Vuoti a rendere

Il cielo giallo autorizza a prendere le peggiori decisioni. Tentare di far venire due conti scarabocchiando il retro di un quotidiano, senza venirne fuori. Rimanerci dentro, allora, con tutti i due piedi, nudi, peraltro, e vedere di tirare fuori qualcosa di buono. O di cattivo. Non ci troveranno schierati, perché noi ci siamo da molto prima che tutto iniziasse. Solo che ci hanno insegnato l’educazione, e la cortesia, e il rispetto, e l’attesa. E la paura. Ci hanno insegnato la paura di mangiare l’insalata con un insetto schiacciato. Non l’hai lavata. Invece sì. Ti dico di no, c’è un insetto spiattellato su questa foglia, che ha lasciato una cremina lungo le increspature. Manda giù tutto, condito con olio e sale. Manda giù tutto, anche la paura, condita con aceto balsamico. Manda giù i vicini di casa rumorosi, quelli che alle 7 del mattino sono fuori a sistemare i panni e alle 8 di sera quando rincasi sono fuori a sistemare i panni. I panni sporchi si lavano in famiglia, ma si stendono ad asciugare all’aperto, e riconosci le spiegazzature, i segni e i ricordi dei litigi che furono. Strapazzati dentro le mura domestiche, ostentati per me che mi tocca vederli ogni volta che esco fuori di casa. Cosa ho fatto per meritarmeli? Cosa abbiamo fatto per meritarci panni puliti stesi ad asciugare? Che non ci laviamo da settimane e indossiamo da mesi sempre la stessa faccia consumata, raschiamo via soltanto la barba ogni domenica più per tradizione che per senso dell’igiene, la nostra faccia non la laviamo mai con secchiate di acqua di mare o con la pioggia, ché quando finalmente decidiamo di prendercela tutta quella inizia a scendere appena sali sul treno e finisce per bagnare le rotaie e far stridere i freni e i telefonini che innescano scintille che quando mio padre usava la fresa e sprizzava scintille arancioni da tutte le parti io mi chiedevo se potessero mai ferirmi, quei barlumi di luce arancione, e invece sono soltanto echi, finzioni sceniche per insegnarmi cosa significa ad avere paura, delle scintille, delle frese che levigano, levigano, levigano e cosa ci rimane, cosa ci rimane di questi dischi che ascoltiamo ascoltiamo e ascoltiamo? La prossima volta che ci vediamo ti porto un carro armatino giallo e il tasto ‘repeat’ della mia tastiera, e ti prego, non farmi notare che non ci sono tastiere col tasto repeat, non farmi notare assolutamente nulla e premilo assieme a me.

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