In piedi dalle sei di ieri o le sei di oggi

Corro quando l’estate è finita, corro per accorciare un’attesa, corro per farmi male ai polpacci che magari mi distraggo un po’. Corro per mettere in fila chilometri, e lasciare ad asciugare sul ciglio della strada contraddizioni nuovi debiti ammissioni a denti stretti.

Corro perché improvvisamente gli anni contano di più, perché ai grandi magazzini i saldi sono finiti, l’ultima volta ci sono andato a fare colazione quella mattina di fine estate, appunto, dopo aver dormito in macchina in un parcheggio desolato vicino alla zona industriale di un fiume che scava in basso, che quasi non si vede fino all’ultimo, quando sotto di te il terreno si apre, si spalancano i miei dubbi e cadono giù e rimangono sul ciglio soltanto le mie certezze.

Corro in ottobre, il freddo ancora non si appiccica al sudore, fa ancora caldo e i polmoni si gonfiano come zampogne e stirano i muscoli, e il primo pensiero è chi me l’ha fatto fare, e il secondo pensiero è tu.

Corro sotto gli alberi che fanno la ola con le mani spoglie, stanno perdendo i loro guanti e presto sentiranno freddo e avranno le mani screpolate, quando verrà novembre quando pioverà e non vedrò nulla perché porto gli occhiali (e si vede), mi ricorderò comunque degli alberi che hanno coperto il tramonto fatto di vaniglia di caffè di salmone creando una cattedrale di legno dove recitare le mie prime preghiere, e magari spalmerò sopra i rami spogli una crema fatta con sudore di esseri umani, riccioli neri, il tutto mescolata al sapone, dovrebbe funzionare, credo.

Corro di sera quando fa buio, quando non riesco a distinguere i volti di chi mi corre incontro o di chi mi sorpassa (più i secondi dei primi), e tutte quelle persone che mi passano accanto senza nemmeno sfiorarmi, senza nemmeno riconoscerle, mi sembra il mio subconscio che per un attimo non pensa a incubi ad occhi aperti piccanti e scontati, per un attimo sembra farsi da parte e lasciare scivolare le paure gli errori le promesse. E rimane solo il mio fiato, corto, e il mio cuore che batte a ritmo di pagine bianche da riempire su voli intercontinentali.

Invecchiare insieme a me dev’essere un’idea terrificante.

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9 risposte a In piedi dalle sei di ieri o le sei di oggi

  1. ME scrive:

    oggi ho corso anch’io.
    passo vicino alla sua casa quando corro.
    la sua casa in cui adesso abita con la tipa che “cosa??? ma come ti viene in mente?!?! sei una paranoica…completamente assurda…mi sento offeso…ormai siamo a questi livelli?!”.
    la sua casa che io ci ho lasciato un paio di mutande e mi sono vista fare facce strane, e lei ci fa le lavatrici, e tutto a posto.
    e sai che penso?
    che invecchiare insieme a me doveva essere davvero un’idea terrificante.
    però poi penso pure menomale,
    sta botta mi sono salvata.

  2. Locataire scrive:

    dall’ortofrutta all’astrattismo… terrificante e terribile. 🙂
    bravini.

  3. Locataire scrive:

    dall’ortofrutta all’astrattismo… terrificante e terribile 🙂
    bravini.

  4. Locataire scrive:

    ritento:

    dall’ortofrutta all’astrattismo… terrificante e terribile. 🙂
    bravini.

  5. Attimo scrive:

    ME: sono tutti molto permalosi, già.

    Lampone: terribile, soprattutto.

  6. Locataire scrive:

    🙂 mi hai chiamata Lampone.

    I commenti vanno anche se non vedo….

  7. Alessandra scrive:

    considerazione a margine: credo che la cosa terrificante (per me) sia invecchiare. da sola o in compagnia non farà differenza, non sul fatto in sè.

  8. Attimo scrive:

    Ale: è terrificante anche per me, se questo ti può consolare (no, ovviamente 🙂 )

  9. Simur scrive:

    “Avevo voglia di correre”. Mi viene in mente questo quando penso a te.
    A distanza di anni ti rivolto il grido: “Corri, Forrest, corri!”.

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