Giorni vacanzieri

Quando mi cade in testa il foglio della poesia plastificata decido che è arrivato il momento di partire. Me l’aveva regalato due inverni fa il soldato Tom nell’ambito della missione di pace “Se io salvo te allora salverò me”, approvata da una risoluzione Onu con l’astensione del tuo fegato, dichiaratamente ostile all’intervento militare e favorevole invece a una soluzione diplomatica della questione.
Sul momento c’ero anche rimasto francamente un po’ male, una poesia stampata su un foglio giallo, non so, una scelta cromaticamente azzardata, e per di più plastificata, sembrava effettivamente un’arma di distruzione di massa, un batterio estratto dal laboratorio e sigillato in provetta, decidi tu quando aprirla. Non l’ho mai aperta, ma l’ho letta, più e più notti prima di addormentarmi, sottolineando con la saliva quella frase, sulla perdita, sul non dire niente, nemmeno una parola. L’avevo attaccata con lo scotch sopra il mio soffitto, quando dormo il mio soffitto si abbassa di almeno un metro e mezzo, avendo il letto incastrato dentro un armadio, per risparmiare sugli spazi e perché mi piace l’odore del legno del Mercatone Uno degli anni ’80. Negli anni ’80 non avevamo l’Ikea, andavamo al Mercatone Uno a comprare i mobili e le pile stilo in confezioni da sei e gli stereo, ora in questa stanza le pile stile sono finite, lo stereo se l’è portato via sorella quando è andata ad abitare da sola, è rimasto soltanto il legno color pioppo, o betulla, o frassino o platano, secondo me color platano, visto che il Mercatone Uno si rifornisce dalle terre circostanti e non siamo mica in Svezia, ma in Emilia, e abbiamo i platani e le nutrie, e non le betulle e gli scoiattoli. Questa poesia ha resistito a una primavera e poi un’estate, ha resistito all’autunno quando la saliva era venuta via e allora ho iniziato a sottolineare con le unghie, non dire nulla, muto, sulle perdite, e io muto, grattavo, poi l’ho spostata un po’, soltanto un po’ per far posto alle stelle, ma ha resistito, è rimasta avvinghiata al legno, quella poesia plastificata, la salvezza nel reparto salumi e surgelati del supermercato, hai levato pure lo scontrino, sei stato veramente impeccabile nella tua missione di pace, ha resistito anche a questa primavera e quest’estate devo dire che se la stava cavando egregiamente, poi l’altro giorno, così, da un momento all’altro, si è staccata e mi è caduta sulle gambe. Mi sono chiesto se non avessi più bisogno di leggerla, se dovevo rivenderla su ebay, se dovevo restituirla al Soldato Tom, ma non serve più nemmeno a lui. Adesso c’è un rettangolo vuoto nel mio soffitto di legno, che quando dormo diventa più basso per non far scappare via i sogni.

Stanotte ho sognato che giocavo alla x-box (io che sono rimasto fermo al Sega Master System II, e che giocavo al giuoco del pallone o della formula 1 o del tennis, al massimo mi spingevo fino alle polpette di riso di Alex Kidd o alla coda vorticante di Sonic), ero ai piedi di un ipotetico lettone matrimoniale di un’ipotetica casa di campagna, circondato da ipotetici amichetti e amichette seduti sul lettone, e avevo una telecamera puntata contro di me, ma sul momento non ci avevo fatto caso. Poi nei giorni seguenti vedo in tv il nuovo spot della Vigorsol, e vedo la mia faccia pallida illuminata dal bagliore della consolle tutta concentrata a giocare, rivedo la mia barbetta del sabato sera a segnare una pelle blu fluorescente, vedo le mie espressioni concentrate dentro questo spot della Vigorsol, che probabilmente avrà pensato che io quando mi concentro divento buffo e quindi ridicolo, quando mi concentro io tutto il resto del mondo si mette a ridere, avrà pensato la Vigorsol, hanno fatto anche delle riprese sul mio basso ventre che si muove avanti e indietro, come se stessi avendo un rapporto sessuale col materasso, e invece mi stavo solo dimenando mentre tentavo di superare il livello, ma hanno tagliato l’inquadratura, si vede solo il mio basso ventre e il movimento pelvico, e ora tutto il resto del mondo penserà che per me superare livelli è come fare l’amore, c’è il mostro finale da sconfiggere, e non si hanno mai abbastanza vite messe da parte.

Il rettangolo vuoto non l’ho ancora riempito, per il momento quella poesia staziona sulla mia scrivania, tra scontrini e libri e fotocopie e cartoline dalla Tanzania stampate in casa, un filo inquietanti devo dire. Quando quel foglio plastificato per evitare che il tempo lo prendesse in giro si è staccato dal soffitto, mi sono chiesto se non avessi più bisogno di leggerlo, se avessi finalmente assimilata la dose, se potevo congedare il Soldato Tom che ora mi paga le birre e mi chiede di Berlino e le guerre sembrano soltanto aneddoti da riservare ai nipotini. E ho deciso che no, questa volta non ci torno a Berlino, anche se è l’unico posto dove vorrei veramente andare, o tornare (fa differenza?), questa volta spiego a Tom dove bisogna perdersi, a Berlino, ma io vado da tutt’altra parte.

Ora faccio il biglietto per Roma Tiburtina, ora che arrivo io le fiamme le avranno spente, e mi chiedo peraltro dove si fermano i treni che vanno a Tiburtina, si fermano un chilometro prima della stazione e poi tutti giù, tutti a piedi? La prima tappa delle vacanze sarà una stazione chiusa che taglia in due l’Italia. La poesia però la lascio a casa, vado disarmato.

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13 risposte a Giorni vacanzieri

  1. alice scrive:

    come posso non amare il passo del movimento pelvico?

  2. Attimo scrive:

    Che giochi mi consigli, a proposito, per la x-box? In un’ipotetica vita in cui ne possederò una, intendo.

    • alice scrive:

      Non provocarmi con certe domande, potrei diventare molesta…
      Comunque se hai un pc degno, potresti provare Dragon Age Origins. E’ il mio gioco preferito ma dipende sempre dai gusti personali (e poi ti piace il fantasy? Non ti ho mai posto domande davvero importanti).

  3. Attimo scrive:

    Direi che si tratta de LA domanda. Non conosco il fantasy, ho un amico che invece ne va pazzo e ogni tanto ci aveva provato a inculcarmi il ‘virus’ del fantasy, ma senza successo. Allora mi dirottava su Gears of Wars e Halo, ma dopo otto secondi venivo seccato da un colpo partito a caso da un cecchino e/o alieno avversario mentre si fumava una sigaretta. Però mi ricordo che al gioco del Calcio o in Sonic ero veramente bravo.

    • alice scrive:

      con Sonic mi vien l’ansia: corre, corre, non riesco nemmeno a vedere i paesaggi e di solito prendo le facciate sui muri e non raccolgo nessuna moneta… Eh, considerato che gears e Halo non mi piacciono (ci ho provato ma mi annoiano) farsi consigliare da me non è scelta saggia…

  4. e. scrive:

    se vuoi scendo e chiedo supermario, eh.

  5. Attimo scrive:

    Poi tengo svegli i vicini.

  6. e. scrive:

    capirai, c’è una sfigata che non sa dormire che c’è caso ti gridi shhhhhhhh dalla finestra.

  7. Attimo scrive:

    Vogliamo il manico della scopa sul pavimento.

  8. e. scrive:

    è sfigata ma ha pur sempre una dignità. (forse)

  9. Attimo scrive:

    sfigata? però ha le peroni in frigo, voglio dire. parliamone, ecco.

  10. e. scrive:

    mi pareva di aver scritto invece no
    comunque il senso era: peroni, gran classe.

  11. Alessandra scrive:

    Roma, ottima scelta 🙂

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