secondo me ‘SS’ sta per ‘se se’, dovrei sentire quelli dell’Anas, uno dei miliardi di pezzi che compongono l’Anas e chiederlo, il significato di due se vicini, oggi guidavo però lungo una SS e ho notato varie cose, come la scritta sul cavalcavia ‘Fini comunista’, che nonostante tutto a me continua a fare molto ridere, non so perché, e poi al chilometro 49 (ho pensato: ricordati i chilometri, così ritroverai tutto, quando tornerai qui tutto intero) di fronte a un capannone industriale chiuso, essendo domenica, c’erano due ragazzi, forse stranieri?, che stavano dando fuoco a un bidone per cuocere la carne alla griglia, di domenica, di fronte a un capannone chiuso, grigio. E poi, qualche chilometro più avanti, tra i due guardrail che scorrono a suddividere le due carreggiate, dove di solito non ci sta nulla, se non bottigliette vuote, sassi, pezzi di copertone, e le nostre vocali che volano fuori dal finestrino e si impigliano lì, incagliate a dividere i due sensi di marcia, qualche chilometro più avanti è cresciuto inspiegabilmente un piccolo arberello, alto quanto ero alto io quando ero tutto intero, quindi tanti anni fa, presumibilmente, alto quando portavo ancora gli occhiali tondi, e verdi, invece che stretti, e neri, e se ne sta lì, ormai rinsecchito, presumibilmente morto, ma se ne sta comunque lì, ritto, in piedi, incurante delle macchine che sfrecciano, cresciuto ostinatamente dove non poteva crescere, ingabbiato da due guardrail che lo soffocano, in mezzo a macchine che vanno sempre più veloce dei limiti consentiti.

Avrei fotografato queste tre cose, e ci tornerò, o ci torneranno uno dei miliardi dei pezzettini in cui sono diviso, e poi ho pensato che da solo non ce l’avrei mai fatta, che non si può guidare, e fotografare, contemporaneamente, e che fermarsi in mezzo a un se se è pericoloso, possono asfaltarti, e questo sospetto, che da solo non ce l’avrei fatta, è diventato certezza quando ho visto una quarta cosa da fotografare. Ad un certo punto infatti il mio parabrezza si era riempito soltanto di grigio. Grigia la strada, grigio l’asfalto, ormai consumato, grigi i guardrail, grigi le costruzioni a bordo strada e grigi i vetri delle finestre degli edifici, che registravano un cielo grigio, appunto, e grigia pure la mia testa, riflessa sul parabrezza che sapeva contenere solo grigio, inclinata, a guardare e ad andare in miliardi di pezzettini.

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2 risposte a The Artist

  1. Alessandra scrive:

    dissociarsi in miliardi di pezzi mi pare molto pericoloso…ma almeno questi pezzi si fanno compagnia o la guerra?

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