Dispetto

Io lo so che questo è un periodo storico in cui dovrei aumentare la solitudine e anzi goderne appieno, invece di cercare conforto in puerili mail senza risposta o in scambi di sms degni di un film di Wes Craven.
Lo so, che ora è quel momento in cui il dentista inizia a trapanare il dente, e non bisogna uscire dalla stanza a metà intervento rimandando tutto a tempi migliori. I tempi migliori non arriveranno mai, arrivano soltanto tempi, e non possiamo permetterci di declinarli con opportunistici aggettivi. E’ il momento, invece, di stare lì, di ascoltare attentamente il suono del trapano che ti rovista tra i molari, e assaporare con le papille gustative l’acre sapore dell’avorio tritato in minuscole particelle. E magari, ingoiarlo pure.

Però non ci riesco mica, non ci riesco a non prendere un treno per Faenza o Milano o Firenze, non ci riesco a rimanere fermo sul letto, non ci riesco a leggere “un buon libro”, a prendere in mano il mio curriculum, a fare qualcosa che serva, non ci riesco a non ascoltare, di nuovo, cazzo, i Massimo Volume sulla superstrada per il mare, non ci riesco a non inventarmi nuovi vicoli ciechi e nuove gomme da masticare.

La Resistenza si faceva restando allerti sulle montagne, ma poi i partigiani hanno anche sparato, no? E non ce la faccio a continuare a usare metafore di guerra, ancora, sempre le stesse, riciclate per ogni primavera da starnutire, poi arriva l’estate e ok, i concerti ci faranno dimenticare delle nostre esistenze, ora invece servono soltanto a farcele ricordare, le nostre esistenze, a farci prendere birre troppo grandi che ci gonfiano l’intestino e l’amarezza e la perspicacia, e notare i tic dei cantanti sul palco, le maniche troppo lunghe della giacca, le stempiature dei chitarristi e dei principi e le tue, anche, e girare in macchina con le casse delle autoradio che ti guardano imploranti non appena avvicini la mano al volume, e sul sedile hai una reflex spenta, uno zaino vuoto, pacchetti di fazzoletti per l’allergia alla primavera, e un vocabolario da scrivere a mano, non siamo più abituati a scrivere a mano e quando ci provo dò sempre la colpa agli svincoli dei binari, la verità è che in prima elementare la mia calligrafia era molto più comprensibile.

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Una risposta a Dispetto

  1. Simur scrive:

    Riguardo i tempi, non so, è vero che non possiamo permetterci di declinarli con aggettivi soprattutto perchè ancora non sono passati. Solo la storia si può declinare. Ora è il presente, va vissuto per quello che è, senza pensare troppo a cosa bisognerebbe fare ma invece si fa. Solo nel futuro avremo una buona visione del tempo ora presente.

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