Certe cose non si toccano

Certe cose non si toccano. Tipo i Notwist. O i colori. O le 2 di notte. O le lettere scritte a mano.

Mi sono arrivate due lettere scritte a mano, questa settimana. Entrambe inaspettate. Una l’ho messa in mezzo ai libri, aveva qualcosa di molto definitivo, come i libri, appunto, l’altra è ancora appoggiata sulla scrivania, perché è lieve come trovare parcheggio al primo tentativo.

Mi chiedi il significato di estate, me lo chiedi con il tuo solito tono che mi prende in giro e ti prende in giro, chissà mai quanto ti girerà la testa, mi chiedo, a forza di prendere in giro, ma comunque, io ti rispondo con una sola parola. Ma avrei potuto risponderti con un nome, con una domanda, con le telecamere di insicurezza, con i gradini di un portone, invece ho scelto un verbo. Un verbo che si pronuncia alle due di notte, quando molti sono andati a casa, ma non tu, o lei, o lui, ma non tutti. E lì sta la differenza tra chi ha capito cosa sia l’estate, e chi invece è condannato a ripetere tutte le stagioni non ogni tre mesi, ma ogni tre ore. Dopo il concerto quella volta mi sei venuto a raccontare di petrolchimici, che se dici petrolchimico adesso uno pensa ai gruppi musicali locali, e invece le parole sono immutabili, e petrolchimico significa sempre ‘petrolchimico’. E abbiamo sparso polipropilene e lotte sindacali sulle mattonelle del Listone dimenticandoci dei concerti e delle lotte personali. Se mi chiedi cosa sia l’estate, è smetterla di desiderare di essere da un’altra parte, almeno per il tempo di finire la birra o di improvvisare sovversioni di logiche aziendali predeterminate.

E quando ti fanno i complimenti per la maglietta, è successo l’ultima volta due settimane fa, tu eri preoccupato per le tue ascelle pezzate di sudore e inadeguatezze, e quella ti viene a fare i complimenti per la maglietta e dici ‘grazie’, facendoti sentire un poser, facendoti quasi sentire in colpa, dillo, l’hai fatto apposta, sei uscito coscientemente con quella maglietta per ricevere complimenti, e invece l’avevi messa semplicemente perché ti piace, e perché ti ricorda una sera a Bologna dove aveva appena smesso di fare freddo, e indossarla è una forma di rispetto per i ricordi.

Estate sono i vulcani che fumano perché si devono sempre tenere tutto dentro, poveretti, sono i complimenti alle magliette, sono i colori e i Notwist, sono le canzoni che non fanno mai ai concerti e allora te le devi ascoltare per conto tuo, ma ti viene comunque voglia di ascoltarla e ti tocca comprare il cd. Senza trarre conclusioni. Senza toccare nulla.

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