Il momento “Giuliano Ferrara”

E’ tardi, sono le 2 di notte di un lunedì sera, e anche se sono appena stato al concerto degli Shout Out Louds, bello eh, bellissimo concerto, loro adorabili ti fanno saltare come si può saltare soltanto a Berlino, peraltro la tastierista bionda con camicia bianca e cravattina era molto didascalica nel sottolineare il concetto di ‘adorabile’, ma non è questo il punto, sono davvero stati adorabili, hanno davvero suonato i loro ‘classici’, hanno davvero improvvisato All my friends degli LCD durante Very Loud, con lacrime copiose da parte di tutti a bagnare sorrisi copiosi, ecco io ho davvero sorriso questa sera, e sudato come soltanto in un locale chiuso in questa estate di aprile, alla faccia degli emisferi, si può sudare, però prima di salire in macchina in direzione Ravenna-Bronson ho avuto l’ennesimo attacco del momento ‘Giuliano Ferrara’.

E come se non bastasse, a sentir parlare di Diaspora su Twitter mi è venuto fuori il solito pippone sui social network che sarebbe meglio evitare, ché certe cose non le scrivono più nemmeno i troll. E invece.

Però è stato un bellissimo concerto, sudato e sorridente, io ho detto tre volte please, please please please non tornare mai più, o torna, non capisco mai cosa dicono, però è anche vero che quel momento Giuliano Ferrara c’è stato, si è presentato e non è possibile fare finta di niente. Come non è possibile fare finta di niente sulle dinamiche da liceo dei social network. Però c’è stato quel concerto, e scrivere ora del momento Giuliano Ferrara mi sembra sgradevole, mi sembra di non avere tatto. Hai una cosa bella, la tua pelle ha evaporato di tutto (di tutto?) per due ore, perché devi rovinare tutto? Lascia che passi la notte, e spiega domani, o anche mai, cosa sia il momento Giuliano Ferrara.

Ma lo voglio scrivere lo stesso, voglio imbrattare lo stesso la camicetta bianca della bionda tastierista svedese degli Shot Out Louds, veramente adorabili. Il momento Giuliano Ferrara è quel momento in cui sulla prima rete della tv di stato (gli aggettivi sono importanti, quasi quanto i sostantivi, quindi ve li ripeto: prima, nel senso prima di tutti viene lei, stato, nel senso che sulla nostra, mia e tua, tv, prima di ogni altro canale arriva quello lì) compare il faccione del giornalista Giuliano Ferrara. Un faccione che riempie tutto lo schermo, grande o piccolo che sia il vostro televisore il regista non fa distinzioni e ci piazza un primissimo piano dettagliato, si riconoscono il giallo dei suoi denti erosi dalle polemiche e dalla dialettica arguta, e i pochi grassi capelli rossicci. In quel momento non si vede altro, sulla prima rete della tv di stato: soltanto il faccione di Giuliano Ferrara. Ora, in quel momento mi fermo in piedi, dove mi trovo, e abbasso il volume del televisore con entrambi i telecomandi che ora ci ritroviamo in casa, perché il digitale terrestre ci ha raddoppiato i telecomandi, ecco il progresso, duplicare l’esistente, faccio silenzio in casa, Giulianone muove le labbra intanto, e io cerco, anzi spero, di sentire rumori provenienti dall’esterno. Mentre sulla prima rete della tv di stato l’intera immagine è sequestrata da Giuliano Ferrara che parla, non si sente nessuna finestra aprirsi, e da nessuna finestra si sente alcun grido di… vogliamo chiamarla disapprovazione o facciamo gli schizzinosi? Silenzio immanente. Così, il momento Giuliano Ferrara, si può definire come quel momento in cui nulla reagisce, di fronte al faccione di Giuliano Ferrara, simbolo-totem di quello che chiamerò genericamente “tutto ciò che qui e ora non va”.

Giuliano parla e noi non lo stiamo nemmeno ascoltando, ma anche se ascoltassimo, non apriremmo nessuna finestra. Probabilmente, perché non ci sarebbe nessuno in strada ad ascoltarci, o perché forse Giuliano Ferrara sulla prima rete della tv di stato a voi non fa nessun effetto particolare. Ma anche a me che lo fa, effetto, non mi sovviene di aprire la finestra. E di gridare qualcosa. E invece niente, non succede niente, non fate succedere niente e io proprio non vi capisco.

Ed è così annichilente, questa chirurgica connessione, “Giulianone-Finestre chiuse”, che riesce ad innescare una reazione a catena che Nolan al confronto è un Muccino alle prime armi: tutto (tutto) passa in secondo piano, i concerti non sembrano più così belli e sudati, le camicette non così aderenti, i capelli biondi smettono di essere grano, please please please cessa di essere un ricordo una chiave una coperta da accostare all’orecchio per tornare ad essere altro che canzone, le cotolette sul piatto diventano spugne per lavarti lo stomaco con i succhi gastrici, il vento rimane vento.

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4 risposte a Il momento “Giuliano Ferrara”

  1. e. scrive:

    …estate.

    (Sarà l’effetto Ferrara anche questo?)

  2. Attimo scrive:

    La deriva dei continenti.

  3. finO scrive:

    Come dice Calvino, ciò che conta, nel Giuliano Ferrara è individuare ciò che non è Giuliano Ferrara e farlo durare.

  4. Attimo scrive:

    Rimangono pochi angoli liberi nello schermo, ma sì.

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