I’ll sell apples and ice water

Di tutti i posti per cui siamo partiti, di tutti i posti da cui siamo tornati, non rimane più nulla, se non il loro vuoto ricordo. Il 2011 ha riscritto il nostro vocabolario, e ce lo siamo messi in tasca mentre tentavamo di scaldarci le mani infreddolite nei posti che più assomigliano a casa nostra, ormai: stazioni, aeroporti, autostrade. Abbiamo fallito ancora, abbiamo fallito ancora meglio. Ora non ci resta che andare a vendere mele e acqua ghiacciata.

(E non c’è stato nemmeno un disco dell’anno, per me, quest’anno. E ci sono stati ancora loro, sempre loro, ma hanno saputo infilare dentro la busta ancora nuove canzoni)

(Ma dovendone proprio proprio dire uno, sparo razzi arpie e fiamme e benzine e autogrill e chiacchiere in via Garibaldi a Lucca e sudore e sudore e sudore e le pellicine delle dita che ancora le mangio, ché ho sempre fame)

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7 risposte a I’ll sell apples and ice water

  1. Simur scrive:

    Smetteremo mai di mangiarci le pellicine?

  2. alice scrive:

    The National ci hanno unito, quest’anno.

  3. Alessandra scrive:

    i The National sono sempre spettacolari e tu, Fabio, metti insieme delle cose sempre emotivamente trascinanti. Ho adorato “Fail again, fail better” lo scorso anno e mi piace tantissimo questo nuova “sintesi 2011”, che è ricca di porte che si chiudono, di mezzi di trasporto che arrivano e vanno, di ombre, di notte e di luci. Tutto on the road. Una specie di inno nostalgico, metafora di vuoti e pieni della vita.
    L’anno scorso ti ho copiato l’idea, ma quest’anno ho veramente poco da dire. Il massimo che potrei fare…credo sia una playlist con le canzoni “di accompagnamento” – e non sarebbe un granchè comunque.

  4. Attimo scrive:

    Un saltellare tra un vuoto e un altro, sì.

  5. e. scrive:

    Che poi, a mangiarsi le pellicine, esce il sangue e lo si ferma con fazzoletti e scotch.

  6. ilmagodiossh scrive:

    Mi piace “scaldarsi le mani infreddolite”.
    [davvero]

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