Portishead – The Rip

(Canzone numero 11 de La gigantesca scritta 2008. Pezzo della madonna, ascoltato per la prima volta in macchina dal socio TheEgo. Perciò questo post l’ha scritto lui. Grazie)

Ascolta: PortisheadThe Rip

Wild, white horses
They will take me away
And the tenderness I feel
Will send the dark underneath
Will I follow?

Non era esattamente nel suo mood. Così pensava Bruno mentre superava in Erbarìa gli ostacoli delle dieci del mattino, fatti di bancarelle di maschere, ambulanti del pesce, vecchiette con la spesa, turisti fotografanti, passanti, residenti, perditempo, pendolari. Attraversare la zona attorno al Ponte di Rialto ogni mattina non era impresa facile e necessitava della musica giusta per coordinare ogni colpo di batteria con un passo verso sinistra, uno verso destra, uno doppio. Divincolarsi nel traffico a Venezia è un’arte che si apprende con il tempo: ogni decisione va presa passo dopo passo scegliendo il migliore instradamento tra il punto A, dove ci si trova, e il punto B, diciamo un metro più avanti, valutando in tempi infinitesimi ogni possibile opzione e calcolando meglio di un’intelligenza artificiale quali imprevedibili spostamenti possano fare le persone che ci vengono incontro.

Non era proprio il brano adatto che l’iPod azzurro trasmetteva in quel momento, una soleggiata e tiepida giornata di maggio. Troppo cervellotica ed elettronica. C’era bisogno di un brano veloce e ballabile, qualcosa di melodico e canticchiabile con allegria, per danzare sulle punte e scartare il portaborse, il garzone, la signora, il fruttivendolo con a-g-i-l-i-t-à. Non di sicuro quella lagna con quel giro tRip di sottofondo e poi, in fondo, chi li aveva mai cagati in passato loro? Bruno conosceva al limite un paio di brani soft, un perfetto sottofondo per una vasca da bagno rilassosa e niente di più.

* * *

All’uscita di Third, terzo disco in studio dei Portishead dopo oltre dieci anni, Tom era letteralmente elettrizzato. Li aveva adorati quando era più giovane e non gli pareva vero un ritorno sulla scena dopo tanto tempo. Nel mentre erano passate talmente acque sotto i ponti che lui da ragazzo schivo e sfigato, un freak qualunque della provincia britannica con un difetto congenito all’occhio sinistro, era diventato il frontman della più osannata e consacrata band planetaria. Non era più lui ad andare ai concerti dei Portishead. Erano loro piuttosto, a venire ai suoi. Quando Tom con i suoi amici – invero borderline pure loro, dal batterista dalle sembianze da serial killer ai fratelli Jonny e Colin dall’aria consumata e paranoide – saliva sul palco, riempiva piazze, stadi, palazzetti, giornali e tv, polverizzando record di vendite, spiazzando i fans con sonorità a volte nuove, controcorrente e inventandosi ogni volta un modo per essere il più originale e creativo leader di una fottuta band post rock.

Così intRippato per il disco dei Portishead una sera di maggio Tom è in tournee con il gruppo nel Missouri, negli Stati Uniti. L’aria è calda, si può finalmente girare in maglietta e bere una birra con l’aiuto fonico sul palco mentre si fa il check nel pomeriggio. Tutta St. Louis attende, fuori dai cancelli, l’arrivo della sera e il concerto a base di vecchi successi e una manciata di nuovi pezzi usciti da quel magnifico disco arcobaleno.

Tom finisce la birra poi chiama Colin, tira un grosso respiro, chiude gli occhi e dopo cinque interminabili secondi di pausa sentenzia: facciamo The Rip. Quello non capisce e guarda Jonny. Nel check, spiega, suoniamo The Rip dei Portishead. La gente in fila fuori applaude per l’inatteso regalo, Tom è rapito da se stesso che esegue la nenia perfino meglio di come i Portishead stessi potrebbero fare. Niente elettronica, niente gingilli, solo voce e chitarra acustica, scarnificando quel suono industriale e postmoderno tipico del gruppo di Bristol fino a renderlo una ballad qualunque da suonare sotto le stelle con gli amici. Come appagato dopo l’esecuzione, Tom finisce il check e va a cena con la moglie, in qualche ristorante minimal della metropoli dove fare il pieno di carboidrati e vitamine.

La sera, terminato il concerto, un ovvio successo tutto esaurito da mesi, Tom è solo nei camerini, che in America chiamano backstage, ma che in questo caso sono proprio camerini, in quanto al chiuso e arredati alla bisogna. E’ scazzato, ha un momento di stanca e malinconica terribile dovuto a troppa euforia, una sbornia paranoica tipica dei geni incompresi o dei matti da legare. Chiama Jonny, gli dice: prendi la chitarra, dai. Quello lo manda affanculo, mi sto fumando una paglia, dice, non mi rompere le palle. Tutto questo dovete immaginarlo con accento britannico, ovvio, non sono mica borgatari del basso Lazio. Comunque Tom ha un’idea, è agitato come un bambino così Jonny finisce la paglia, la getta nel secchio pieno d’acqua ai suoi piedi poi lo segue. C’è un divanetto con una pianta nel camerino, un tavolino comprato da Walmart da pochi dollari e sopra il Mac di Tom acceso. Tom fa un cenno a Colin e gli dice: tu accendi la videocamera e Riprendi. Poi apre un file dal desktop con il testo di The Rip. Seguimi con questa chitarra, spiega a Jonny che si accomoda sul divano senza averne per le palle. Non siamo un po’ cresciutelli per fare i video Tom? rimbrotta lui. Ma Tom è su un’altro pianeta e vuole suonare The Rip a tutti i costi perchè è esaltato da prima, dal check del pomeriggio dove era uscita piuttosto bene, e non si capisce se vuole rivedersi nel filmino con i parenti il giorno di Natale o abbia un tRip momentaneo di cinefollia. Fatto sta che i due iniziano a suonare, Jonny non ne ha mezza, si vede, ma non sa che quel filmato sarà messo su Youtube e sul loro sito e sarà visto da oltre cinquecentomila persone. Ad un certo punto sembra quasi addormentarsi ma riesce a proseguire fino alla fine dando il meglio come al solito. Comunque, il video è questo:

Inutile dire che esce un gioiellino e la versione acustica di The Rip sia quasi meglio dell’originale, un omaggio riuscito e in poche ore Ripreso in lungo e in largo per la rete creando un vero e proprio caso. Pochi giorni dopo Adrian Utley, il chitarrista dei Portishead in persona, mica un fan qualunque, chiama Tom e si complimenta dicendo riguardo il filmato qualcosa tipo “such a buzz”, che in italiano suonerebbe a seconda dei luoghi un po’ come: che fatta bazza! Oppure: che cazzo di ficata!

* * *

Nemmeno una settimana dopo quella passeggiata tra il trambusto veneziano ascoltando The Rip, Bruno ricorda di aver sentito parlare del filmato di Tom dal solito blogmusicalediriferimento.net. Quando lo guarda, essendo anche lui come i Portishead un fan del gruppo di Tom, ne rimane profondamente colpito. Si ritira nella stanza da bagno, ci medita su quei 20-25 minuti sulla tazza finchè le gambe non si addormentano completamente e quando esce ha realizzato: The Rip è un Signor Pezzo. Così lo riascolta in versione originale, e poi ancora e poi ancora, e il giorno dopo, camminando tra le calli e le botteghe del capoluogo veneto capisce che è il mood perfetto per quelle giornate di sole, che è il ritmo giusto su cui non inciampare, il ritmo giusto per cantarci su e per lasciarsi trasportare dall’intRippante giro di sottofondo. Capisce anche, ma alcuni mesi dopo, che è tra i pezzi che hanno reso migliore questo 2008, nei limiti del consentito certo, e che merita un posto tra questi scritti di fine anno nel blog del suo amico. Così verso la metà di gennaio, trovando tempo e voglia, scrive questo lungo post che ora volge alla sua naturale conclusione, essendo esaurito l’argomento della narrazione.

(11 – continua)

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Una risposta a Portishead – The Rip

  1. Attimo scrive:

    Per un attimo ho pensato che il blogdiriferimentomusicale esistesse davvero.

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