Nome – Le cose succedono

(Canzone numero 13 de La gigantesca scritta 2008 – Quando anche solo il titolo sarebbe più che sufficiente)

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Chissà perchè le cose succedono
quando uno si impegna a respingerle

Avete presente quel che si dice quando cade una stella cometa, o si spegne una candelina? “Esprimi un desiderio, ma non dirlo, perchè altrimenti non si avvererà”. Chiaro e limpido: uno sta zitto e già pregusta il momento in cui passerà a ritirare l’incasso.

La questione per me era leggermente più complicata. Io i desideri potevo anche esprimerli, ma poi non dovevo nemmeno pensarli. Starmene zitto e tenermeli per me non era sufficiente: anche solo visualizzarli nella mia mente, significava fottermi l’incasso e la mia vita.

Capite che non era facile vivere con un enorme tasto reset dentro la testa, e fare attenzione che i miei neuroni non lo sfiorassero. Non me ne sono accorto subito di questo “dono”, ci ho messo un po’, un bel po’ direi, ho fatto in tempo a finirli, i desideri, prima ancora di annientarli tutti provando a fantasticare. Avere una fantasia sfrenata era un lusso che non potevo permettermi: quando incontravo una ragazza e mi immaginavo già la scena di io che tento di sistemare di sistemare il contatore della luce mentre lei al mio fianco mi regge la candela durante una fredda notte d’inverno, ecco che questa ragazza scompariva nel giro di qualche giorno, se non ore. C’erano molti modi per aggiustare il destino: un esame sbagliato da me (o da lei) che sfasava il proseguimento degli studi, l’intromissione di un altro gonzo nella sua vita, i capelli messi in condizione veramente imbarazzanti proprio la mattina in cui dovevo ritrovarmi a studiare con lei. La vita ha molta fantasia, come ho imparato a mie spese.

Dovevo essere indifferente ai desideri, se volevo che si realizzassero. Un ragionamento contorto, cui sono arrivato solo col tempo, sfavorito dal fatto di essere un’imitazione di Ally McBeal. Ma tutte le cose belle della mia vita, mi sono capitate perchè non le ho volute. Quando venivano a bussare, li trattavo come venditori di enciclopedie, e alzavo il volume della tv, delle cuffie, accendevo la lavatrice, infilavo, se necessario, la testa dentro la lavatrice (e poi accendevo di nuovo) per non sentire il campanello. Difficile pianificare la propria esistenza essendo costretti a fermarsi sempre sulla soglia del Realizzabile, come per un corridore dei 100 metri troverebbe quantomeno frustrante tentare di vincere la propria gara sapendo che nei pressi della linea d’arrivo sarà costretto a buttarsi nel prato accanto, invece di tagliare il traguardo.
Eppure lo stratagemma funzionava. Il mio fidanzamento, per dire, è giunto come una cacca di piccione lambisce la tua spalla mentre passeggi per strada: dal cielo, senza preavviso. E quando hai iniziato a pensare a come potevi chiuderlo, anni dopo, ogni volta la fine non capitava: passavi le serate a visualizzarti la scena dell’addio, e puntualmente l’addio veniva rimandato. Per poi finire come era iniziato, con una cacca di piccione ancora più grande della prima e ancora più precisa, che è planata proprio sulla tua testa, senza averci pensato sopra.

Ed è solo un esempio dei tanti. Il gol che hai segnato al torneo di calcetto delle superiori, il gol che hai fallito al torneo di calcetto dell’università. Il concerto memorabile che hai vissuto come pioggia divina, e quello che in cui ti sei ritrovato a guardare l’orologio dopo la terza canzone. Il capodanno migliore che hai trascorso, e tutti gli altri in fila, prevedibili perchè previsti. Quando il tuo inconscio ti scappava tra le mani, e si chiudeva in bagno a farsi le seghe mentali su come sarebbe stato bello iscriversi a quella facoltà, leccare quel collo, scendere da quello scivolo, trasferirsi in quella capitale, diventare campioni d’Italia all’ultima giornata, quando tutto questo avevi la presunzione di farlo avvenire prima nella tua testa, soltanto per te, il destino ti puniva. L’ultima partita da vincere, persa clamorosamente. O un’improvvisa operazione odontoiatrica si rendeva necessaria. O ancora, non ti veniva in mente niente di brillante da dirle, proprio quando era il momento di parlarle. Sapete perchè l’Italia ha perso mondiali su mondiali ai rigori? Esatto. Una mente troppo fervida era già lì a immaginarsi il giro di campo di Baggino con la Coppa del Mondo in mano. Quella volta che, con dolorosi sforzi, ha evitato di pensare a come sarebbe stato vincere un mondiale, si è finalmente scesi tutti in piazza. Niente eiaculazione precoce, Coppa per tutti. Dovreste ringraziarmi.

Anche quella telefonata di fine novembre dovrebbe ringraziare il preservativo ritardante che ho fatto indossare al mio cervello, sebbene si sospetti un caso di atrofizzazione del muscolo. Quando sembrava che la mia vita stesse prendendo tutta un’altra piega, imboccando un lungo tornante, quando nemmeno mi ricordavo ormai come si faceva a pregustare l’Attimo in cui tutto cambia, e avevo iniziato a pensare che gli Eventi formassero un Club di cui non possedevo la tessera, è arrivata una telefonata. Perchè le cose succedono, che tu le voglia o meno.

(13 – continua)

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