Terribile

Sarebbe stato bello invecchiare assieme, e invece ci tocca invecchiare da soli, altro che storie. Ci tocca ricominciare ad aspettare, rimanere aggrappati ancora alle parole, eventualmente ai ricordi, ci tocca inalare l’ossigeno dentro le bolle di sapone, mentre la stanza diventa satura di buone intenzioni. Ci tocca di nuovo imparare a comunicare scegliendo le canzoni giuste da mettere su un cd, a imprecare per i mesi che non passano, a segnare sul calendario i compleanni peggiori della tua vita, a compilare le liste delle cose che faremo una volta tornati, ci tocca di nuovo aprire il congelatore e farsi spazio tra carcasse di amori a lunga conservazione, pronti per futurissime ere geologiche in cui la razza umana sarà stata spazzata via da nuovi emigranti, molto più intelligenti di noi, che si spostano per cercare cibo e non risposte, per cercare antilopi da far stramazzare al suolo invece che nuovi stimoli. Ci tocca di nuovo invecchiare da soli, invece che farlo assieme, per addormentarci conteremo i capelli persi al mattino nel lavandino invece che le pecore, finendo poi per dormire di giorno, inseguendo fusi orari di continenti ancora da scoprire, continuando a credere ostinatamente contro ogni evidenza scientifica e morale che la terra sia piatta, e non rotonda, che la ruota non giri, che la ruota sia ancora da inventare, perché se la ruota gira allora sì, staremo bene, ma allora sì, staremo di nuovo male. E avanti così all’infinito.

Ci tocca dormire di giorno al lavoro che non ci decideremo a cambiare, perché va bene così, perché adesso è il momento della pazienza, ci masturberemo sul concetto di pazienza, come si fa un anno senza annusare l’odore della pelle altrui, “come hai fatto gli anni precedenti” mi dici, addestreremo piccioni e li chiameremo Senza, Mano, Fazzoletto, Bianco, anche se sono grigi e sporchi e invece di portare a destinazione messaggi scritti a mano su foglietti di carta strappata si perdono, si imboscano sotto le panchine, rubano gli avanzi agli anziani al parco, ché loro sì hanno capito come si invecchia, tornano indietro subito e rimangono appollaiati sul tuo davanzale come a dire “là fuori vacci tu”. Senza, non si fa, gli ripeterai per mesi, e ti costringerà ad aprire la finestra ripetutamente di inverno, un inverno dove farà caldo, sarà estate, il mondo alla rovescia, dove tu camminerai sopra la mia testa, e devo dirti la verità, farà anche un po’ male.

Altro che storie, adesso dobbiamo farcela da soli, dobbiamo aprire le finestre di inverno e sperare che almeno Bianco, almeno lui tra tutti quei piccioni pigri e pessimisti riesca a non nevicarsi addosso e arrivare fino da te, sperando che il caldo della tua estate non sciolga quella coperta di neve che si è depositata sopra, e se soffocherai o suderai e ti verrà voglia di sentire freddo d’estate, usa la coperta di Bianco, per raffreddarti e battere i denti, e Agosto il prossimo anno per te avrà un senso letterale, e direi anche finalmente, ché delle metafore sono pieni i muri delle nostre stanze di chat e di pietra e le palle e i nostri cuori. Guarda che abbiamo capito, ci fanno cenno i nostri due cuori mentre hanno finito di cenare, mentre noi seduti sulle panchine con i toraci divaricati li guardiamo, chi leggendo un mensile chi facendo bolle di sapone, li abbiamo persi di vista e adesso non vogliono più tornare a casa, tra le costole, a dondolarsi sullo sterno. Ci hanno perso di vista, oppure siamo stati genitori distratti noi, e adesso i nostri cuori non vogliono più rientrare in casa, lasciateci crescere, non siamo dei bamboccioni, vedete un po’ di invecchiare da soli. E così faremo, così facciamo, così oggi (ieri, ormai) si aggiunge un anno in più e non ho nessuna curiosità di sapere come sarà il prossimo. Sarà difficile, sarà vuoto, sarà incerto, sarà interlocutorio, sarà pieno di ansie e paure, sarà anche bello, temo, sarà rivolto al passato e al futuro, e ancora una volta grande assente sarà il presente, che non è più tempo, ormai è soltanto una risposta, sommessa, all’invocazione del Generale Karma. Presente, rispondo, presente è l’unica risposta che sò dare, è l’unica destinazione per la quale vorrei partire, per invecchiare sì, stavolta, invecchiare insieme.

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14 risposte a Terribile

  1. patti smith scrive:

    Come darti torno. Del resto guarda come cazzo siamo messi.

  2. Me scrive:

    che cosa aggiungere? che cosa si può aggiungere quando qualcuno parla per noi?
    una sottoscrizione, un “anche io” che, per una volta tanto, non è di circostanza?
    e allora mentre lui parla me ne sto zitta,
    e mentre tu parli me ne sto zitta,
    e finisce che ogni volta che incontro qualcuno che mi sembra vicino abbastanza
    me ne sto zitta.
    ad aspettare che succeda il miracolo.
    che capisca il miracolo.
    A volte capita.
    Altre no.
    ritorna la distanza siderale, la nostra solitudine abissale e altera, sferzante come l’autunno,temeraria e triste.
    Oppure vuoto il sacco e credo di aver fatto chissa cosa, ma non ho fatto niente in fondo, non si fa mai niente, in fondo, si sposta solo tutto un pò più in là, si culla la poesia, l’immaginario,vinco per poco un gioco che non mi riguarda, che inizio a essere stanca di giocare.
    così -magari è un pò incosciente- mi viene questo strano desiderio…mettere il piede sull’acceleratore, la strada via di corsa, niente sconti agli incanti, alle attese.
    se deve far male che lo faccia.
    se deve far male che lo faccia adesso.
    che io faccia i miei sbagli tutti insieme, che perda la pazienza, ci penserò domani a rimettere in fila quel che resta,o forse resterò a piazzare molotov a caso, dovunque non riesca più a pensare.
    e allora fa male.
    Me la sono cercata.
    Ma fa male.
    è franco.
    è pulito.
    è un soffrire come si può,come si deve.
    è indifendibile,certo…
    è anche indifeso, però.

    Che farci?
    ci toccherà invecchiare da soli.
    da vecchi cinici o vecchi saggi.
    da vecchi infelici.
    da vecchi onesti
    cialtroni, maghi,buffoni di corte.
    da vecchi vecchi.
    da vecchi vecchi prima di essere davvero vecchi.
    da vecchi adesso,che non abbiamo addosso solo i nostri anni, ma anche tutti quelli che faremo, e che sono già qui, accatastati nelle nostre stanze, pesanti come clave di metallo…
    da vecchi stanchi.
    da vecchi illuminati.
    da vecchi che illuminano.
    da vecchi lune.
    da vecchi soli.

  3. Attimo scrive:

    Anchio vorrei starmene zitto, senza aggiungere altro, perché sono una specialista nell’Aspettare. E ci vuole anche molto, estremo coraggio, nell’affrontare un altro autunno così, uguale a tutti (molti) altri, a brandire distanze per tagliarci le vene come le famose lamette.

    Se deve far male non è più un periodo ipotetico, è una profezia che si (auto)avvera.

    Ma poi ok, invecchiamo: soli, infelici, onesti (onesti, soprattutto), vecchoi, stanchi, illuminati (abbronzati, ormai). Ok, invecchiamo. Ma ci saranno le badanti ucraine a spingere la nostra sedia a rotelle? Non so, credo che sia noi, sia le circostanze, siano in qualche modo in imbarazzo, a dover sempre recitare questo copione scritto da un Godot qualsiasi.

  4. Me scrive:

    ahhh…godot.
    che bella storia. ma sai che tempo fa ho scritto proprio una cosa del genere?
    coincidenze.
    a volte bisognerebbe sapersi accontentare.
    E poi l’autunno è bello, almeno di domenica si può star dentro al letto a spiluccare libri, uccidersi di film.
    si possono far gite in solitaria, che tutti hanno da fare, quand’è autunno.
    sarà che ci son nata, ma vuoi mettere con l’estro fraudolento dell’estate?!

    e allora me ne parto, il prossimo week end.
    che per inciso poi è il mio compleanno.
    soli per soli,
    soli in moto.

  5. Attimo scrive:

    Godot è molto emblematico.
    A volte bisognerebbe anche farsi accontentare. Io in autunno andavo, tempo fa, ad alzare le foglie gialle da terra in improbabili posti tra pistoia e bologna. gite in solitario, già.

    L’estate però è bugiarda e sincera, l’autunno è transizione, è non detto, è sperare o prendere coscienza, a volte mi sa troppo di ambiguo.

    davvero? e dove andrai?

  6. ME scrive:

    a Torino.
    e nel suo essere ambiguo non finisce con l’essere almeno più leale?
    il verde di mattina è un pugno in un occhio.

  7. Attimo scrive:

    bella Torino.
    ma abbiamo bisogno di considerare l’ambiguo come leale per necessità o rassegnazione?

    il giallo di mattina è un promemoria.

    bella Torino.

  8. ME scrive:

    un pò per l’una un pò per l’altra temo.
    per necessità di rassegnazione.
    per rassegnazione alla necessità.

    lo spero proprio. Ma in fondo lo sento, altrimenti non l’avrei scelta, poi.

  9. Attimo scrive:

    Rassegnazione alla necessità rende bene l’idea di.

    Se te lo senti, allora sei già a buon punto.

  10. ME scrive:

    grazie.
    è un bel riconoscimento questo,
    e una conquista,
    per me.

    ma, oggi, soprattutto, come stai?

  11. Attimo scrive:

    polpacci doloranti, fiato corto, cortissimo.

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