Caffè shakerato

Non avevo mai visto uno dei miei amici piangere, così, davanti a tutti. Non sono riuscito a girarmi e vedere se anche qualcun altro, dei miei amici, che praticamente erano tutti lì, stesse a sua volta piangendo. Ma è stata la prima cosa che ho pensato, quando il mio amico, davanti a un microfono in una chiesa in cui faceva effettivamente troppo caldo, anche per essere estate, anche per essere agosto, aveva appena finito di leggere parole bellissime. Non una virgola fuori posto, non una frase dimenticata. Aveva detto tutto, in un minuto scarso, forse uno dei minuti più lunghi di tutta la sua vita.

Così per un attimo mi sono imbarazzato, sì, ho tolto lo sguardo dal microfono, dal mio amico, da suo fratello dietro di lui, dalla bara, e ho fissato il vuoto e ho pensato: non l’avevo mai visto piangere. Non ci eravamo mai commossi, anche solo per un istante, per una stessa cosa. Ho pensato che prima o poi doveva accadere. E’ successo in un giorno effettivamente troppo caldo per l’estate, per agosto, per essere in una chiesa impagliata di marmo. Le sue lacrime, e il caldo, mi ricorderò, di questo triste giorno. Il caldo opprimente, che distraeva, che ti faceva pensare che questo non è un funerale, ma una fottuta sauna. Che ti distraeva, nonostante tutto, nonostante le lacrime del tuo amico che le vedevi scendere per la prima volta, dopo tanti anni. Nonostante sai che non saranno affatto le ultime che vedrai nelle vostre vite.

Forse proprio per questa consapevolezza, che in fondo siamo solo all’inizio, delle lacrime, delle perdite, delle prese di coscienza e di una vita veramente tale, fatta di solitudine nel senso più prosaistico del termine (odio la metafisica ai funerali), che c’è un’altra cosa che mi ricorderò di questo giorno d’agosto. Il caffè shakerato che abbiamo ordinato in quanti… nove? Otto? Alzate le mani come a scuola che qui non si capisce niente.

Dai che c’è la gente che aspetta in coda.

Il caffè shakerato più buono che abbia mai bevuto. Fresco, rigenerante, efficace, estivo. Ho bevuto l’estate, ecco. Ne avrei bevuto caraffe intere, di quel caffè shakerato. Le avrei rovesciate addosso agli altri amici, così, tanto per fare un’inutile caciara. Sarei rimasto in quel bar per ore, a raccontare che mi sono fidanzato, che viene domani, che sì ve la farò conoscere. A parlare di concerti cui non potrò andare, derby che non vedrò, ferie che altri non faranno. A dimenticare, di già, quelle lacrime, le prime che ho visto scendere sul volto abbronzato e sudato di una persona improvvisamente sola. Ma che nel bar a fianco, a ridere e scherzare quasi come non ce ne fregasse nulla, ha tanti amici che lo aspettano. E sottolineo il quasi.

Il peggio inizia ora, siamo pronti al peggio. Non è pessimismo, amico, non è realismo e nemmeno disfattismo. E’ la voglia di bere altri mille caffè shakerati insieme, dopo ogni tempesta di sabbia che ingolfa, così a caso, così all’improvviso, le nostre stagioni. Ne ordino uno anche per te.

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2 risposte a Caffè shakerato

  1. TheEgo scrive:

    Lo aspettiamo tutti. Ai caffè che verranno, tutti insieme contro ogni difficoltà che purtroppo ci attenderà.

  2. Alessandra scrive:

    una caraffa di caffè shakerato e ti passa la paura. bhè, si…no. in realtà no.
    avrei più di qualche cosa da dire su questo argomento. non sul caffè. ma sui funerali. però non ce la faccio. so solo che quando una persona se ne va, quelli che restano è come se, in parte, se ne andassero anche loro. ho quattro visi stampati in mente e spesso mi assale la paura di dimenticarmeli. visi di persone che se ne sono andate e che non se lo meritavano.
    ma per me nessun caffè shakerato. forse sarebbe servito. avrebbe aiutato.

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