Il momento giusto per ammutinarsi

C’è qualcosa di più fastidioso di avere gli auricolari attorcigliati? Di avere voglia di ascoltare una canzone in quel preciso momento, tirare fuori dalla tasca il lettore mp3 ma di ritrovarsi con tutto il filo impigliato. Passano i minuti, prima di liberare le cuffiette da quella morsa, e la canzone prima ti guarda con impazienza, poi mestizia e infine si incammina per la via con le mani in tasca, girando l’angolo, lasciandoti <em>lì</em>. Penso che non ci sia niente di più fastidioso del filo delle cuffiette attorcigliato.

Ci sto provando, a cancellare i nomi da quella lista, i più facili sono saltati subito, ora rimangono quelli più ostici. Le persone che ho ferito di più, che ho faticato a dimenticare, che non mi hanno mai ricordato. Quelle finite più lontano da me, quelle che da me non ci sono proprio mai arrivate. Forse il senso di questa lista, che inizialmente mi sfuggiva, consiste proprio in questa fatica da colmare, in questo mare che bisogna berselo tutto, e tutto d’un fiato, prima di poter finalmente raccogliere coralli respirando e giocando a racchettoni in fondo all’oceano. Ci vuole molta pazienza, a farsi ricordare e farsi perdonare, a lasciare un semplice e dunque fastidiosissimo “ciao”, sapendo che probabilmente non ci si riuscirà mai e quella lista finirà in una bolla di sapone, come un po’ tutto il resto. Tu che “sei sempre impegnata”, per esempio, tu ed io sappiamo che me la merito, me la merito tutta questa pazienza, nonostante ti abbia sempre risposto mentre tu reagisci solo se pungolata, ho tanti difetti ma di sicuro io rispondo sempre a tutti, dimenticando che questo forse è difettosamente (cit.) il più difetto di tutti quanti. Me la sono rovesciata addosso, questa pazienza, quando esser sinceri non è bastato, e ho fatto finta di non saperlo. Ma sbagli nel pensare che mi stenderò al sole ad asciugarmi, che mi cambierò i vestiti, che non rimarrò qui a gocciolare. Sarò un iceberg che galleggia sull’asfalto, e tu vedrai solo la punta perché non vorrai abbassare lo sguardo.

Mi allaccio le scarpe mentre guido, sono in ritardo, c’è una curva ma c’è anche una scarpa da allacciare, due priorità tra cui scegliere. Allacciarsi la scarpa o finire fuori strada? Dormire o scrivere? Ridere o far ridere? Scelgo di sedermi a tavola e mangiarmi una pizza mentre gli altri mi guardano, la loro l’hanno già finita, e mentre mangio mi ricopro di nostalgia. Anche loro erano sulla lista, anche questo è un effetto collaterale da subire, la nostalgia che mi ricorda che sono sempre rimasto al punto di partenza, anche se ho le scarpe consumate, i vestiti sporchi, la barba incolta. Sempre al punto di partenza, comincio quasi a sospettare si tratti del punto d’arrivo. Che ci fai ancora qui?

Sto a guardarmi la punta delle scarpe, circondato dalle vostre facce tristi, inquiete, assenti. Dicevamo “è arrivato l’autunno” mentre invece eravamo in pieno inverno, il microcosmo ferrarese sta implodendo e piovono calcinacci sulle nostre teste, apriamo gli ombrelli per ripararci dalle tegole, e ci sediamo attorno a un tavolo a bere una delle nostre ultime birre, per chi ha avuto la decenza di ordinarne una. Vi odio tutti, maschere atrofizzate sulla pelle, vi amo tutti, adolescenti spauriti che masticano lucciole e sputano nelle pozzanghere, ma a quel tavolo soprattutto vi odio tutti, vi guardo in faccia e vedo che presto tutto questo finirà, presto saremo vagabondi, direttori di personale, estranei rancorosi, disoccupate schizofreniche, e ci tireremo torte addosso, e finiremo per non salutarci nemmeno per la strada. Altri nomi da aggiungere alla lista. Ho una pancia piena di patate fritte e polpette che mi fa provare tenerezza, infinita tenerezza verso una quantità infinita di cose, situazioni, fili attorcigliati. E mi piacerebbe davvero tanto si trattasse di un post metafisico, di frasi fatte, di esercizi di stile, invece altro non è che la tenera, adorabile, fottuta realtà. Qualcuno sa il perché.

Questa voce è stata pubblicata in 200X, Catene, Linea d'ombra e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Il momento giusto per ammutinarsi

  1. Tom scrive:

    Fili, siamo pieni di fili, solo fili.
    Vedi il lato positivo, sei collegato a qualcuno che quando scenderai, si sentirà scendere, e comincierà a correre verso l’alto.
    Rimani in ascolto dei tuoi fili, qualcuno comincierà a tendersi.

  2. Attimo scrive:

    Suggestione? 🙂

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *