L’onda riformista

Sabato sera la superstrada finisce e la coda inizia puntuale. Il mio Sufjan Stevens si intimidisce in mezzo ai subwoofer altrui e abbasso un po’ il volume. La Romea estiva è una sicurezza, non delude mai, ci trovi esattamente chi ci devi trovare. Mi chiedo chi me l’ha fatto fare, come sempre, eppure sono lì, a fare il guardone dentro gli abitacoli delle macchine in coda, a fissare sbilenco sbilenchi specchietti retrovisori.
In bici un grullo biondo mi taglia la strada ma è lui a dirmi: “You’re crazy”, e mi viene da sorridere, “è una maledizione” (cit.), un ritornello ormai che conclude la settimana della follia certificata, e mi tocca di ribattergli con un italianissimo YES. Si ritorna a casa gridando inspiegabili “Te amo Irina” a fuoriserie laccate di bianco popolate da curiosi insetti bianchi con la criniera bionda.

La mattina dopo è “mare atto secondo”, questa volta tento un approccio diverso, una primizia, salgo in bici imbottito di abbracci inzuppati nel latte e francamente un po’ timoroso. Buco ovviamente, a Masi Torello la camera d’aria sfiata e mi viene da piangere mentre riparo la gomma a bordo strada. La pompetta a mano è rotta. Un Circolo Arci si vede arrivare un ciclista della domenica a implorare atmosfere, ci pensa l’anziano ex-ciclista che ha corso per 9 anni e lui sì che se intende, mi rifocilla di bar, io ringrazio ma dopo poco scopro che era tutta una finzione, un ricordo, i bar sono appassiti, le ruote semisgonfie, i km per arrivare a mordere una piadina ancora troppi. Più vado avanti più vado piano, inesorabilmente, il sole picchia, ci si mette anche il vento a sbattermi in faccia l’ormai classico “ma chi me l’ha fatto fare”. Ho le allucinazioni, scaccio via con la mano fastidiosi e immaginari compagni di viaggio, non mi sento stanchissimo, semplicemente non pedalo, lo sciopero della buona volontà, della Pazienza che ogni domenica inseguo in bici e ne trovo sempre troppo poca. Perchè la strada finisce sempre prima che mi arrenda, o che mi convinca a non scendere dalla sella. Bizzarri pensieri casuali mi conducono fino a Comacchio, ad attendermi il Prodiano. Il mare fa pena, ma mi ci butto quasi convinto. Sembra quasi che finalmente prenda sul serio una banale domenica estiva, con tutte le casualità tipiche del caso. Le piadine non mangiate, la doppia razione di gelato, la macchina fotografica al collo, e avanti con il generatore casuale di dettagli insignificanti (e perciò fondamentali).

Il mare è di un melmoso che raramente ne ho visti di peggiori nella mia rarefatta carriera marittima. Non si preoccupa nemmeno di dare una parvenza di “verde” all’acqua, ma vira decisamente su un colore stile “infuso”: un caffellatte alla menta. E’ ondoso tuttavia, le onde ci spingono lontano dai nostri asciugamani e dai nostri discorsi sulle ragazze. La deriva verso sinistra e la frenesia del mio interlocutore, in contrapposizione al mio stare fermo “come un semaforo” di prodiana memoria, mi fa immediatamente realizzare che sono piombato in una simulazione di partito democratico. Le correnti forti tendono ad allargare il fronte del partito, a dilatarlo in una pericolosa nostalgia di alleanze infinite, dall’estrema sinistra all’estremo centro. Cerco di richiamare a se il mio compagno di spiaggia che non sta fermo un attimo ma non va da nessuna parte, rivelatosi al dunque rutelliano e confermando perciò la sua angosciante natura centrista. Dove è finita l’ondata riformista? Eppure le onde ci sono, le prendo a pugni gridando al vento tutto il mio desiderio di riformismo, rivendicando la vera anima del partito ormai persasi tra i frangiflutti di una sconfitta che dura tutta i giorni, che non finisce mai e diventa routine. Dove è finito il mio partito democratico, la risposta riformista ai problemi strut-tu-ra-li del paese, della mia città, del mio cuore e delle mie spalle bruciate dal sole delle valli? E’ un’onda riformista quella che mi entra nelle orecchie e in gola, facendomi tossire, oppure è il mantello giustizialista berlusconiano? Non lo so, non riesco a capire, maledico i centristi che hanno snaturato il riformismo succhiandoli energie e dignità, e nel dubbio mi ci fiondo, contro l’onda, il Rutelliano non capisce, si gratta la pancia incipiente, si volta dall’altra parte blaterando imbarazzato “dai che la gente ti sente”. Guardo l’onda, guardo tutte le onde che mi stanno arrivando contro. Dimmi onda che sei riformista, dimmi che tra noi due almeno uno non farà la fine di Veltroni.

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3 risposte a L’onda riformista

  1. Alessandra scrive:

    io a Veltroni ho creduto poco fin dall’inizio. non è che proprio mi ispirasse simpatia. ne ho avuta di più per Di Pietro e infatti non mi delude. Come ha sottolineato BLOB ieri sera, Di Pietro sta facendo un Assolo straordinario in un contesto politico effettivamente melmoso, come il mare in cui ti sei tuffato…

  2. Attimo scrive:

    Il mare era un pretesto per lanciare la metafora politica :-), ma riportandoci alla realtà credo che Di Pietro vada bene sì, per un assolo, ma per un intero concerto è francamente impresentabile…

  3. Alessandra scrive:

    impresentabile? forse no 😉 forse qualunque cosa è meglio di quella melma.

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