Oasis – I’m outta time

(Canzone numero 12 de La gigantesca scritta 2008 – Fa un certo effetto, per una serie di motivi, citare ancora gli Oasis nel 2009. Suppongo che il tempo sia scaduto anche per loro.)

Ascolta: OasisI’m outta time

Guess I’m out of time
I’m out of time
I’m out of time
I’m out of time
I’m out of time

Ciao, ti scrivo qualche riga mentre aspetto di uscire. Mi hanno invitato a una cena di compleanno, ma non facendo in tempo nemmeno per il dolce, li raggiungo dopo quando hanno deciso dove andare. Nel frattempo ti scrivo un po’, non ti vedo online da settimane ormai, sarà che lavori troppo. Pure io in effetti, dormo poco ho sempre sonno e ho iniziato pure a prendere i caffè. Quand’è che abbiamo iniziato a diventare adulti?

Boh è che proprio non sono ancora riuscito ad ambientarmi dopo che sono ritornato in questa cazzo di città. Galway è tutta la nostra vita, e forse proprio per questo ci sta così stretta… Ed è quasi inutile che lo venga a dire a te che sei rimasto qui come praticamente tutti della nostra compagnia. Saresti dovuto partire subito dopo la laurea come ho fatto io, te l’ho sempre detto cazzo. Addio a tutto quello che era stato fino a quel momento, via da questa cazzo di Irlanda e dal suo fottuto verde dappertutto. Dove sono i colori?

Io volevo i colori, e non me ne fregava nulla di fare la specialistica in economia. Ho provato a cercare lavoro, ma cercano tutti “laureati con esperienza”, è assurdo. Potevo trasferirmi a Dublino in qualche agenzia di assicurazioni ma sarebbe stato mettere il primo chiodo alla mia bara. E tutti quei corsi di specializzazione, dove ti insegnano ad essere ancora più bravo in una direzione, facendoti dimenticare tutto il resto, servono solo a renderti più appuntito, peccato che non hai nessuna parete in cui piantarti. Questo paese per vecchi non ha pareti per noi, e io non so che farmene delle tradizioni o del calcio gaelico. Io volevo i colori, ed ero stanco di tutto queste verde. Se non avessi comprato quel biglietto proprio in quel giorno, non me ne sarei mai andato via da qui, e non avrei mai vissuto l’anno migliore della mia vita.

Non te l’ho mai confessato finora, però è così. Mi manca Milano, mi mancano i miei colleghi di lavoro puzzoni e mi mancano gli italiani che mi prendevano in giro per i miei capelli rossicci. Mi manca tutto, anche il traffico alle 7 del mattino o la finestra della mia stanza con vista sull’autorimessa.
Avevo trovato un lavoro, dei nuovi amici, ero tornato a uscire e a ubriacarmi con gente sconosciuta. Che cazzo di accenti, erano buffissimi, e alcuni bevevano pure più di me… Stavo per iscrivermi all’università, un master alla Bocconi, quando è finito tutto, di botto. Richiamato a Galway da una telefonata più convincente di una serata alle Colonne. Forse avrei dovuto riattaccare, però almeno ora ho una malinconia da accudire, e qualcuno da maledire. Quand’è che sono diventato adulto?

Adesso qui al lavoro è uno stress continuo, sai quando inizi e mai quando finisci. Sei in balia di persone più paracule di te, che è difficile. La maggior parte dei pomeriggi esco dall’ufficio che tutti i cazzo di negozi sono chiusi… odio Galway e i suoi orari prestabiliti dal passato. Penso che mi iscriverò in palestra, fuori fa troppo freddo per andare a correre sul fiume. E per il resto… Non c’è nient’altro. Mi porto appresso la malinconia di quello che è stato, di me che rido felice sui Navigli circondato da gente che avevo conosciuto appena poche settimane prima. Circondato dai colori, delle loro facce, dei palazzi, delle insegne. Milano era grigia, sì. qui invece il grigio c’è solo in cielo e non si riesce mai a toccarlo. In Italia potevo toccare il grigio appoggiando una mano sul muro sporco di un palazzo. Potevo toccare la sporcizia, è così che ci si riesce a sentire belli. Sporcandosi. Mi manca quella città, la stanza minuscola che ho lasciato, i cornetti che prendevo caldi ogni mattina.

Però non ho il coraggio di ripartire. Di smettere di essere adulto quando ho appena iniziato. Dovrei spiegare troppe cose, a troppe persone, e personalmente ho finito i perchè quando sono salito su quell’aereo ormai più di un anno fa. Ho smesso di farmi domande, e di rispondere a quelle che ci vengono poste dalla nostra famiglia e da questo cazzo di paese. Se vuoi un consiglio spassionato, amico mio: vattene via, finchè sei in tempo.

(12 – continua)

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3 risposte a Oasis – I’m outta time

  1. Goldo scrive:

    Sei un mito cazzo!!!
    Sei un mito da panico

  2. Attimo scrive:

    In effetti ci vuole coraggio per ritirar fuori gli Oasis.

  3. Alessandra scrive:

    quello che hai scritto sembra il prologo stupendo di uno stupendo romanzo moderno. pensaci 😉

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