Baustelle – Il liberismo ha i giorni contati

(Canzone numero 3 de La gigantesca scritta 2008. Mp3 consumato.)

Ascolta: BaustelleIl liberismo ha i giorni contati

Vede la Fine in me che spendo soldi e tempo in un Nintendo dentro il bar della stazione e da anni non la chiamo più.

Se scrivo questa inutile mail, Anna, è perchè mi sento come sempre impotente di fronte alle tue azioni, qualunque tono indossino io non riesco mai a capirle, ad afferrarle. A reagire come meriterebbero. Da dove ti trovi adesso, ti arriva solo un eco dissonante, che mal recepisci o recepisci male, cambia poco e cambia tutto.
Non cambia mai niente, questo sì.

Sono passati nove mesi da quella volta che ci siamo incontrati all’assemblea. Tu prendesti la parola verso la fine, per dire in cinque minuti quello che in due ore le scimmiette non erano stati capaci di sviscerare. Mi hai pure indicato, puntandomi il dito addosso per ricordarti che sarei stato io la tua prossima vittima. Sono caduto al suolo immediamente, anche se avresti lasciato passare settimane prima di ritirare il cadavere. Hai aspettato che mi infilassi prima nel tuo blog, poi nel tuo twitter, successivamente nella tua mail e gran finale su Facebook. Eravamo amici, finalmente, senza che ci fossimo ancora rivisti. Quando ti ho fatto notare la cosa, hai voluto subito rimediare all’incongruenza, per poterne creare un’altra ancora più anomala: la storia tra noi due.
Pensavo che nessuno mi avrebbe mai baciato fuori da una cabina elettorale dopo un voto nullo. Credevo che non avrei mai fatto l’amore sopra a un pavimento ricoperto dai nostri curriculum vitae. E non avrei mai sospettato che sarebbe stato eccitante nascondere libri di Baudelaire nelle borse degli sconosciuti sul tram.

Tu mi hai fatto credere che per essere felici, bisogna odiare le persone e sopratutto se stessi. Ci sei riuscita piano piano, tra un capodanno passato in casa a guardare Blob sorseggiando vino bianco, e percorrere l’A1 innevata con i freni guasti. Però è arrivata la primavera, ed io ero sufficientemente distrutto. E tu eri contenta, per la prima volta dopo tanti anni, perchè finalmente avevi incontrato qualcuno più disperato di te. Anzi, l’avevi addirittura creato con le tue mani e le tue storie sul capitalismo che ci stava crollando addosso e che la fine del mondo come l’avevamo conosciuto avrebbe inghiottito per sempre noi e le nostre cazzo di borse Dior. Eri contenta perchè io stavo più male di te. Perchè, Anna, tu sei una maledetta stronza.

Io ho lasciato il lavoro perchè ero pronto a fondare la nostra comune in campagna, al riparo dalla catastrofe inevitabile e dai miei sogni, per realizzare i tuoi fottuti incubi.
Stronza puttana.
Fino a quando non arriva l’estate, il vento cambia e piomba quell’altro che vuol fare il finto missionario in Africa. Li ho visti, i tuoi occhi, quando ha nominato la parolina magica: Africa. Hai smesso di rispondermi al telefono, mi hai bloccato su msn, hai smesso pure di andare ai tuoi fottuti aperitivi equo-solidali. Avevi già il biglietto del volo in tasca, l’ultima sera in cui ci siamo visti.
Ti avrei spinto sotto i binari della metropolitana, cara Annina. Vittima stessa dei tuoi fantasmi, mi hai consumato come il peggiore capitalista, e mi hai buttato via quando era giunto il momento di andare a colonizzare un’altra fetta di pianeta. Per cospargere con il diserbante del tuo ego la savana e i leoni e che cazzo ne so.
Ci ho provato a capirti, ti ho inseguito fin dove mi hai concesso di seguirti. Non ti sei mai voltata indietro. Ti scrivo adesso e poi basta, mai più, tanto non mi risponderai nemmeno stavolta. E allora voglio solo farti star male. Volevo solo annunciarti dal mio nuovo telefonino che ho comprato col mio nuovo stipendio del mio nuovo lavoro, prima di rientrare nel mio nuovo monolocale, che alle prossime Europee, voterò PD.

Non tornare mai più da dovunque tu sia finita, perchè il mondo andrà avanti lo stesso senza le Anne e le loro fottute bugie.

(3 – continua)

Questa voce è stata pubblicata in Lettere, Linea d'ombra, Songs e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Baustelle – Il liberismo ha i giorni contati

  1. Alessandra scrive:

    “stronza puttana” è perfetto. un bel crescendo 😉
    e anche “ti avrei spinto sotto i binari della mentropolitana, cara Annina”. clamoroso.

    baci

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *