Nati sotto il segno della Bilancia

Quanto ci hai messo per dipingere di bianco quella tela? Qualche giorno? Diciamo settimane. Quante mani ci hai passato sopra? Hai perso il conto. E perché insistevi così tanto, a ripassarla? Perché doveva venire bianca, dici. Molto, bianca. Perfettamente bianca.

E il tuo sudore sulla fronte. Ti sta scoppiando la testa vero? Non te lo asciughi, lasci che ti si secchi sulla pelle, poi lo laverai via con comodo, quando è notte e i vicini dormono e sono andati tutti a casa.

Ce l’hai una bilancia in casa? Oltre ai pennelli, ai dolci e ai millepiedi, dovresti tenere in casa una bilancia. Ti aiuterebbe a prendere delle decisioni. Puoi usare i sassi, da mettere sopra ai piatti. E quando hai deciso, poi li lanci in cielo per tirare giù le stelle (cit.). Quella è Orione. Quella è l’Orsa Maggiore. Quello è il tuo coraggio.

Ti ho dato del rivoltante e dell’avvilente, dici che faccio paura. Ma ti pugnalo al petto e ti difendo alle spalle, tramo sempre alla luce. Dico che è inevitabile, che sei inevitabile e che sono inevitabile nell’accompagnarti sempre in bagno. Hai finito? Ti porto il secchio? Fai da solo? No io sono a posto, grazie.

Spunto le cose dalla lista. Una, due, tre. Non credevo sarebbe stato così facile esaudirla. Quattro, domani. Cinque, sempre. Sono già a metà, e non ho messo nemmeno un dito. Certi punti saltano, così le cicatrici si riaprono ma almeno la lista è per metà completata. Starnutisco, piango, mi strofino gli occhi. Non ci credo, non posso essere finito qui. Questo posto l’ho già visto, ci sono già stato. Mi bruciano gli occhi, mi guardo attorno e ogni cosa sembra al suo posto. Ma gli starnuti sollevano la polvere e strappano le ragnatele dagli angoli delle pareti, e scopro come tutto l’arredamento sia stato traslato di qualche centimetro. Sono entrati dei giganti con i piedi di argilla che ci hanno soffiato sopra e poi sono andati via subito. Avevano fretta. Maledetta primavera. Adesso per un mese girerò con gli occhi lucidi. A chiedermi come sia finito di nuovo qui.

Controllo la buchetta delle lettere, si è accumulata la pubblicità e qualche cartolina, ci stiamo divertendo un mondo, vorrei non tornare mai più, quando torniamo ti raccontiamo tutto. L’erba in cortile è cresciuta a dismisura, andrebbe tagliata, andrebbe risistemato il terreno, bisognerebbe piantarci un po’ di sassi per far crescere dei nani da giardino e spaventare i passanti. Mi siedo in veranda, e mi sento finalmente a casa, come ho potuto stare lontano per così tanto tempo, come mi è venuto in mente di scappare via, di abbandonare il posto dove sono nato. Quando farà caldo dormirò sul tetto.

Prima però devo passare a ritirare le radiografie sul mio fegato, dovrei smetterla di masticare corteccia altrimenti si gonfia come una sconfitta. E devo anche sbrigare alcune faccende, ritagliare foto, scrivere il sermone della domenica, impartire lezioni di geografia. E ricordarmi di scendere dal treno, mentre passo a prendere lo spazzolino e il pigiama, e dimenticarmi la faccia di chi finisce un libro. Fa un po’ impressione. Le ultime pagine, soppesate, per vedere quanto manca. La faccia che si distrae ogni tanto dalla lettura, e poi ci ritorna, nervosa. E poi il paragrafo finale, bevuto tutto d’un sorso, e quell’espressione di chi ha finito un libro. E lo rimette nella borsa, aprendo leggermente la bocca soltanto per dire in silenzio “eh“.

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Una risposta a Nati sotto il segno della Bilancia

  1. Fra scrive:

    vorrei ci fosse il link “mi piace” anche qui, ma non perché sono troppo pigra per esprimere un’opinione, solo perché è l’unico commento che posso fare a questo post.

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