Bloodbuzz Emilia

Domani sarò ad annusare i piedi del buon e incazzato Savonarola per distribuire 500 copie di questa cosa qui:
Speciale The National a Ferrara

Se avessi partecipato anch’io alla stesura delle cartoline, come canzone avrei scelto Bloodbuzz Ohio, una di quelle canzoni che ti salvano la vita, niente di che, insomma, e avrei scritto più o meno questa cosa qui:

Faccio la doccia alle cinque di domenica pomeriggio. Mi bagno prima i capelli, poi il resto del corpo, l’acqua scivola giù fino alle caviglie, i piedi, le unghie dei mignoli usurate dal continuo urtare la punta delle scarpe. L’acqua si alza, lo scarico è intasato e l’idraulico liquido non si degna mai di bussare alla mia porta e farmi lavoretti pagati in nero.
Il moto ondoso della vasca mi fa oscillare come fossi in mare aperto, è un terremoto penso, è così che si devono sentire le persone mentre si ritrovano sorprese da una scossa di terremoto, se sono distesi a letto pensano di avere un capogiro, quando l’epicentro è lontano o sommerso in mare, se il lampadario oscilla durante un terremoto la prima cosa che pensi non è mai “si sta scatenando un terremoto”, ma altre cose tipo “mi sta per cadere in testa il lampadario”, “ho bevuto troppo l’altra sera”, “oggi non sono in forma”. La prima cosa che ti viene da pensare durante un terremoto non è mai quella giusta o pertinente, non ti verrebbe mai da credere che è davvero la terra a stare male, ad avere mal di testa e a mandare giù Moment direttamente in gola.

E invece è lei che trema, la tua testa sta benissimo, non hai bevuto, ed è così che ti senti ora, nella vasca del tuo bagno di cui conosci i ragni e la polvere e i solchi delle piastrelle sbeccate, ma ti sembra comunque di essere in mare aperto, mentre ti fai la doccia in pieno giorno, mentre ti mostri sfacciatamente pallido al sole d’estate, mentre lo scarico intasato alza muri d’acqua alti 90 metri.

Da dove sei disteso, con l’acqua che schizza dovunque bagnando tappeti maniglie e lavatrici, si vede soltanto una parte di cielo, ed è azzurra, limpida, il cielo oggi è tutto limpido e perfettamente azzurro e sembra una maglietta appena lavata. Ieri sera c’era una bicicletta legata al palo della luce su un marciapiede affollato di bicchieri, alcol, foglie di menta e pelle abbronzata e capelli pettinati e pantaloni abbassati, era l’Inferno ti sei detto, ti è venuto in mente Calvino e quella frase che prima o poi citiamo tutti, quella frase che dice che se vedi una bicicletta distesa sull’asfalto in mezzo all’Inferno anche se non è tua devi chinare a raccoglierla e riassestarla al suo legittimo palo. La bici poi si è scoperto fosse di un ragazzo con gli occhiali da sole che avevano lenti più grandi dei tuoi occhi quando mi abbracci e rilasci endorfine, aveva i capelli colorati di giallo, più giallo dell’uovo che ci metti nella carbonara la domenica mattina appena svegli, ed era più ridicolo di quanto io e te non riusciamo mai ad essere, nemmeno quando ci infiliamo bacchette per suonare la batteria su per il culo o almeno ci proviamo, almeno lì, rimaniamo vergini, non svendiamo troppo il ridicolo e il senso del ridicolo.

Ho i capelli bagnati, e non mi sento più solo.

Questa voce è stata pubblicata in Catene, Scivola, Songs e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *