Faremo funerali, per quattro

You’ll fuck yourself to clear your head 

Amore terribile, tu non esisti, amore terribile, io sono meglio di te, amore terribile, non mi farai cambiare idea. Puoi raccontarmi tutte le storie che vuoi su quanto sia liberatorio scoparsi le migliore amiche, ma stai mentendo a te stesso, stai mentendo anche a me che ho accettato di salire sulla tua auto vecchia quanto la mia, ti chiami come il figlio che volevo fare con lei, hai il mio stesso cellulare, mi sono buttato a peso morto sul tuo puffo e non sono rimbalzato via.

You’ll close your door and go to bed

Amore terribile, dimmi i tuoi migliori successi, amore terribile, dimmi che cosa ti rende orgoglioso, amore terribile, lo sappiamo che ti piaci. Il mio più grande successo è una laurea in fallimento, il mio più grande pregio è la mia condanna, è quello che mi fa rimbalzare via dalle persone quando ci cado sopra a peso morto, e non si accorgono che ancora respiro. Sentigli il polso, senti che batte, pulsa, proprio come te e tutti gli altri, vedete, abbiamo tanto in comune, abbiamo delle vene che pompano primavera nei polsi, abbiamo arterie che iniettano birra alle quattro del pomeriggio nei nostri polmoni che si mettono a cantare e facciamo da cassa di risonanza ai processi e alle migliore intenzioni.

You’ll try to sleep without a dream

Amore terribile, non riesco ad addormentarmi, amore terribile, quando mi sveglio è passato tutto, amore terribile, ho voglia di scattarmi delle foto per ricordarmi di come sono ora. Sono un elastico in mille pezzi, sparsi per la città, lungo le autostrade, troverete parti di me nascosti tra gli scaffali, nelle confezioni scadute di biscotti, nelle stazioni di servizio, mi hanno usato anche come nastro adesivo per tenere chiuso lo sportello della benzina rotto. Sono dappertutto, sono nelle vostre conversazioni, sono sopra il blocchetto per gli appunti alla voce “metodi per uscirne”, sono sulla posologia nel paragrafo “metodi per uscirne vivi”, sono una medicina non invasiva da assumere a dosi non troppo elevate. E se mi chiedi come farò a guarire, ti rispondo che la mia medicina è raschiare il tuo esofago, appoggiare l’orecchio sopra i vostri intestini, toccarvi il culo. Sei un maiale, sì, sono un maiale, mi piace la pornografia dei vostri sentimenti, mi piace sentire la parte più bassa di voi, che è anche la più nascosta, è anche quella che vi sorregge quando siete stanchi, è anche quella che non ci pensate due volte a trivellare per fare uscire petrolio nero dal vostro stomaco. E non lo venderò alle stazioni di servizio, non mi permetterò di raffinarlo nei petrolchimici lungo il Po, quel Po che sembra il Mississipi sembra tutto un film, campo lungo, lunghissimo, ciak azione, dai che a quella curva tiriamo dritto e finiamo nell’acqua, dai che sembra un film. No, lo raccoglierò in damigiane di vimini e lo metterò in cantina a stagionare, ci stamperò sopra le etichette con tutte le vostre annate, e tra dieci anni mi presenterò da voi con una bottiglia per festeggiare altri mirabolanti fallimenti, di fronte al camino acceso, e voi lo asseggerete, senza ricordarvi che è roba uscita dal vostro culo, e noterete il retrogusto amaro. “Ha un retrogusto amaro, però”, e io vi rassicurerò, l’ho raccolto con cura, ho spremuto ogni singolo acino della vostra uva, anche fuori stagione, anche quando era il caso di stare in casa a guardare la tempesta di vento dalla finestra, anche quando non c’era altro da fare che aspettare, aspettare, aspettare. “E’ amaro perché è uscito da un buco del culo”, vi dirò, e voi non mi prenderete sul serio e riderete e mi chiederete di versarvi un altro bicchiere di questo pregiatissimo vino di chissà quale vigna di chissà quale campagna di chissà quale anno.

That’s where she finds you

Amore terribile, non farmi ascoltare quella canzone, amore terribile, non c’è niente qui, non c’è niente qui, non c’è niente qui, amore terribile, non può accadermi niente di buono. Ti ho mai detto che sono capace di viaggiare nel tempo? Che sono capace di tornare esattamente a un anno prima, a pensare come pensavo un anno fa, cinque anni fa, dieci anni fa, che mi ricordo tutto, che io non ho altro che i miei ricordi. Te l’ho mai detto che sono esasperato dai miei ricordi, che sono la più grande truffa della storia dell’umanità, che ci teniamo in tasca banconote fuori corso con i quali ci compriamo oggetti di cui non avvertiamo effettivamente l’esigenza. Tu mi spieghi che è tutta colpa o merito della pubblicità, delle parole, dei suoni, dei colori, degli odori no, quelli ormai chi li sente più, è colpa degli spot che mettono in onda con quegli slogan così semplici e banali (cose semplici e banali), che ci ricordano che noi possiamo risorgere dai nostri errori, che tutto questo dolore ci servirà per affrontare meglio il futuro, che dobbiamo esserlo, il cambiamento (e non volerlo). Ma dove è finita l’etica, come si può fare beneficienza con banconote false, scadute, fuori corso legale, come possiamo costruire ospedali sulle nostre macerie fumanti, come possiamo dare da mangiare con le nostre feci? Ancora a farti queste domande, ancora a rimbalzare via dai muri eretti, dalle persone nient’affatto elastiche, da quelli che non ti capiscono e allora finisci per dargli ragione, perché in fondo la pensi esattamente come loro, e non ti fai più vedere in giro, non passi più a salutare, nemmeno per un aperitivo, trovi lavoro in un’altra città, trovi nuovi modi per passare le serate (gli stessi di un anno fa), ritrovi te stesso saltellando come una pallina impazzita, che rimbalza da questi specchi infranti, da promesse digerite male, da illusioni partorite, da vite che scorrono al buio che se solo accendessi la luce finirebbero per guardarsi reciprocamente e urlare e fuggire via come donne di mezza età idrofobe.

That’s where she finds you

Amore terribile, guarda che ho capito i miei errori, amore terribile, guarda che sbaglierò ancora, amore terribile, hai iniziato a leggere quel libro? Parla di una storia di palline impazzite, di elastici fatti a pezzi sbriciolati lungo la strada, che nel cuore della notte si riprendono dall’assopimento e si chiedono cosa cazzo è successo. Tanti piccoli pezzettini lasciati qua e là dall’incuria, che ora si rialzono nel cuore della notte e illuminano la strada come schegge di scintille rimbalzate via. Se vieni qui, da questa altezza le riconosci tutte, tutte insieme disegnano la forma di una mano aperta.

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3 risposte a Faremo funerali, per quattro

  1. Goldo scrive:

    Kudos,
    ma hai fatto una cazzata, e tu sai che io lo so, ma ancor peggio, tu sai di saperlo.
    Tiriamo innanzi.

  2. Attimo scrive:

    Sì, ma confesso di non conoscere il termine ‘kudos’. Cerco su google?

  3. Goldo scrive:

    sai meglio di me che è una domanda retorica

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