L’alternativa è già disperazione

La mia cimice verde che mi porta in giro per la pianura padana, di qua e di là dal Po dalle amicizie dai cani che si fanno accarezzare per la prima volta (e non sarà l’ultima, ed è inutile che mi guardi così), ha deciso di iniziare a cigolare un po’ più forte, e poi ancora di più, fino a farsi sentire quando arrivo a casa di notte d’estate che ci sono le finestre aperte e non ti puoi nemmeno mettere a parlare in strada perché sopra sentono e poi si svegliano e ti ascoltano. Lei se ne frega e urla di dolore di vecchiaia di vernice venuta via e di molle scariche, cerca l’attenzione che merita una macchina capace di tutto. Di trasformarsi in un pullman scoperto con vista sul Mondiale, in un fuoristrada sopra sassi e foglie morte, senza impantanarsi mai. Capace di strisciare alberi facendosi male senza ferirli, di evitare gatti, di colpire un gufo, di diventare salotto divano biblioteca. Ombrello mentre gocce di pioggia si gettavano dai lampioni mentre ascoltavi i Sigur Ros. Striscia di coca sul quale sei scivolato fino a un punto molto lontano e poi sei tornato indietro annusandotela tutta. Letto dove hai scopato alle 4 di pomeriggio senza tendine.

La mia cimice verde che perde la vernice dal tetto diventa più nuda e più vecchia, è stanca e si mette a frignare di dolore. E noi decidiamo che non è ancora il momento di comprarne una nuova, di ridurla a un cubo di ferro, sarà che siamo sadici, sarà che per risolvere le cose tendiamo a complicarle, abbiamo deciso di darle una sistemata, di rimandare a tipo mai l’acquisto di un’altra macchina che abbia il servosterzo e dove i sedili puzzano di nuovo. La faremo aggiustare.

Ovviamente senza interpellarla, magari lei non avrebbe più tanta voglia di andarsene in giro, e invece dovrò continuare a tenermi le sue casse dell’autoradio stile grammofono, le ragnatele che si attorcigliano alle mie gambe scoperte mentre guido in pantaloni corti (fuori dal lavoro finalmente), continuare a dimenticare dove l’ho parcheggiata.

Per risolvere le cose bisogna complicarle, e sporcarsi le mani. Ed è inutile che mi guardi così, mentre scendo gli scalini della piscina, uno ad uno, con lo stesso costume che avevo ai tempi del liceo, lo sai che scenderò per vedere le piastrelle sul fondale, per vederti dall’alto che mi guardi per vedere se anche stavolta riuscirò a tornare in superficie trasformato in medusa o se rimarrò pallido e magro e con la tuta da meccanico indosso tutta zuppa, tutta gocciolante. E girerò per casa con i capelli bagnati, e bagnerò lo schienale del sedile, e vedrò di far ridere il mio karma che ha veramente tanto, tanto senso dell’umorismo. Dai che ti tiro sotto con me.

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2 risposte a L’alternativa è già disperazione

  1. Alessandra scrive:

    il karma col senso dell’umorismo è davvero qualcosa da vedere 🙂
    così come tu trasformato in medusa 😀
    notte!

  2. Attimo scrive:

    Meglio di no, fidati 😀

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