Non è così divertente

Siamo stanchi ogni giorno di più eppure dormiamo ogni giorno un po’ di meno. Ci dobbiamo alzare alle 7 e finisce che ci addormentiamo a mezzanotte. La sera dopo all’una. Quella dopo ancora facciamo le due. A volte vittima delle circostanze, molto spesso per necessità. Perché non possiamo farne a meno. Di giorno sul posto di lavoro rendiamo al massimo al 50% delle nostre capacità: potremmo essere più brillanti, più sfacciati, più produttivi, finiamo per ridurci a larve sociali che garantiscono il massimo risultato con il minimo, ma immenso, sforzo. Non possiamo fare di più, perché già lo facciamo, di più. E non possiamo moltiplicarci, siamo indivisibili.

Così anche se abbiamo sonno non riusciamo a dormire, siamo costretti in qualche modo a fare i conti con le proprie notti. Ci aspetta una canzone da mandare in loop una decina di volte fino a quando non ci fa vomitare quel giro di chitarra, ci addormentiamo borbottando al cuscino le strofe e le rimastichiamo al mattino in treno facendo attenzione a non farci sentire dagli sconosciuti seduti a fianco. La nostra perversione più grande.

La seconda invece è dipingersi la mano di rosso, e piantare la propria ombra su una parete gialla sotto a travi di legno grosse così. Colori, impronte, forme. Gesti elementari che non hanno bisogno di spiegazioni ma soltanto di sorrisi silenziosi. Ssshh. Come quel messaggio della buona notte: “Non appassire lì dentro”.

Questa voce è stata pubblicata in Catene, Forzalavoro e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *