Previously, on Lost

Tutte le volte che ho provato a spiegare Lost a chi non l’aveva mai visto, ho sempre incontrato facce perplesse. E in effetti, mentre tentavo di raccontare la serie televisiva più intricata e paracula di sempre, notavo tutte le sue incongruenze e banalità, e quasi le giustificavo, quelle facce perplesse e annoiate dal mio incomprensibile entusiasmo. In fondo facevo così anchio, sei anni fa, quando sentivo idolatrare Lost e non mi decidevo a vederlo. Non sono mai stato un dipendente da serie televisive.

Poi, complice l’estate, complice una vita da studente che mi lasciava (o me lo prendevo da solo) una quantità di tempo libero grande come i misteri irrisolti dell’isola, mi sono bevuto la prima stagione in poco più di due settimane. Così, d’estate, in pantaloncini e sudato, facevo buio in camera e mi mettevo davanti al portatile a sciropparmi una dopo l’altra le puntate. Sono scivolato dentro la botola anchio, e ne sono rimasto stordito. Ho avvertito il bisogno fisico di guardare subito la seconda stagione, per scoprire che cosa diavolo ci fosse dentro quella fottuta botola. E quando l’ho scoperto, sono andato avanti, sono passato dalla versione in italiano a quella con i sottotitoli, per guardarla in contemporenea a tutto il resto del mondo. Per restare al passo, anche se Lost non si è mai lasciato prendere, ci ha sempre lasciati col fiatone, a rincorrerlo, stagione dopo stagione, sempre più perplessi, sempre più sommersi da giochi di sceneggiatura strabilianti o ridicoli, fate voi, da domande senza risposte. E sono passati anni, davanti a questo portatile, anni passati a rincorrere un telefilm o un mito, fate voi, fino a poche ore fa.

Non c’è bisogno che stia a ripetere perché si tratta della migliore serie televisiva di tutti i tempi, di qualcosa di unico, primordiale sotto certi punti di vista (nonostante ricicli clichè a mani basse da praticamente ovunque), soprattutto irripetibile. Non cercherò di spiegarvi che si tratta prima di tutto di una storia di persone, non personaggi: persone. E già questo basterebbe. Non starò a sottolineare come il finale dia una sonora bastonata a tutti quanti, specialmente a me stesso, che si è messo a piangere come un bambino per tutte e due le ore, senza vergognarsene, anzi non vedendone l’ora, che si è dimenticato delle risposte e delle domande e dell’isola e di jacob e degli orsi polari, e ha ammirato l’altrettanto sonora lezione (di paraculaggine o di vita, fate voi) che ci hanno lasciato con quella scena finale.

Non c’è bisogno che provi a convincere le persone a guardarlo, o a spiegargli perché abbia pianto, perché oggi al lavoro ho fisicamente sofferto per i rischi di spoiler o per il fatto che questa sera sarebbe stata l’ultima sera che mi sarei sentito così per una dannata serie televisiva. Se non avessi vissuto in prima persona tutto questo, non ci crederei nemmeno io. E quindi vi dico, a chi storce il naso: sì, Lost è una paraculata, Lost è ridicolo, Lost non inventa niente. Non guardatelo, fatevi raccontare in fretta il finale, risparmiate tempo prezioso e concentratevi su qualcos’altro. Un buon libro, i nipoti, una partita a tennis, il sesso. Fate del volontariato, andate al cinema, uscite con gli amici. Lasciatemi solo in questa stanza, davanti a un portatile, a una scritta nera su sfondo bianco, quattro caratteri in croce, a singhiozzare e sospirare. Da stasera sono, siamo tutti liberi, tutti ritrovati e non più persi, siamo tornati ad essere come voi. Torneremo a diffidare di serie televisive, di morali nascoste dentro la giungla, di personaggi cui ci si affeziona come fossero fratelli, anzi di più. Lost ci ha scelto, in qualche modo, e non voglio proprio sapere se vi è piaciuto il finale, e non voglio più giustificarmi di fronte a chi storce il naso. Lost mi ha scelto, in qualche modo, e io gli ho messo in mano la mia vita come fosse una rock’n roll band (auto cit.), ci ho guardato dentro e ho visto me stesso. E ora è finito.

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2 risposte a Previously, on Lost

  1. Alessandra scrive:

    si, ho pianto a diritto anch’io. sto ancora piangendo. perchè ho finito di guardare l’ultimo episodio 5 minuti fa. e sono tanto d’accordo con te. e sono anche tanto confusa, devo dire. immagino di dover ancora metabolizzare il senso di questo finale straordinario. tutto è reale. ma è anche tutto così irreale. tutto è finito. ma è anche tutto iniziato. siamo tutti stati salvati. ma siamo anche tutti andati via. mi sento ancora perduta da qualche parte, sull’isola, a rincorrere bisbigli, a scappare da colonne di fumo, a vedere persone che non ci sono. sono ancora là, a cercare Jack fra le canne di bambù. e ho voglia di ricominciare tutto dall’inizio, per poi finire nello stesso identico modo.
    in the end, all it matters is love. decisamente.

  2. Attimo scrive:

    Sorrido. E ho tanta voglia di ricominciare dall’inizio pure io.

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