Giorni vacanzieri / 2

La birra sui piedi, gli irrigatori sulle magliette, le scatoline in testa, i telecomandi sul pavimento, i telefoni sul divano a rimbalzare per i tremori che non scuotono abbastanza. Le interruzioni delle interruzioni delle interruzioni. Le gomme da cancellare in tasca, i cambi d’abito, le versioni sanremesi, gli ODP a 100 km da qui, il palasport di domenica pomeriggio, i sandali, saltare è più comodo di camminare, sputtanare Fred Astaire e non solo lui, la punteggiatura, le faccine, il tuo scrigno, il mio scrigno vuoto, le compagnie aeree, i rimpianti, i rimorsi, il non riuscire a concentrarsi per dieci secondi di fila, i libri di design che pesano quanto il mio spread, i titoli investiti, le emozioni investite, i ricordi investiti e nessuno che prenda mai il numero di targa, le partite in Cina, io che odio la Cina, e le prossime domande per cortesia, e la Calabria che sembra la California, distante uguale, e la Pianura Padana che sembra l’Arizona, e i Perturbazione che sembrano i Beach Boys, e sempre i soliti cd, e inventarsi delle vacanze anche solo per sentire della musica diversa, o per vedere dei sorrisi stampati sul finestrino e sui miei occhiali, e le cattive abitudini, e le insegne Agip da rubare questa notte, sempre che non ci siano le telecamere. Anche se ci saranno le telecamere.

Che ci hanno messo in testa?

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