Bugo – C’è crisi

(Canzone numero 4 de La gigantesca scritta 2008. Dice già tutto lei.)

Ascolta: BugoC’è crisi.

C’è crisi!
Dappertutto si dice così
E lo leggo sui visi
Non è colpa solo del lunedì
Sono nutellate di deliri
E code e colpi di tosse
E tu non piangi e non ridi
Vivi come se niente fosse

Tra le storie del 2008 ce n’è una che non è ancora stata raccontata su questi schermi. Rimedierò ora.

E’ la storia di alcuni semini marchiati Adidas trovati in allegato a una rivista. Semini che avrebbero dovuto essere piantati in primavera, ma furono dimenticati in uno zaino per parecchio tempo, prima di essere tirati fuori in luglio inoltrato, quando non era più tempo di innaffiare vasi ma di sgomberare i balconi.
Ma è anche la storia di sette mesi infilati in un congelatore, scaduti oltre la naturale data di scadenza e perciò ormai non commestibili. Senza diritto di recesso.
Infine, è la storia di una precarietà dapprima cercata, poi subìta e quindi diventata cronica. La storia di due imprenditori di loro stessi a cui la banca più malfamata non avrebbe concesso nemmeno l’agenda di fine anno. Gente professionista e seria, che sapeva bene come sprecare il proprio tempo.

Il piano di battaglia segnato su un tovagliolo di un pub, delineava le strategie-guida del progetto: macchie di mascarpone colato dal cucchiaio definivano i punti cardine, che sarebbero stati sicuramente seguiti scrupolosamente. “Ma qui non c’è scritto nulla!”, avrebbe obiettato il terzo incomodo seduto al tavolo, subito rimbrottato dai Giovani Imprenditori: “Come, non le vedi le macchie? Noi usiamo un nuovo linguaggio!”. Già presagivano il Botto.
Così procedevano, partendo dalla macchia gialla più grossa: i Contatti. Tutto si basava sulla fitta rete di relazioni intessuta negli anni precedenti, che ora avrebbe fruttato un sacco di opportunità. Un sacco di telefonate. Un sacco di telefonate a vuoto. Però non demordevano, il Botto era lì dietro l’angolo. Dovevano farsi conoscere, farsi venire in mente nuove idee, far girare il proprio nome. Ma prima occorrevano le Basi.
Le macchie iniziavano a scolorirsi con i primi caldi, e questo nuovo linguaggio non si riusciva più mica a leggere tanto bene.
Si rimboccarono le maniche, anzi andavano a lavorare direttamente in ciabatte e maglietta, nel loro studio con vista giardino. Lì dentro le giovani menti tentavano di smentire i luoghi comuni sulla Provincia che non offre opportunità, sull’Italia che non offre opportunità, sull’Universo Intero che non offre uno straccio di opportunità. Possibile che la Galassia non sapesse leggere le macchie di mascarpone? Erano così chiare e dicevano praticamente tutto.
Dicevano che loro avevano le idee, erano dell’età giusta, disponevano di competenze trasversali, usufruivano di ingenti risorse. Erano tutto quello che gli altri non sono.

Tra un template su WordPress e una cartolina promozionale, si procedeva così, infarciti di Rassicurazioni ottenute in autostrada, perplessità affiorati sopra un ponte sul Bacchiglione o sul Reno Europeo, subito ricacciate indietro al primo casello incontrato.
Le hanno provate quasi tutte, e in quel quasi ci sta tutta la differenza tra il fallimento e il rimpianto. Una barca salpata con una falla enorme, solo per il gusto sadico di provare a metterci una pezza mentre intanto l’acqua continuava a entrare. Perchè l’importante è partire, non importa come. Mesi passati a inventarsi gli slogan motivazionali più concreti e assurdi possibili. La crisi è un’opportunità. Se affondiamo ora, affondiamo per sempre. Stiamo facendo quello che ci piace fare. Dobbiamo inventarcelo, il futuro.
Però l’elenco di macchie terminò ben presto. Rimaneva solo la parte pulita del tovagliolo, ed era bianca. Vuota. Si poteva al limire utilizzarlo per un addio sui binari.
Più passavano i giorni infruttuosi, più ci si trasformava in agenzie di promozione di prodotti scaduti. Dove si tentava di evitare la chiusura affidandosi alla botanica elargita dalle edicole. Poteva una piantina incarnare lo spirito imprenditoriale e rappresentare il simbolo della rinascita? Furono Liberi Professionisti fino in fondo, decidendo di credere anche alle proprie bugie. Dalla terra bagnata dopo settimane spuntarono timide creaturine verdi. Dai pochi e non affezionati clienti arrivarono timidi bigliettini blu, rossi, gialli. Per farne spuntare altri sarebbero serviti impianti di irrigazione efficaci, ma tutta l’acqua usciva dalla falla nella barchetta.
Iniziarono le mattine in cui si ritrovavano seduti in tre al tavolo di lavoro: loro due, più le Perplessità, appollaiate sui loro portatili si fissavano reciprocamente. Qualcuno che non indossava gli occhiali da sole, finì per rimanerne ipnotizzato, qualcun altro assistette impotente alla scena. Finisce qui questa storia, senza un preavviso, una storia senza trama in cui le piante crescono senza sbocciare fiori. Stanno là, sul davanzale di una finestra, verdi e nude, senza che spuntino petali. Incapaci di riprodursi, finchè passerà la donna delle pulizie e getterà il vaso nell’immondizia.
Boom.

Tutta colpa della Crisi, della Provincia, dell’Italia, dell’Universo Intero.

(4 – continua)

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Una risposta a Bugo – C’è crisi

  1. Simur scrive:

    Il botto prima o poi arriva sempre! Mai smettere di credere! A 26 anni suonati mi trovo ora ad osservare ragazzini che a 21 anni hanno idee di speranza, girano il mondo in cerca di esperienze. Si fermeranno mai? Capiranno mai che ad un certo punto un’esperienza è il caso di farla diventare realtà? Non so, io ho 26 anni e sono ancora a piantare esperienze, sboccerà mai un fiore? Non so, ma non smeto di credere! Buon Anno compare!

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