Lei non sa chi sono io

Martedì scorso, su una banchina di una stazione emiliana.

Stavo fissando il tabellone delle partenze dei treni per cercare di capire da quale binario sarebbe partito il regionale per Forlì, quando una ragazza dotata di giubbotto catarifrangente mi chiede se può farmi qualche domanda.
Certo che puoi, possiamo anche prendere il regionale per Forlì assieme e magari scendere alla fermata dopo.
Invece vuole solo sapere quale treno dovrò prendere, da che stazione provengo e quale sarà la mia destinazione. Mi chiede cosa faccio nella vita (disoccupato) e il motivo per cui sto viaggiando (vado a fare un colloquio, tutto torna no?). Lei mi ringrazia, io ringrazio lei per aver riempito cinque minuti della solita attesa del solito treno in ritardo, peraltro scomparso dai binari, dai monitor di servizio e immagino dall’intera pianura padana.

Poi la ragazza col giubbotto giallo evanescente punta un signore abbastanza anzianotto, rubicondo e col berretto dei primi freddi. Ha la pancia e lo sguardo di uno che da bambino rubava caramelle (agli altri bambini). Poco fa l’avevo sentito canzonare (umiliare) il povero macchinista, lamentandosi che era inconcepibile che un treno scomparisse così dal nulla nella pianura padana. Io, al posto della intervistatrice, ecco, come dire, avrei persino evitato di chiedere l’ora al vecchietto paffuto, ma l’incauta si fece avanti, e venne canzonata (umiliata) pure lei.

Alla domanda fatidica, il motivo per cui stesse viaggiando, l’anziano non raccontò i cazzi propri come aveva invece fatto l’ingenuo disoccupato (io), ma oppose un fermo rifiuto. “Sono affari miei, signorina“.
La ragazza però insistette, proponendogli addirittura un ventaglio di alternative: Lavoro? Turismo? Motivi familiari? La risposta multipla fece scattare l’indignazione paffuta: “Signorina, le ripeto che sono affari miei. Lei la conosce la legge sulla Privacy? Signorina la privacy, se la faccia spiegare dai suoi superiori, e non si permetta di chiedermi gli affari miei. Signorina, non le vengo certo a raccontare la mia vita, a lei. Grazie può bastare così“.

Signorina.

Stamattina, in una cameretta emiliana.

Un numero privato squilla al mio cellulare, di solito non rispondo ai numeri privati (odio le disparità) ma è un periodo in cui potrebbe anche essere una famigerata offerta di lavoro, e dunque mi tocca rispondere. Con mio profondo sbigottimento scopro che non si tratta di lavoro ma di una squallida offerta da parte di Vodafone. Strano, penso, si son messi anche a chiamare direttamente sul proprio cellulare, gli infamoni. La cosa mi infastidisce, e questo allenta di molto la mia proverbiale cordialità (remissione) che tengo di solito al telefono. La ragazza in questione mi chiede quanto pago di bolletta del telefono fisso con Telecom. In quel momento mi riviene in mente la scena di una settimana fa, l’acuta risposta del vecchio. Senza nemmeno pensare se avesse o meno un fondamento giuridico, voglio provare che effetto fa sentirsi vecchi e irremovibili. Mi butto: “Sono dati personali, se permette“.
Il tono della ragazza si fa risentito (scazzato): “Beh, le ho solo chiesto quanto spende di bolletta, non mi pare un dato sensibile“.
C’è la privacy… sono questioni mie le mie bollette e quanto paga… la privacy“. Così, butto lì la paroletta magica. Mi sento vecchio, irrevomibile. Privacy, signorina: il colpo del ko.
La sventurata incalza: “Non mi pare che le stia chiedendo chissà cosa… lo vogliamo sapere per dimostrarle che lei potrebbe spendere molto di meno… Le telefoniamo per proporle un’offerta a suo vantaggio“.
Privacy. Glielo ripeto.
Va bene faccia come crede… dica piuttosto che non è interessato invece di tirare fuori questioni come la privacy… volevamo solo esserle d’aiuto“.
Buongiorno“, chiudo io. “Buona giornata a lei“. Clic. Vecchio, irremovibile e pure ingrato, secondo Mamma Vodafone che veglia su di me.

Clic.

Strana sensazione quella di avere ragione. O quella di sentirsi vecchio. O entrambe: nell’esperimento, mi sono confuso. Alla fine mi sentivo solo un povero stronzo.
Mi sa che la prossima volta riattacco direttamente e basta.

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6 risposte a Lei non sa chi sono io

  1. TheEgo scrive:

    Sei proprio stronzo! 😀 Non hai visto Tutta la vita davanti di Virzì? Porelli sti qui… falli parlare e poi digli che non ti interessa o che spendi già meno di quanto offrono loro. Spero che di questo commento non vengano usati i miei dati sensibili grazie. Ci tengo alla mia privacy! uaz uaz uaz

  2. Alessandra scrive:

    posso dire la mia? questa storia della privacy mi ha rotto. è corretto addurre alla privacy, ma noto che troppo spesso se ne fa abuso. e bastaaaaaaaaa! ma sputtanatevi un po’ tutti, dai! iniziamo a dire le cose, iniziamo ad essere più sinceri col mondo! tanto, siamo tutti intercettati…

    eh, Fabio, hai fatto benissimo con la tipa della Vodafon. anche i gestori telefonici hanno rotto. paghi di meno, di più. poi sono tutte balle. sono cavoli miei quanto spendo di bolletta. ora vogliono pure farci i conti in tasca…

  3. Silvia scrive:

    poveri operatori…e infatti nessuno di loro dura più di qualche mese un call center (o almeno non quelli che conosco io). nonostante io lo sappia, avrei fatto la stessa cosa che hai fatto tu. come ci ha imbruttiti questo nuovo millennio…

  4. Barto scrive:

    Anche a me hanno telefonato! Mi hanno chiesto se pago il canone Telecom ma io ho detto che ho una flat con Fastweb e il ragazzo non ha trovato ulteriori argomentazioni e, con malcelata delusione, ha riattaccato…
    Comunque bel blog, mi piace molto già dal titolo 🙂

  5. alicesu scrive:

    L’altra sera, all’estragon, a vedere gli afterhours, c’erano un sacco di ragazzini.
    Tutti questi ragazzini fumavano. Nel locale.
    Io odio il fumo. Non lo sopporto.
    Ho chiesto a una tipa di smettere di fumare, l’ha fatto.
    Ma dopo un po’, ho urlato, alle mie amiche: porca troia, ora chiamo i carabinieri!

    Ecco, lì ho notato che l’età era avanzata. Definitivamente e senza possibilità di tornare indietro.

  6. Attimo scrive:

    L’Estragon è il locale migliore per chi vuole fumare, l’impunità è garantita 😛
    Già, non c’è più niente da fare per noi 😀

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