Se i Girls in Hawaii facessero un altro album

No, niente, non è una condizione. E’ un auspicio. Non so se l’avete mai ascoltato, From here to there. E’ un album che in copertina ha il verde e l’azzurro, davanti, e dietro anche il giallo. Il giallo. Oggi in treno notavo come le persone bionde spiccano di più, perché hanno i capelli biondi, scintillanti. Gialli, quindi. Oggi ho preso il treno con i pantaloni corti, una cosa che nei giorni dispari non posso fare, ma in quelli pari sì. In quelli pari posso perdermi dietro San Giacomo de l’Orio ed entrare finalmente alla Coop, e constatare come, nei giorni dispari, non riuscirei proprio ad acquistare nulla, pena la perdita del treno. Sulla copertina di From here to there ci sono elementi naturali, ordinati, delimitati nettamente quanto silenziosamente. Ognuno ha il suo spazio, tutto è ordinato, tutto è armonico come solo la natura sa essere. From here to there, se devo dirti quattro album da comprare subito, non credo riesca a entrare nella quaterna, non te lo consiglierei proprio. Perché ci sono i classici, e poi gli imprenscindibili, e poi quelli che ti fanno venire voglia di toccarti o di ballare o di scrivere lettere anonime. O di litigare con tuo padre per una frase sui ragazzi del Comitato No al Nucleare, o di tornare a casa presto o di gettare il cellulare nel Canal Grande. Album importanti, ecco, ti consiglierei, e ce ne sarebbero almeno 27 prima di arrivare a From here to there. Dove 27 è un numero approssimativo. E’ così, proprio perché non rientrava tra i primi quattro album da prendere prima di un disastro nucleare, ho preso quello, un gruppo belga che fa album una volta ogni quattro anni, quando va bene, è morto pure il batterista, un paio d’anni fa, se dici un gruppo belga ti vengono in mente, che so, i dEUS, a me vengono in mente loro, che fanno le cose per bene e non compreresti mai un loro album, dovendone scegliere massimo quattro. Cari Girls in Hawaii, no, mi spiace, niente da fare, vengono prima gli altri. E loro farebbero ok con il capo, e continuerebbero a fare silenziosamente quello che sanno fare: suonare canzoni armoniche, niente di meno, niente di più. La copertina sembra fredda, sembra pulita, io l’ho trovata così dignitosa, così calda. Ho scelto il loro album proprio perché non pensavano che sarebbero stati scelti. Ho voluto far loro una sorpresa, sì, io a loro, loro che canzoni sorprendenti non credo riusciranno mai a scriverne, nella loro vita, sono stati capaci soltanto di fare canzoni belle, e dignitose. Senza aggiungere altro: come la natura.

Dormire quando si deve dormire, tacere quando si deve tacere, offendere quando è il momento di offendere. La dolce corrispondenza dei sensi, che quando è il momento di alzarsi in piedi va in frantumi, e rimane seduta, e spiazza tutti, e nessuno capisce che rimanere in piedi non è affatto una questione di altezza, o di gambe distese. Oggi mi sono dovuto rannicchiare per sbirciare sotto una saracinesca praticamente chiusa, e mi sentivo talmente alto, da là sotto, che avevo le vertigini e mi sono chiesto che cosa stessi facendo, e infatti dopo sono scappato come un ladro. Rimanere in piedi è scegliere con meticolosa attenzione quale libro appoggiare sul comodino, e ricordarsi che al mattino quando ti sveglierai, sarà ancora lì, richiuso, bello, dignitoso e silente. Mentre ascolto i Girls in Hawaii non riesco nemmeno a leggere i vostri labiali, ed è bellissimo, ignorarvi una volta di più.

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